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Dart Synonym, un’utilità per tradurre il codice da JavaScript a DART

pubblicato da Federico Moretti in: Google Javascript

DARTDart Synonym è un’applicazione scritta in DART, il nuovo linguaggio di Google per il web, capace di tradurre il codice scritto in JavaScript. Una specie di pastebin che mostra in due campi la diversa sintassi dei linguaggi. Purtroppo, perché funzioni occorre Dartium: la versione di Chromium che integra la macchina virtuale di DART.

Tutti gli altri browser, invece, visualizzano soltanto gli esempi preimpostati da Google: una raccolta ispirata alle funzioni più comuni di JavaScript e jQuery. DART è ispirato proprio da quest’ultimo per la verifica del supporto al linguaggio, in sostituzione al markup di noscript. È un punto di partenza pensato per i web designer.

Rispetto a Go, il linguaggio integrato in GCC con la versione 4.6, Google dedica più spazio a DART. Appena un paio di settimane fa è stato realizzato un porting di Box2D — l’engine di Angry Birds. Dart Synonym è un altro strumento per attrarre l’attenzione degli sviluppatori: il nome in codice, molto suggestivo, è Stele di Rosetta.

Via | Chromium

Google ha lasciato, consegnandolo alla comunità, Sky Map per Android

pubblicato da Federico Moretti in: Mobile Google

Sky MapSky Map, un’applicazione per esplorare il cielo con Android, è stata abbandonata da Google e resa open source. Abbandonata è il termine più corretto, perché a Mountain View hanno inaugurato un nuovo significato per il software libero: è una “discarica” dei progetti fallimentari. L’ultimo esempio è stato Wave — consegnato ad Apache.

Il progetto risultante è Stardroid, al momento ospitato su Google Code: la scelta della licenza Apache 2.0 lascia pensare che, in futuro, anche Sky Map potrebbe essere consegnata a Incubator. Prescindendo dall’utilità o meno di disporre dei sorgenti di Sky Map, l’atteggiamento di Google è particolarmente deprecabile per vari motivi.

Mentre apriva i sorgenti di Sky Map alla comunità, Google disponeva la chiusura del popolare servizio di modifica delle fotografie. Se a Mountain View tenessero davvero all’open source avrebbero “liberato” pure i sorgenti di Picnik. Poiché si tratta d’una soluzione di successo, invece, hanno soltanto integrato il codice in Google+.

Via | Google Research

Chrom* Dev ha acquisito il supporto a WebRTC, il framework di Google

pubblicato da Federico Moretti in: Browser Google

WebRTCChrom* Dev, il canale di sviluppo del browser di Google, ha appena acquisito il supporto a WebRTC per tutti i sistemi operativi. Quest’ultimo è un framework open source per la comunicazione in tempo reale da JavaScript su HTML5: non adotta una licenza approvata dalla Open Source Initiative (OSI). Il codice può essere ridistribuito.

Nello specifico, WebRTC – l’acronimo per Real-Time Communication – è la tecnologia sviluppata da Google su Hangouts, la funzione di videoconferenza in Google+. Mountain View ha sottoposto l’architettura alla valutazione di W3C e IETF perché WebRTC possa diventare uno standard. Il supporto “nativo” su Chrom* è un vantaggio per Linux.

Ad esempio, l’adozione di WebRTC renderà facoltativo il plugin di GTalk per il supporto a voce e video. La libreria è disponibile per Linux a 32-bit e 64-bit, ma soltanto pre-compilata nei pacchetti DEB ed RPM. WebRTC, al contrario, è più simile a Jingle: la tecnologia di XMPP per VoIP e videoconferenze. È una soluzione più duttile.

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Btrfs, il file system ex–Oracle, e la compressione Snappy di Google

pubblicato da Federico Moretti in: Google File system

BtrfsBtrfs, il file system realizzato da Oracle per competere su Linux con ZFS, ha acquisito di recente un terzo algoritmo per la compressione dei dati. È Snappy, un progetto concepito da Google per essere utilizzato all’interno dell’azienda. È stato Andi Kleen, un dipendente di Intel, a comunicarlo — ha prestazioni equivalenti ad LZO.

Le patch sono pronte a essere inserite nei sorgenti del kernel e probabilmente faranno parte di Linux 3.3. Ad oggi, Btrfs permette di scegliere tra GZip ed LZO effettuando il montaggio del file system col flag compress attivato. LZO è la scelta predefinita, se non si opta per specificare un algoritmo. Snappy è open source dal 2011.

Kleen ha riscritto il codice di Snappy, originariamente in C++, in C perché fosse più adatto al kernel di Linux. Il livello di compressione non dovrebbe scostarsi granché da quello di LZO, ma Snappy parrebbe essere più veloce coi processori a 64-bit oppure Intel Atom a 32-bit. È un aspetto ancora da verificare nell’uso quotidiano.

Via | Phoronix

Google tenta d’insidiare Angry Birds con un porting di Box2D su DART

pubblicato da Federico Moretti in: Google Webdev

DARTDARTBox2D è un porting di Box2D, il motore fisico bidimensionale open source di Angry Birds, effettuato con il nuovo linguaggio di Google per il web. A dispetto dell’enfasi di Mountain View, DART non è stato accolto positivamente dagli sviluppatori. Questo potrebbe essere un espediente determinante. Almeno per produrre dei “cloni”.

Il videogioco di Rovio non è open source e quand’anche la società decidesse, accordandosi con Google, di distribuire Angry Birds in DART sul Chrome Web Store… i benefit per gli sviluppatori sarebbero nulli. Non sarebbe comunque possibile, ad esempio, generare dei livelli aggiuntivi. Quello di Google sembra poco più d’un virtuosismo.

La stessa Google ammette, in parte, questa tesi. L’intenzione della società è dimostrare la possibilità di creare dei videogiochi in DART: Box2D non è popolare quanto Angry Birds, ma quest’ultimo non potrebbe esistere senza — e i programmatori lo sanno. Tuttavia, DART sembra condividere il destino di Go. Resterà pressoché ignorato?

Via | Google Open Source

Google pubblica Video Player Sample per le applicazioni web in HTML5

pubblicato da Federico Moretti in: Google Webdev

Chrome Web StoreVideo Player Sample è un riproduttore multimediale d’esempio, realizzato da Google, pronto per essere integrato nelle proprie applicazioni. Rilasciato sotto licenza Apache 2.0, deriva dai player di 60 Minutes e RedBull.tv. Supporta tutti i formati più diffusi e una modalità fallback su Flash Player, un po’ come il frame di YouTube.

Oltre a fornire i sorgenti, Google ha inserito Video Player Sample sul Web Store per sfruttarne immediatamente le caratteristiche. Con qualunque browser supporti HTML5 è possibile provarne una demo: non è obbligatorio il browser di Google. Il vantaggio nell’utilizzo di Chrom* è la possibilità d’avvalersi delle notifiche sul desktop.

Personalizzare Video Player Sample è semplicissimo e, in ogni caso, può essere un ottimo punto di partenza — per creare delle applicazioni più complesse. Il codice è stato compilato coi Closure Tools di Google: l’archivio del programma include sia i binari, sia i sorgenti da compilare. Può essere utile consultare la documentazione.

Via | Google Open Source

Altro che Chrome OS: Google ha in mente un sistema di Single Sign–On

pubblicato da Federico Moretti in: Google Internet

ChromeChrome OS è un fallimento. Almeno, dal punto di vista commerciale: i Chromebook non vendono e l’abbassamento dei prezzi non è riuscito ad ampliarne il mercato. La filosofia alle spalle del progetto, però, è ancora valida: Google intende sfruttarla per qualcosa di diverso. Un sistema di Single Sign–On (SSO) per tutte le piattaforme.

L’idea di utilizzare l’account registrato per usufruire d’un servizio web come login sul proprio computer è stata introdotta da Google coi Chromebook ed emulata da Microsoft per Windows 8. Entrambe le soluzioni sono limitate al sistema operativo d’appartenenza: Google pensa d’estendere il supporto del SSO anche a Mac OS X e Windows.

Si parla d’avere un unico login, con una sola password, per accedere alla maggioranza dei servizi necessari alle operazioni più comuni. Un’evoluzione del cloud computing applicato al sistema operativo: quest’ultimo non avrà più alcuna importanza. Per Linux, ecc. è una grande opportunità. Tuttavia, implica molti problemi di privacy.

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Google Chrome è il browser più sicuro

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Security Google

Google Chrome Dev A quanto pare, sicurezza per i browser significa sandbox. Un rapporto stilato da Accuvant mette a confronto tutti i maggiori browser saggiandone le debolezze e valutando le azioni intraprese a fronte di minacce selezionate.

Come sempre, nelle analisi la raccolta dei dati è un’attività oggettiva, il problema poi rimane la metrica utilizzata. Infatti, i ricercatori Accuvant hanno deciso che per valutare la sicurezza dei browser i fattori discriminanti non sono la presenza, il numero o la gravità delle falle (ad esempio buffer overflow), ma piuttosto le azioni intraprese per limitare i danni al momento dell’attacco.

L’oggetto dello studio è quindi il comportamento di default in presenza di exploit. Di conseguenza tutta l’analisi ignora completamente la “responsività” del team di sviluppo nel rilascio di soluzioni efficaci. Il test, effettuato su Windows 7, ha dato i seguenti risultati: primo Google Chrome, secondo Internet Explorer e terzo Mozilla Firefox. Fa un certo effetto vedere Internet Explorer al secondo posto.

L’immagine che ne viene fuori è una sostanziale inadeguatezza delle tecnologie di Firefox. Di fatto è rimasto l’unico a non implementare una sandbox degna. Probabilmente un altro segno dei tempi che cambiano. Purtroppo. Ne avevamo avuto già un assaggio quando la vulnerabilità dei protocolli SSL-TLS stava imperversando e mieteva terrore ovunque. Gli ingegneri Mozilla elaborarono un piano tanto geniale quanto lungimirante: disabilitare Java. L’efficacia è ineccepibile.

Dall’altra parte invece, sviluppatori Google stavano approntando una soluzione non definitiva ma che rendeva il traffico catturato più “randomico” e quindi meno comprensibile all’attaccante. Il tutto senza scatenare discussioni religiose nel loro bugzilla. Probabilmente rilasciare versioni ogni sei settimane non basta a colmare il divario.

EDIT: riportiamo la dichiarazione di Johnathan Nightingale, Director of Firefox Engineering:

Firefox includes a broad array of technologies to eliminate or reduce security threats, from platform level features like address space randomization to internal systems like our layout frame poisoning system. Sandboxing is a useful addition to that toolbox that we are investigating, but no technology is a silver bullet. We invest in security throughout the development process with internal and external code reviews, constant testing and analysis of running code, and rapid response to security issues when they emerge. We’re proud of our reputation on security, and it remains a central priority for Firefox

Via | TheRegister

Google apre l’accesso ad Android Market ai dispositivi non ufficiali

pubblicato da Federico Moretti in: Mobile Google

Android MarketAndroid Market può essere utilizzato anche dai dispositivi non ufficiali che installano il sistema operativo di Google. Questa possibilità finora è sempre stata bloccata. La novità riguarda il web e include soltanto alcuni device tra i più popolari: si tratta comunque di sistemi distribuiti da Original Equipment Manufacturer (OEM).

Il Kindle Fire di Amazon, il Nook di Barnes & Noble e il TouchPad di HP venduto con webOS sono alcuni prodotti che potranno accedere ad Android Market. L’utilizzo di quest’ultimo, però, è limitato all’interfaccia web: non sarà ancora distribuito come applicazione. Purtroppo nessuno di essi al momento è presente sul mercato italiano.

Il dato importante a mio avviso riguarda piuttosto la nuova politica di Google. Un altro piccolo sforzo e la società potrebbe accettare tutti i dispositivi su Android Market, magari fornendone l’applicazione. Il proliferare di schede integrate, ecc. che installano Android porterebbe ulteriori vantaggi economici alla multinazionale.

Via | Ubergizmo

Il linguaggio R, ora a 64bit

pubblicato da Giacomo Picchiarelli in: Open Source Google

Linguaggio RFinalmente è stato introdotto il supporto completo a 64 bit per il linguaggio R. Per l’inserimento della libreria int64, Romain Francois ha adottato l’approccio di unire due oggetti a 32bit in un opportuno contenitore. Il limite dei 32bit aveva causato non pochi problemi, specialmente in Google, per l’analisi di dati che richiedevano una precisione superiore. Un limite ormai diventato inaccettabile.

Non è molto famoso e la sua base di utilizzatori si stima attorno alle poche centinaia di migliaia. Il linguaggio R ha tutte le caratteristiche per essere considerato “un’arma segreta”. In pochi lo conoscono e ancora meno sono quelli che lo utilizzano, ma le sue caratteristiche lo rendono uno strumento essenziale in ambito statistico e nella visualizzazione dati.

Compagnie come Google lo utilizzano in maniera estensiva. R è un linguaggio e un ambiente di sviluppo che rientra nel progetto GNU e nella Free Software Foundation. Inoltre è progettato per essere multi-piattaforma: Linux, UNIX, Windows e Mac OS X. Consente anche di creare oggetti manipolabili tramite C/C++.

Vista la sua importanza strategica, rimane un mistero il motivo per cui il supporto a 64bit abbia richiesto tutti questi anni per essere inserito. Fortunatamente il lavoro svolto in collaborazione con Big G ha consentito di dotare la comunità del software libero di un altro strumento eccellente.

Via | Google Open Source