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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-21T04:55:00+00:00</updated>
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    <title type="html">Sorpresa, Linus Torvalds apprezza l’interfaccia grafica di Chrome OS</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-05-05T18:00:43+00:00</published>
    <updated>2012-05-05T18:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>window-manager</dc:subject><dc:subject>chrome os</dc:subject><dc:subject>chromebook</dc:subject><dc:subject>interfacce grafiche</dc:subject><dc:subject>linus torvalds</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Linus Torvalds possiede un Chromebook e ha appena aggiornato l’interfaccia grafica di Chrome OS ad Aura, che sostituisce il window manager dedicato esclusivamente al browser. La reazione del creatore[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9921/sorpresa-linus-torvalds-apprezza-linterfaccia-grafica-di-chrome-os"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/chromebook.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Chromebook" />Linus Torvalds possiede un <a href="http://www.google.com/intl/it/chromebook/">Chromebook</a> e ha appena aggiornato l’interfaccia grafica di Chrome OS ad <a href="http://code.google.com/p/chromium/wiki/Aura">Aura</a>, che sostituisce il <em>window manager</em> dedicato esclusivamente al browser. La reazione del creatore di Linux è sorprendente: la soluzione di Google gli piace, a differenza d’altri «peggiori desktop» che potrebbe citare — GNOME Shell.</p>
<p>La nuova <em>dock</em> a comparsa e le gestualità del <em>touchpad</em> configurabili su Chrome OS hanno raccolto l’approvazione di Torvalds che non ha perso l’occasione di criticare le scelte degli sviluppatori di GNOME 3: le stesse caratteristiche sono state rimosse dal <em>desktop environment</em>. Infatti, erano considerate confusionarie e poco sfruttate.</p>
<p>Torvalds pensa che il nuovo approccio di Aura possa funzionare. Si riferisce, in particolare, alla possibilità d’avviare le applicazioni a tutto schermo anziché in una finestra del browser. Quest’ultima caratteristica è piuttosto simile ai programmi predefiniti adottati da GNOME 3.4, però Torvalds non accenna a salvare GNOME Shell.</p>
<p>Via | <a href="https://plus.google.com/102150693225130002912/posts/EBgLFSHEFAK">Google+</a></p>
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    <title type="html">Google ospita un mirror di kernel.org per Asia, Europa e Stati Uniti</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-26T09:00:09+00:00</published>
    <updated>2012-04-26T09:00:09+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>android</dc:subject><dc:subject>codice sorgente</dc:subject><dc:subject>google code</dc:subject><dc:subject>kernel.org</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Google Code ha realizzato un mirror di kernel.org, il dominio che ospita i sorgenti del kernel di Linux e altri repository fondamentali — ad esempio, il codice di Ext4 e Btrfs. La decisione,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9871/google-ospita-un-mirror-di-kernelorg-per-asia-europa-e-stati-uniti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/tux_05.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Tux" /><a href="http://code.google.com/">Google Code</a> ha realizzato <a href="https://kernel.googlesource.com/">un <em>mirror</em> di <code>kernel.org</code></a>, il dominio che ospita i sorgenti del kernel di Linux e altri <em>repository</em> fondamentali — ad esempio, il codice di Ext4 e Btrfs. La decisione, probabilmente, deriva da due fattori: <a href="http://www.ossblog.it/post/9151/i-driver-di-android-torneranno-su-linux-col-rilascio-del-kernel-33">il <em>merging</em> dei driver</a> di Android in Linux 3.3.x e <a href="http://www.ossblog.it/post/8221/il-dominio-kernelorg-subira-una-ricostruzione-totale-dopo-lattacco">il ripristino di <code>kernel.org</code></a> (a seguito della <em>débâcle</em>).</p>
<p>L’infrastruttura del <em>mirror</em> è la stessa che mantiene i sorgenti di Android: un network diviso tra Asia, Europa e Stati Uniti per garantire la massima velocità possibile in download. Il <em>kernel</em> di Linux, com’è risaputo, utilizza Git e Google Code aveva aggiunto <a href="http://www.ossblog.it/post/7863/google-code-ha-finalmente-aggiunto-il-supporto-nativo-al-dvcs-di-git">il supporto al DVCS</a> – insieme a Subversion e Mercurial – lo scorso luglio.</p>
<p>Perché Google dovrebbe offrire un mirror di <code>kernel.org</code>? Forse, Mountain View non si fida abbastanza del nuovo dominio di Linux e, per tutelare i distributori di Android, preferisce assicurarsi che il <em>kernel</em> sia accessibile, in caso di nuovi attacchi. Nel frattempo, <code>kernel.org</code> è stato completamente ridisegnato col supporto ad HTTPS.</p>
<p>Via | <a href="http://google-opensource.blogspot.it/2012/04/worldwide-mirrors-of-gitkernelorg.html">Google</a></p>
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    <title type="html">Google elimina Picasa per Linux con le ultime “pulizie di primavera”</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-04-23T09:00:50+00:00</published>
    <updated>2012-04-23T09:00:50+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>google+</dc:subject><dc:subject>picasa per linux</dc:subject><dc:subject>picasa web albums</dc:subject><dc:subject>wine</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Google ha appena annunciato la lista dei progetti che saranno abbandonati con le annuali “pulizie di primavera” e fra questi è previsto Picasa per Linux. Il programma permetteva di caricare le[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9855/google-elimina-picasa-per-linux-con-le-ultime-pulizie-di-primavera"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/picasa.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Picasa" />Google ha appena annunciato la lista dei progetti che saranno abbandonati con le annuali “pulizie di primavera” e fra questi è previsto <a href="http://picasa.google.com/">Picasa</a> per Linux. Il programma permetteva di caricare le fotografie su <a href="https://picasaweb.google.com/">Picasa Web Albums</a> ed era stato realizzato incorporando una versione dedicata di Wine: non è mai stata un’applicazione “nativa”.</p>
<p>Gli utenti che avessero ancora una copia di Picasa per Linux potranno continuare a utilizzarla, consapevoli del fatto che Google non proporrà più degli aggiornamenti. Proprio a causa delle sue caratteristiche, Picasa per Linux non è decollato — altri programmi (F-Spot, Shotwell, ecc.) interagiscono nativamente con Picasa Web Albums.</p>
<p>L’ultima versione di Picasa, piuttosto, è orientata a Google+. Le raccolte di Picasa Web Albums e quelle del <em>social network</em> di Mountain View sono soltanto dei <em>mirror</em> delle stesse fotografie: Android può sfruttare l’<em>uploader</em> di Google+, mentre Chrome OS può avvalersi dell’interfaccia web. Insomma, nessuno rimpiange Picasa per Linux.</p>
<p>Via | <a href="http://googleblog.blogspot.co.uk/2012/04/spring-cleaning-in-spring.html">Google</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Google rilascia il modulo di SPDY su Apache confrontandolo con HTTPS</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-04-19T13:00:09+00:00</published>
    <updated>2012-04-19T13:00:09+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>webdev</dc:subject><dc:subject>apache</dc:subject><dc:subject>https</dc:subject><dc:subject>mod_spdy</dc:subject><dc:subject>spdy</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9837/google-rilascia-il-modulo-di-spdy-su-apache-confrontandolo-con-https"><![CDATA[<p><iframe width="586" height="328" src="https://www.youtube.com/embed/vEYKRhETy4A?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Google ha iniziato la distribuzione di <a href="http://code.google.com/p/mod-spdy/"><code>mod_spdy</code></a>, il modulo per attivare il protocollo SPDY sui web server equipaggiati con Apache. Una novità importante per la diffusione del progetto, già attivo su Chrom* e previsto col prossimo rilascio su Firefox. Il video mostra una sorta di <em>benchmark</em> nei confronti di HTTPS, ma non è esaustivo.</p>
<p>Implementare SPDY sul proprio server è relativamente semplice, ma perché arrivi su tutti i servizi di hosting ci vorrà del tempo: <code>mod_spdy</code> richiede sia Secure Sockets Layer (SSL), sia Transport Layer Security (TLS) e perciò è legato all’acquisto d’un certificato sul proprio dominio — <code>mod_spdy</code> include una propria versione di <code>mod_ssl</code>.</p>
<p>Installato su Apache 2.2.x, dai sorgenti o dai pacchetti <code>.DEB</code> ed <code>.RPM</code>, <code>mod_spdy</code> funziona esclusivamente coi browser compatibili e sul protocollo HTTPS. Ad oggi, significa soltanto Chrom*. È un investimento sul futuro: Twitter è stato tra i primi a scommettere su SPDY. Quanto possa davvero servire a blog e siti web… è da dimostrare.</p>
<p>Via | <a href="http://googledevelopers.blogspot.it/2012/04/add-spdy-support-to-your-apache-server.html">Google</a></p>
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    <title type="html">Google si ricorda di Go: il linguaggio alla prima release candidate</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-03-15T13:00:05+00:00</published>
    <updated>2012-03-15T13:00:05+00:00</updated>
    <dc:subject>programmazione</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>ambienti di sviluppo</dc:subject><dc:subject>ibridazione dei linguaggi</dc:subject><dc:subject>linguaggi di programmazione</dc:subject><dc:subject>sistemi operativi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Go, il linguaggio open source di Google che aspira a unire le caratteristiche di Python e C/C++, è arrivato alla release candidate. Creato nel 2007, compilabile con GCC a partire dalla versione 4.6, Go[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9673/google-si-ricorda-di-go-il-linguaggio-alla-prima-release-candidate"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/googlego.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Google Go" /><a href="http://golang.org/">Go</a>, il linguaggio <em>open source</em> di Google che aspira a unire le caratteristiche di Python e C/C++, è arrivato alla release candidate. Creato nel 2007, compilabile con GCC a partire dalla versione 4.6, Go s’avvicina al primo rilascio considerato stabile. I ritardi dello sviluppo sono – probabilmente – dovuti all’introduzione di DART.</p>
<p>Rilasciato sotto una licenza compatibile con la BSD, Go è stato concepito da Ken Thompson, Rob Pike e Robert Griesemer: soltanto nel novembre del 2009 è arrivata l’ufficializzazione del linguaggio. Google ha concentrato le proprie risorse su DART, una soluzione alternativa a JavaScript per HTML5, e di Go non s’è più saputo granché.</p>
<p>Almeno, fino a ieri. Google s’appresta a distribuire il Software Development Kit (SDK) di Go per <a href="http://code.google.com/intl/it/appengine/docs/go/">l’uso con AppEngine</a> e la release candidate determina il <em>feature-freezing</em> del linguaggio. Le prossime settimane saranno dedicate alla soluzione dei problemi e sarà distribuita la prima versione. Farà più in fretta Go 1.0 o The GIMP 2.8?</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/news/item/Go-language-reaches-release-candidate-stage-1471663.html">The H Open</a></p>
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    <title type="html">Dartium, il fork di Chrom* con Dart VM, è pronto su Linux e Mac OS X</title>
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    <published>2012-02-18T08:00:25+00:00</published>
    <updated>2012-02-18T08:00:25+00:00</updated>
    <dc:subject>browser</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>compatibilità tra linguaggi</dc:subject><dc:subject>linguaggi di programmazione</dc:subject><dc:subject>programmi d’utilità</dc:subject><dc:subject>traduzione dei sorgenti</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Dartium, la versione di Chrom* che integra la Virtual Machine (VM) di DART, è disponibile al download su Linux a 64-bit e Mac OS X. Avevo accennato all’esistenza di questo browser introducendo Dart[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9507/dartium-il-fork-di-chrom-con-dart-vm-e-pronto-su-linux-e-mac-os-x"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/dart.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="DART" /><a href="http://www.dartlang.org/dartium/">Dartium</a>, la versione di Chrom* che integra la Virtual Machine (VM) di DART, è disponibile al download su Linux a 64-bit e Mac OS X. Avevo accennato all’esistenza di questo browser introducendo Dart Synonym, <a href="http://www.ossblog.it/post/9379/dart-synonym-unutilita-per-tradurre-il-codice-da-javascript-a-dart">l’applicazione web per tradurre il codice</a> da JavaScript al nuovo linguaggio. Mountain View ha effettuato una scelta “curiosa”.</p>
<p>Prescindendo dall’esclusione di Windows, abbastanza prevedibile, i binari di Dartium per Linux sono compilati su Ubuntu/Lucid – la Long Term Support (LTS) di Canonical – a 64-bit. Una scelta poco comprensibile: Google sconsiglia d&#8217;utilizzare Dartium come il browser predefinito perché non pregiudichi un’altra installazione di Chrom*.</p>
<p>Comunque, <a href="http://code.google.com/p/dart/wiki/BuildingDartium">i sorgenti</a> di Dartium sono compatibili con qualunque distribuzione e su Mac OS X il problema non sembra porsi neppure coi binari. Rispetto all’enfasi posta da Google su DART, la cura dei dettagli di questo browser lascia a desiderare: forse, lo sviluppo è più indietro di quanto gli ingegneri di Mountain View prevedessero.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.chromium.org/2012/02/tech-preview-of-chromium-with-dart.html">Chromium</a></p>
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    <title type="html">Dart Synonym, un’utilità per tradurre il codice da JavaScript a DART</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-02-02T07:00:06+00:00</published>
    <updated>2012-02-02T07:00:06+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>javascript</dc:subject><dc:subject>compatibilità tra linguaggi</dc:subject><dc:subject>linguaggi di programmazione</dc:subject><dc:subject>programmi d’utilità</dc:subject><dc:subject>traduzione dei sorgenti</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9379/dart-synonym-unutilita-per-tradurre-il-codice-da-javascript-a-dart"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/dart.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="DART" /><a href="http://synonym.dartlang.org/">Dart Synonym</a> è un’applicazione scritta in <a href="http://www.dartlang.org/">DART</a>, il nuovo linguaggio di Google per il web, capace di tradurre il codice scritto in JavaScript. Una specie di <em>pastebin</em> che mostra in due campi la diversa sintassi dei linguaggi. Purtroppo, perché funzioni occorre Dartium: <a href="http://code.google.com/p/dart/wiki/BuildingDartium">la versione</a> di Chromium che integra la macchina virtuale di DART.</p>
<p>Tutti gli altri browser, invece, visualizzano soltanto gli esempi preimpostati da Google: una raccolta ispirata alle funzioni più comuni di JavaScript e jQuery. DART è ispirato proprio da quest’ultimo per la verifica del supporto al linguaggio, in sostituzione al <em>markup</em> di <code>noscript</code>. È un punto di partenza pensato per i web designer.</p>
<p>Rispetto a Go, il linguaggio integrato in GCC con la versione 4.6, Google dedica più spazio a DART. Appena un paio di settimane fa è stato realizzato <a href="http://www.ossblog.it/post/9267/google-tenta-dinsidiare-angry-birds-con-un-porting-di-box2d-su-dart">un <em>porting</em></a> di Box2D — l’<em>engine</em> di Angry Birds. Dart Synonym è un altro strumento per attrarre l’attenzione degli sviluppatori: il nome in codice, molto suggestivo, è Stele di Rosetta.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.chromium.org/2012/01/translating-javascript-to-dart.html">Chromium</a></p>
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    <title type="html">Google ha lasciato, consegnandolo alla comunità, Sky Map per Android</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-01-21T11:00:10+00:00</published>
    <updated>2012-01-21T11:00:10+00:00</updated>
    <dc:subject>mobile</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>android</dc:subject><dc:subject>google research</dc:subject><dc:subject>ice cream sandwich</dc:subject><dc:subject>sky map</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sky Map, un&amp;#8217;applicazione per esplorare il cielo con Android, è stata abbandonata da Google e resa open source. Abbandonata è il termine più corretto, perché a Mountain View hanno inaugurato[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9325/google-ha-lasciato-consegnandolo-alla-comunita-sky-map-per-android"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/skymap.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Sky Map" /><a href="http://www.google.com/mobile/skymap/">Sky Map</a>, un&#8217;applicazione per esplorare il cielo con Android, è stata abbandonata da Google e resa <em>open source</em>. Abbandonata è il termine più corretto, perché a Mountain View hanno inaugurato un nuovo significato per il software libero: è una “discarica” dei progetti fallimentari. L’ultimo esempio è stato Wave — consegnato ad Apache.</p>
<p>Il progetto risultante è <a href="http://code.google.com/p/stardroid/">Stardroid</a>, al momento ospitato su Google Code: la scelta della licenza Apache 2.0 lascia pensare che, in futuro, anche Sky Map potrebbe essere consegnata a Incubator. Prescindendo dall’utilità o meno di disporre dei sorgenti di Sky Map, l’atteggiamento di Google è particolarmente deprecabile per vari motivi.</p>
<p>Mentre apriva i sorgenti di Sky Map alla comunità, Google disponeva <a href="http://www.downloadblog.it/post/16131/picnik-il-servizio-di-modifica-delle-fotografie-chiudera-in-aprile">la chiusura del popolare servizio</a> di modifica delle fotografie. Se a Mountain View tenessero davvero all’<em>open source</em> avrebbero “liberato” pure i sorgenti di Picnik. Poiché si tratta d’una soluzione di successo, invece, hanno soltanto integrato il codice in Google+.</p>
<p>Via | <a href="http://googleresearch.blogspot.com/2012/01/open-sourcing-sky-map-and-collaborating.html">Google Research</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Chrom* Dev ha acquisito il supporto a WebRTC, il framework di Google</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-01-19T08:00:12+00:00</published>
    <updated>2012-01-19T08:00:12+00:00</updated>
    <dc:subject>browser</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>comunicazione in tempo reale</dc:subject><dc:subject>google chrome</dc:subject><dc:subject>messaggistica istantanea</dc:subject><dc:subject>webrtc</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Chrom* Dev, il canale di sviluppo del browser di Google, ha appena acquisito il supporto a WebRTC per tutti i sistemi operativi. Quest’ultimo è un framework open source per la comunicazione in tempo[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9313/chrom-dev-ha-acquisito-il-supporto-a-webrtc-il-framework-di-google"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/webrtc.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="WebRTC" />Chrom* Dev, il canale di sviluppo del browser di Google, ha appena acquisito il supporto a <a href="https://sites.google.com/site/webrtc/">WebRTC</a> per tutti i sistemi operativi. Quest’ultimo è un framework <em>open source</em> per la comunicazione in tempo reale da JavaScript su HTML5: non adotta una licenza approvata dalla Open Source Initiative (OSI). Il codice può essere ridistribuito.</p>
<p>Nello specifico, WebRTC – l’acronimo per Real-Time Communication – è la tecnologia sviluppata da Google su Hangouts, la funzione di videoconferenza in Google+. Mountain View ha sottoposto l’architettura alla valutazione di W3C e IETF perché WebRTC possa diventare uno standard. Il supporto “nativo” su Chrom* è un vantaggio per Linux.</p>
<p>Ad esempio, l’adozione di WebRTC renderà facoltativo il <em>plugin</em> di GTalk per <a href="http://www.google.com/chat/video">il supporto a voce e video</a>. La libreria è disponibile per Linux a 32-bit e 64-bit, ma soltanto pre-compilata nei pacchetti DEB ed RPM. WebRTC, al contrario, è più simile a <a href="http://xmpp.org/about-xmpp/technology-overview/jingle/">Jingle</a>: la tecnologia di XMPP per VoIP e videoconferenze. È una soluzione più duttile.</p>
 <p>
Se non intendete aggiornare Chromium compilandone i sorgenti o la distribuzione in uso non ne prevede i pacchetti, il supporto di WebRTC può essere ottenuto facilmente da <a href="http://dev.chromium.org/getting-involved/dev-channel">Chrome Dev</a> – la versione “brandizzata” di Google – su qualunque sistema operativo. Scaricato e installato il browser, bisogna lanciarlo con <code>--enable-media-stream</code>.</p>
<p>Prima di generare false aspettative, è bene sottolineare che per il momento WebRTC su Chrom* non serve praticamente a nulla. GTalk tuttora non l’ha adottato, perciò il <em>plugin</em> che ho citato rimane necessario per le videoconferenze. Hangouts di Google+, invece, implementa WebRTC lato-server — e il supporto del browser non è richiesto.</p>
<p>L’unica ragione per attivare WebRTC su Chrom* è lo sviluppo di applicazioni basate sul framework di Google. In particolare, è utile a chi volesse ospitare la propria soluzione su AppEngine: è stata redatta <a href="http://code.google.com/p/webrtc/source/browse/trunk/test/functional_test/README">una breve documentazione</a> per l’avvio del programma d’esempio. Agli utenti, invece, è sufficiente un browser che supporti HTML5.</p>
<p>Via | <a href="https://sites.google.com/site/webrtc/blog/webrtcnowavailableinthechromedevchannel">WebRTC</a></p>
]]></content>
    

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    <title type="html">Btrfs, il file system ex–Oracle, e la compressione Snappy di Google</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-01-15T10:00:00+00:00</published>
    <updated>2012-01-15T10:00:00+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>file-system</dc:subject><dc:subject>algoritmi di compressione</dc:subject><dc:subject>btrfs</dc:subject><dc:subject>linux 3.3</dc:subject><dc:subject>snappy</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Btrfs, il file system realizzato da Oracle per competere su Linux con ZFS, ha acquisito di recente un terzo algoritmo per la compressione dei dati. È Snappy, un progetto concepito da Google per essere[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9285/btrfs-il-file-system-exoracle-e-la-compressione-snappy-di-google"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/btrfs_02.jpg" class="post" border="0" align="left" width="250" height="188" alt="Btrfs" /><a href="https://btrfs.wiki.kernel.org/">Btrfs</a>, il <em>file system</em> realizzato da Oracle per competere su Linux con ZFS, ha acquisito di recente un terzo algoritmo per la compressione dei dati. È <a href="http://code.google.com/p/snappy/">Snappy</a>, un progetto concepito da Google per essere utilizzato all’interno dell’azienda. È stato Andi Kleen, un dipendente di Intel, a comunicarlo — ha prestazioni equivalenti ad LZO.</p>
<p>Le <em>patch</em> sono pronte a essere inserite nei sorgenti del <em>kernel</em> e probabilmente faranno parte di Linux 3.3. Ad oggi, Btrfs permette di scegliere tra GZip ed LZO effettuando il montaggio del <em>file system</em> col flag <code>compress</code> attivato. LZO è la scelta predefinita, se non si opta per specificare un algoritmo. Snappy è <em>open source</em> dal 2011.</p>
<p>Kleen ha riscritto il codice di Snappy, originariamente in C++, in C perché fosse più adatto al <em>kernel</em> di Linux. Il livello di compressione non dovrebbe scostarsi granché da quello di LZO, ma Snappy parrebbe essere più veloce coi processori a 64-bit oppure Intel Atom a 32-bit. È un aspetto ancora da verificare nell’uso quotidiano.</p>
<p>Via | <a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&#038;px=MTA0MjQ">Phoronix</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Google tenta d’insidiare Angry Birds con un porting di Box2D su DART</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-01-12T09:00:54+00:00</published>
    <updated>2012-01-12T09:00:54+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>webdev</dc:subject><dc:subject>angry birds</dc:subject><dc:subject>box2d</dc:subject><dc:subject>dartbox2d</dc:subject><dc:subject>physics engine</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[DARTBox2D è un porting di Box2D, il motore fisico bidimensionale open source di Angry Birds, effettuato con il nuovo linguaggio di Google per il web. A dispetto dell’enfasi di Mountain View, DART non[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9267/google-tenta-dinsidiare-angry-birds-con-un-porting-di-box2d-su-dart"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/dart.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="DART" /><a href="http://code.google.com/p/dartbox2d/">DARTBox2D</a> è un <em>porting</em> di Box2D, <a href="http://www.ossblog.it/post/7464/angry-birds-box-2d">il motore fisico</a> bidimensionale <em>open source</em> di Angry Birds, effettuato con <a href="http://www.ossblog.it/post/8377/dart-il-nuovo-linguaggio-per-il-web-presentato-da-google">il nuovo linguaggio</a> di Google per il web. A dispetto dell’enfasi di Mountain View, DART non è stato accolto positivamente dagli sviluppatori. Questo potrebbe essere un espediente determinante. Almeno per produrre dei “cloni”.</p>
<p>Il videogioco di Rovio non è <em>open source</em> e quand’anche la società decidesse, accordandosi con Google, di distribuire Angry Birds in DART sul Chrome Web Store… i benefit per gli sviluppatori sarebbero nulli. Non sarebbe comunque possibile, ad esempio, generare dei livelli aggiuntivi. Quello di Google sembra poco più d’un virtuosismo.</p>
<p>La stessa Google ammette, in parte, questa tesi. L’intenzione della società è dimostrare la possibilità di creare dei videogiochi in DART: Box2D non è popolare quanto Angry Birds, ma quest’ultimo non potrebbe esistere senza — e i programmatori lo sanno. Tuttavia, DART sembra condividere il destino di Go. Resterà pressoché ignorato?</p>
<p>Via | <a href="http://google-opensource.blogspot.com/2012/01/announcing-dartbox2d.html">Google Open Source</a></p>
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    <title type="html">Google pubblica Video Player Sample per le applicazioni web in HTML5</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-01-07T11:00:58+00:00</published>
    <updated>2012-01-07T11:00:58+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>webdev</dc:subject><dc:subject>chrome web store</dc:subject><dc:subject>google code</dc:subject><dc:subject>html5</dc:subject><dc:subject>video player sample</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Video Player Sample è un riproduttore multimediale d’esempio, realizzato da Google, pronto per essere integrato nelle proprie applicazioni. Rilasciato sotto licenza Apache 2.0, deriva dai player di 60[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9229/google-pubblica-video-player-sample-per-le-applicazioni-web-in-html5"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/chromewebstore.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Chrome Web Store" /><a href="http://code.google.com/p/video-player-sample/">Video Player Sample</a> è un riproduttore multimediale d’esempio, realizzato da Google, pronto per essere integrato nelle proprie applicazioni. Rilasciato sotto licenza Apache 2.0, deriva dai player di 60 Minutes e RedBull.tv. Supporta tutti i formati più diffusi e una modalità <em>fallback</em> su Flash Player, un po’ come il frame di YouTube.</p>
<p>Oltre a fornire i sorgenti, Google <a href="https://chrome.google.com/webstore/detail/jhojbofcldbpmilfcnlihpknapnaagce">ha inserito</a> Video Player Sample sul Web Store per sfruttarne immediatamente le caratteristiche. Con qualunque browser supporti HTML5 è possibile provarne <a href="http://video-player-sample.appspot.com/">una demo</a>: non è obbligatorio il browser di Google. Il vantaggio nell&#8217;utilizzo di Chrom* è la possibilità d’avvalersi delle notifiche sul desktop.</p>
<p>Personalizzare Video Player Sample è semplicissimo e, in ogni caso, può essere un ottimo punto di partenza — per creare delle applicazioni più complesse. Il codice è stato compilato coi Closure Tools di Google: l’archivio del programma include sia i binari, sia i sorgenti da compilare. Può essere utile consultare <a href="http://docs.video-player-sample.appspot.com/">la documentazione</a>.</p>
<p>Via | <a href="http://google-opensource.blogspot.com/2012/01/introducing-video-player-sample.html">Google Open Source</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Altro che Chrome OS: Google ha in mente un sistema di Single Sign–On</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-12-12T08:07:35+00:00</published>
    <updated>2011-12-12T08:07:35+00:00</updated>
    <dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>chrome os</dc:subject><dc:subject>single sign–on</dc:subject><dc:subject>windows 8</dc:subject><dc:subject>windows live</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Chrome OS è un fallimento. Almeno, dal punto di vista commerciale: i Chromebook non vendono e l’abbassamento dei prezzi non è riuscito ad ampliarne il mercato. La filosofia alle spalle del progetto,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9041/altro-che-chrome-os-google-ha-in-mente-un-sistema-di-single-signon"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/chrome.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Chrome" />Chrome OS è un fallimento. Almeno, dal punto di vista commerciale: i Chromebook non vendono e l’abbassamento dei prezzi non è riuscito ad ampliarne il mercato. La filosofia alle spalle del progetto, però, è ancora valida: Google intende sfruttarla per qualcosa di diverso. Un sistema di Single Sign–On (SSO) per tutte le piattaforme.</p>
<p>L&#8217;idea di utilizzare l’account registrato per usufruire d’un servizio web come login sul proprio computer è stata introdotta da Google coi Chromebook ed emulata da Microsoft per Windows 8. Entrambe le soluzioni sono limitate al sistema operativo d&#8217;appartenenza: Google pensa d’estendere il supporto del SSO anche a Mac OS X e Windows.</p>
<p>Si parla d’avere un unico login, con una sola password, per accedere alla maggioranza dei servizi necessari alle operazioni più comuni. Un’evoluzione del <em>cloud computing</em> applicato al sistema operativo: quest’ultimo non avrà più alcuna importanza. Per Linux, ecc. è una grande opportunità. Tuttavia, implica molti problemi di privacy.</p>
 <p>
Una soluzione del genere sottintende l’esposizione a Google di qualunque dato presente sul proprio sistema e per quanto i vantaggi possano essere appetibili il controllo totale della privacy diventerebbe un lavoro immane. In compenso, associato a Google Apps, il SSO potrebbe agevolare l&#8217;interazione remota con aziende e istituzioni.</p>
<p>Se Google adottasse la comune strategia di rilascio anche per questo progetto, esisterebbe comunque una versione <em>open source</em> che – più di Chromium OS – potrebbe attrarre l’interesse di molti soggetti. Ad esempio, quella di Canonical: immaginate il SSO di Ubuntu attivo già dall’installazione del sistema che interagisce con Launchpad.</p>
<p>Canonical è, forse, la società attiva nell&#8217;<em>open source</em> che potrebbe beneficiare maggiormente d’una simile iniziativa di Google. Ubuntu One è disponibile su vari sistemi e l’indirizzo della distribuzione segue la falsariga dell’idea di Google per il SSO: una certa indipendenza dalla piattaforma. Bisogna attendere la mossa di Google.</p>
<p>Via | <a href="http://www.zdnet.com/blog/perlow/google-we-dont-need-chrome-os-we-want-cloud-login-for-pcs/19431">ZDNet</a></p>
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    <title type="html">Google Chrome è il browser più sicuro</title>
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    <author>
      <name>Giacomo Picchiarelli</name>
    </author>
    <published>2011-12-09T19:00:02+00:00</published>
    <updated>2011-12-09T19:00:02+00:00</updated>
    <dc:subject>security</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>browser più sicuro</dc:subject><dc:subject>browser security</dc:subject><dc:subject>chrome sicurezza</dc:subject><dc:subject>sicurezza browser</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[A quanto pare, sicurezza per i browser significa sandbox. Un rapporto stilato da Accuvant mette a confronto tutti i maggiori browser saggiandone le debolezze e valutando le azioni intraprese a fronte di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9019/google-chrome-e-il-browser-piu-sicuro"><![CDATA[<p><img src="http://static-a.blogo.it/ossblog/googlechromedev.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Google Chrome Dev" /> A quanto pare, sicurezza per i browser significa <em>sandbox</em>. Un rapporto stilato da Accuvant mette a confronto tutti i maggiori browser saggiandone le debolezze e valutando le azioni intraprese a fronte di minacce selezionate. </p>
<p>Come sempre, nelle analisi la raccolta dei dati è un&#8217;attività oggettiva, il problema poi rimane la metrica utilizzata. Infatti, i ricercatori Accuvant hanno deciso che per valutare la sicurezza dei browser i fattori discriminanti non sono la presenza, il numero o la gravità delle falle (ad esempio <em>buffer overflow</em>), ma piuttosto le azioni intraprese per limitare i danni al momento dell&#8217;attacco.</p>
<p>L&#8217;oggetto dello studio è quindi il comportamento di default in presenza di <em>exploit</em>. Di conseguenza tutta l&#8217;analisi ignora completamente la &#8220;responsività&#8221; del team di sviluppo nel rilascio di soluzioni efficaci. Il test, effettuato su Windows 7, ha dato i seguenti risultati: primo Google Chrome, secondo Internet Explorer e terzo Mozilla Firefox. Fa un certo effetto vedere Internet Explorer al secondo posto.</p>
<p>L&#8217;immagine che ne viene fuori è una sostanziale inadeguatezza delle tecnologie di Firefox. Di fatto è rimasto l&#8217;unico a non implementare una <em>sandbox</em> degna. Probabilmente un altro segno dei tempi che cambiano. Purtroppo. Ne avevamo <a href="http://www.ossblog.it/post/8255/mozilla-contro-beast-occorre-disabilitare-il-plugin-java">avuto già un assaggio</a> quando la vulnerabilità dei protocolli SSL-TLS stava imperversando e mieteva terrore ovunque. Gli ingegneri Mozilla elaborarono un piano tanto geniale quanto lungimirante: disabilitare Java. L&#8217;efficacia è ineccepibile.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte invece, sviluppatori Google stavano approntando una soluzione non definitiva ma che rendeva il traffico catturato più &#8220;randomico&#8221; e quindi meno comprensibile all&#8217;attaccante. Il tutto senza scatenare discussioni religiose nel loro <em>bugzilla</em>. Probabilmente rilasciare versioni ogni sei settimane non basta a colmare il divario.</p>
<p>EDIT: riportiamo la dichiarazione di Johnathan Nightingale, Director of Firefox Engineering:</p>
<blockquote><p>Firefox includes a broad array of technologies to eliminate or reduce security threats, from platform level features like address space randomization to internal systems like our layout frame poisoning system. Sandboxing is a useful addition to that toolbox that we are investigating, but no technology is a silver bullet. We invest in security throughout the development process with internal and external code reviews, constant testing and analysis of running code, and rapid response to security issues when they emerge. We&#8217;re proud of our reputation on security, and it remains a central priority for Firefox</p></blockquote>
<p>Via | <a href="http://www.theregister.co.uk/2011/12/09/chrome_ie_firefox_security_bakeoff/">TheRegister</a></p>
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    <title type="html">Google apre l’accesso ad Android Market ai dispositivi non ufficiali</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=8877</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-11-25T14:00:23+00:00</published>
    <updated>2011-11-25T14:00:23+00:00</updated>
    <dc:subject>mobile</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>acquisto di programmi</dc:subject><dc:subject>dispositivi integrati</dc:subject><dc:subject>gestione dei pacchetti</dc:subject><dc:subject>telefonia mobile</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Android Market può essere utilizzato anche dai dispositivi non ufficiali che installano il sistema operativo di Google. Questa possibilità finora è sempre stata bloccata. La novità riguarda il web e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8877/google-apre-laccesso-ad-android-market-ai-dispositivi-non-ufficiali"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/androidmarket.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Android Market" />Android Market può essere utilizzato anche dai dispositivi non ufficiali che installano il sistema operativo di Google. Questa possibilità finora è sempre stata bloccata. La novità riguarda il web e include soltanto alcuni <em>device</em> tra i più popolari: si tratta comunque di sistemi distribuiti da Original Equipment Manufacturer (OEM).</p>
<p>Il Kindle Fire di Amazon, il Nook di Barnes &amp; Noble e il TouchPad di HP venduto con webOS sono alcuni prodotti che potranno accedere ad Android Market. L’utilizzo di quest’ultimo, però, è limitato all’interfaccia web: <strong>non sarà ancora distribuito come applicazione</strong>. Purtroppo nessuno di essi al momento è presente sul mercato italiano.</p>
<p>Il dato importante a mio avviso riguarda piuttosto la nuova politica di Google. Un altro piccolo sforzo e la società potrebbe accettare tutti i dispositivi su Android Market, magari fornendone l’applicazione. Il proliferare di schede integrate, ecc. che installano Android porterebbe ulteriori vantaggi economici alla multinazionale.</p>
<p>Via | <a href="http://www.ubergizmo.com/2011/11/android-market-website-now-supports-unofficial-devices/">Ubergizmo</a></p>
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