
Debian si distingue da sempre per la sua distribuzione stabile che è particolarmente curata, ma che per un utente desktop ha versioni non abbastanza recenti dei vari software.
Per questo motivo molti anni fa fu creata “testing”, una versione che diventerà la futura “stable” ed in cui il software è più aggiornato. Purtroppo anche questa soluzione può avere dei problemi più o meno gravi che ne minano l’usabilità, come la cancellazione di alcuni software, alcuni bug insidiosi o la lentezza di alcuni aggiornamenti.
Un buon compromesso è la proposta di creare una Debian Constantly Usable Testing che rappresenterebbe un’istantanea di testing generata ogni X mesi (con varie proposte sul valore di X) e ripulita per venire incontro agli utenti che vogliono una Debian più aggiornata.
Al momento si tratta solo di una proposta vedremo se verrà implementata nel prossimo futuro.
Via | Raphaelhertzog (grazie Senpa per la segnalazione)
È un momento particolarmente favorevole per le derivate da Debian. Dopo un’estate di incertezze e il rilascio della versione 2010-01 risalente alla metà di giugno, Sidux è rinata col nome di Aptosid. Per chi ancora non la conoscesse, Aptosid (ex-Sidux) è un LiveCD modificato della distribuzione instabile di Debian che comunemente è denominata Sid. In particolare, Sidux/Aptosid segue il ciclo di sviluppo di KDE.
In questo primo periodo di transizione è difficile recuperare la ISO di Sidux/Ipno (in greco, Ύπνος, dio del sonno) e non è ancora disponibile l’immagine di Aptosid/Kirea (in greco, Κῆρες, spiriti femminili della morte). Gli sviluppatori chiedono del tempo affinché tutti i mirror siano aggiornati. Nel frattempo, se state già usando Sidux potete effettuare in sicurezza il passaggio ad Aptosid. Alcuni repository sono completi.
Il cambio di nome si è reso necessario perché Sidux, una distribuzione ideata in Germania, è anche il nome di un’organizzazione no profit tedesca. Per chiudere le polemiche con l’associazione Sidux e.V., i programmatori hanno «tagliato la testa al toro» cambiando definizione al progetto in Aptosid. Ed è proprio nel nome il cambiamento più evidente: le caratteristiche già apprezzate con Sidux resteranno invariate.
Via |The H Online
Mint è una popolare distribuzione basata su Ubuntu. Almeno, finora è stato così: conosciuta per la facilità d’installazione e utilizzo (garantiti dall’inserimento di applicazioni aggiuntive), Mint ha rilasciato una versione alternativa basata su Debian. Caratterizzata dal tipico colore verde, Linux Mint Debian Edition (LMDE) è distribuita come rolling-release al pari di Arch e Gentoo. Ciò significa che non esisteranno versioni rilasciate periodicamente, ma soltanto delle raccolte d’aggiornamento pubblicate in forma di LiveCD di cui gli utenti di LMDE 2010.09 potranno fare a meno.
Questa formula di distribuzione, assente per la versione basata su Ubuntu, è particolarmente interessante: LMDE include archivi di Debian/Squeeze e della nuova versione di testing chiamata Wheezy, perciò basterà selezionare i repository desiderati per ottenere aggiornamenti sincronizzati con l’ultima Debian instabile. È presumibile che in futuro i LiveCD di Mint saranno basati sul ciclo di sviluppo di Debian, ma il sistema non richiederà installazioni ex novo come già avviene per le release di Arch e Gentoo. Un approccio inedito per distribuzioni che si appoggiano su APT e Debian.
Entrando nel merito della distribuzione, LMDE 2010.09 è un DVD che occupa poco meno di 1Gb e prevede GNOME come desktop environment predefinito. È garantito il supporto a KDE, LXDE, Xfce, ecc. benché non sia possibile selezionarli in fase d’installazione. Al boot è richiesto l’ingresso in GNOME anche per installare LMDE sul disco fisso. L’installer, del tutto simile a quello per Ubuntu/Mint, ha qualche difetto nel partizionamento. Piccoli problemi di gioventù a parte, Linux Mint Debian Edition è un ottimo modo di migrare a Debian: pratica per i novizi, aggiornatissima per tutti.
Linux Mint Debian Edition (LMDE) 2010.09
Immagine | Linux Journal

Debian 7.0, la nuova testing, si chiamerà Wheezy. Ancora una volta un personagggio di Toy Story, in particolare del secondo episodio.
Da Wikipedia apprendiamo: Wheezy’ è un pinguino di gomma protagonista minore del secondo film, Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa. Ha un carattere mite e timido. Viene trovato da Sceriffo Woody sopra allo scaffale della camera di Andy, ricoperto dalla polvere e con il fischietto del becco rotto. Il pinguino spiega a Woody la sua situazione con gli ultimi fili di voce che gli rimangono, ma alla fine del film si rimette e prepara un finale al sorpresa.
L’annuncio è in una mail di ieri in cui Neil McGovern fa il punto sul freeze di Squeeze.

Sulla falsariga di SUSE Studio, recentemente arricchita da SUSE Gallery per le singole applicazioni, Debian ha inaugurato Live Studio. Una soluzione semplice per ottenere medium adeguati alle proprie esigenze. Sembra che le piattaforme per la creazione d’immagini per installazioni personalizzate delle distribuzioni Linux siano diventate di moda su internet.
Debian Live Studio non è altro che un’interfaccia web in sostituzione all’uso della riga di comando. La possibilità di personalizzare le immagini CD/DVD e USB per l’installazione era già possibile con un’applicazione da terminale, priva di grafica. La piattaforma online funziona allo stesso modo (e sfrutta gli stessi comandi), ma in modo davvero molto semplice.
Registrandosi a Live Studio si accede a un rapido questionario che guida alla personalizzazione di Debian. Le opzioni sono decisamente più scarne dell’interfaccia di Novell. Al termine della procedura è possibile avviare la creazione oppure tornare indietro per rivedere al configurazione. Le immagini per il momento non hanno una scadenza temporale.
Via | Linux Journal

Durante il DebConf10 è stato annunciato che Debian 6.0 “Squeeze” è entrata nella fase di “freeze”.
Questo significa che tutto lo sviluppo sarà concentrato nell’eliminare tutti i bug presenti e nel rendere più pulita e pronta per la presentazione la futura distribuzione. Squeeze sarà rilasciata con il kernel 2.6.32 per tutte le architetture, KDE 4.4.5, GNOME 2.30.0, LXDE 0.5.0, XFCE 4.6.2, X.org 7.5, OpenOffice 3.2.1, Apache 2.2.16, PHP 5.3.2, MySQL 5.1.48, PostgreSQL 8.4.4, Samba 3.4, python 2.6 e 3.1, Perl 5.10, GHC 6.12 e GCC 4.4.
Squeeze sarà disponibile anche in versione con kernel FreeBSD grazie al progetto Debian Gnu/kFreeBSD. Si tratta di un’anteprima, ma gli sviluppatori pensano che sia già pronta per l’uso di chi vuole provare un kernel non-linux.
Via | Debian

Adam Barrat del Debian Release Team ha aggiornato la situazione sul code freeze che porterà alla nascita di Debian 6.0 “Squeeze”.
Il code freeze entrerà in vigore quando sarà finita l’integrazione di python 2.6 come interprete di default ed alcune altre transizioni come quella a Perl 5.12. Si ipotizza succederà verso metà agosto, ma con un po’ di fortuna potrebbe anche capitare prima.
Debian 6.0 potrà vantare l’uso di Embedded Glibc, Gnome 2.30 e KDE 4.4.3. Squeeze sarebbe dovuta entrare in freeze nel dicembre dello scorso anno con il rilascio a marzo, ma se il code freeze 0 in agosto si potrebbe attendere il rilascio definitivo entro la fine dell’anno.
Via | Debian

E’ stata rilasciata sidux 2010-01, nome di battaglia Hypnos. Non si tratta della solita derivata di Debian, sidux (rigorosamente con la “s” minuscola) ha qualcosa di particolare: deriva da Sid, il ramo instabile di Debian.
Significa che è instabile? Assolutamente no. sidux è una debian unstable “stabilizzata”, senza discostarsi però dalle linee guide di Debian. Insomma resa usabile. Come spiegano gli stessi sviluppatori, l’unstable di Sid diventa “constantly changing” in sidux.
La distribuzione si può scaricare come live cd con Kde ovviamente all’ultima versione 4.4.4 (c’è pure una versione full su dvd con svariati programmi aggiuntivi), oppure col più leggero Xfce. Il kernel è il 2.6.34, sviluppato dal vanilla e non da quello di Debian per supportare hardware più recente. Xorg è il 7.5. Fra i vari programmi contenuti ora ci sono anche Iceweasel 3.5.9 e OpenJdk 6 per le java application.
L’aumento esponenziale dei repository più disparati ha visto crescere la necessità di sistemi alternativi per l’installazione dei pacchetti: Ubuntu ha riscosso un discreto successo coi PPA su Launchpad, che possono essere aggiunti a sources.list e autenticati via GPG in pochi comandi. Si tratta comunque di una soluzione “tradizionale” che, benché esemplificata, richiede la permanenza di archivi standard sui server di Canonical.
In sé nulla di male, ma l’aggiornamento di singole applicazioni può diventare frustrante attraverso diverse release di una distribuzione: attendere che siano predisposti repository dedicati dal fornitore ufficiale del pacchetto e adattare ogni volta la configurazione locale di APT è un’operazione davvero semplice, ma ripetitiva e fastidiosa. Perciò il protocollo AptUrl è un interessante “diversivo” per installare software direttamente dal web.
Con qualche accorgimento è possibile configurare Firefox, Konqueror e Opera perché supportino l’handling di apt:// e consentano l’installazione dei pacchetti rintracciati dalle pagine visitate col browser: esistono già degli archivi online come Appnr che prevedono l’uso di AptUrl. Apt-Linker è una comoda estensione per Chrome che abilita la feature per distribuzioni Debian/Ubuntu anche sul browser di Google.
Via | WebUpd8
In questa seconda parte dell’intervista a Stefano Zacchiroli, ci addentriamo in un discorso sulla “purezza” del software e parliamo dei rapporti fra Debian e Ubuntu, e dei progetti futuri della distribuzione “pura” per eccellenza.
Siamo partiti da questo: che senso ha la battaglia di una distro come Debian per la “purezza” del software quando poi tutti siamo “costretti” a installare plugin di Adobe, Skype, codec Mp3 e via dicendo? Un esempio pratico. Ubuntu One Music Store vende brani in mp3, formato che non è installato di default sul progetto perché non completamente libero. Un po’ un controsenso che lo stesso Shuttleworth ha spiegato sottolineando il pragmatismo di Canonical.
Ti chiediamo quindi, Stefano: siamo davanti a una forma di resistenza condannata a capitolare o a una rivoluzione ancora nella culla?
Continua a leggere: Intervista a Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader - seconda parte