Officine Arduino è il nuovo ambizioso progetto dell’omonima tecnologia open source. Nata dall’esperienza del FabLab Torino, è un’azienda/laboratorio orientata allo sviluppo d’idee innovative: un’opportunità, per gli studenti del capoluogo piemontese. Una società associata al processo di produzione di Arduino e un nuovo esperimento.
FabLab Italia è stata un’iniziativa concepita per il centocinquantesimo anniversario d’Italia. Esauritasi lo scorso 20 novembre, riprenderà nel 2012 con l’aiuto di Officine Arduino. Non ne abbiamo mai parlato, esplicitamente: i FabLab sono un’esperienza – col Massachusetts Institute of Technology (MIT) – di lavoro e sperimentazione.
FabFi, un progetto di costruzione d’una rete wireless dai rifiuti per i Paesi in via di sviluppo, è soltanto un esempio delle tecnologie sviluppate nel mondo dai FabLab. Officine Arduino sarà uno spazio fertile per simili sperimentazioni — a prescindere dall’assetto societario, che adesso è meno interessante. Un modello da imitare.
Via | Arduino
Open NASA è una parte del nuovo progetto dell’agenzia spaziale statunitense per la “centralizzazione” delle risorse open source in fase di sviluppo. Un portale che riconosce l’apporto della NASA al free software, iniziato trent’anni fa: ancora prima che fosse coniato il termine open source. Un progetto da tenere sotto osservazione.
L’ultima novità è Code NASA, un archivio del software libero mantenuto dall’agenzia. È stato inaugurato mercoledì: sancisce l’ennesimo stadio di preparazione a una quarta fase del rapporto tra la NASA e l’open source. Grazie a Steven Vaughan–Nichols possiamo ripercorrere insieme i primi tre periodi succedutisi tra il 1980 e il 2012.
Tutto iniziò nei primi anni ’80, quando lo stesso Vaughan–Nichols era impegnato a produrre software per il progetto COSMIC — una raccolta di quasi cinquecento programmi open source. Nel 1994 è stata la volta di Beowulf, un cluster con Linux. Infine, il 2009 ha portato Nebula: una soluzione di cloud computing alla base di OpenStack.
Via | ZDNet

Per il settimo anno consecutivo, Ubuntu è stata votata dagli utenti di Linux Journal come la miglior distribuzione GNU/Linux. La speciale classifica stilata da uno dei più autorevoli magazine online riguardo GNU/Linux ha visto premiare anche GNOME 3, nonostante le numerose discussioni su questo nuovo ambiente desktop.
La classifica che risulta essere piuttosto vasta, va a premiare diversi protagonisti di questo rovente 2011 che va chiudendosi. I lettori di Linux Journal hanno inoltre incornato Ubuntu Notebook Remix come miglior distro per i netbook, GNOME come miglior DE, GNOME 3 come miglior prodotto dell’anno, Gwibber come miglior client per il microblogging, Mozilla Firefox come miglior web browser, Pidgin come miglior client per la messaggistica istantanea e World of Goo come miglior gioco per GNU/Linux.
La lista delle premiazioni è davvero lunga, possiamo ritrovare i dettagli di questa speciale classifica a questo indirizzo. Una bella soddisfazione per Ubuntu che ritorna a cavalcare l’onda del successo dopo aver perso il primato su Distrowatch, chissà se il prodotto di Canonical saprà ripetersi anche l’anno prossimo.
Via | Linux Journal

Clement Lefebvre, project leader di Linux Mint, dopo la notizia sulla avida gestione degli introiti provenienti dall’Amazon Music Store ha voluta fare un po’ di chiarezza riguardo questa spiacevole vicenda.
Il polverone è stato alzato da un blog tedesco che ha notato il cambio di codice del plugin per Banshee dell’Amazon Music Store. Subito riportato da “OMG Ubuntu!”, la notizia ha avuto ampia diffusione, tanto da arrivare allo stesso Lefebvre che ha risposto alle critiche nello stesso blog che aveva alzato il polverone. Il patron di Mint ha giustificato la modifica al codice del plugin, sostenendo di aver problemi con l’Affiliate ID.
Lefebvre allora apre alla possibilità di ripartire in maniera equa i profitti derivati dall’Amazon Music Store. Lovechild, un utente del famoso sito Lwn.net, ha raccontato come il PL di Mint abbia partecipato ad una sessione di IRC sul canale Banshee, sessione che ha portato ad un nuovo accordo: Linux Mint tratterrà “solamente” il 50% degli introiti provenienti dallo store musicale di Amazon, il restante 50% andrà al team di GNOME. Il tutto poi, è stato confermato anche dal team di Banshee, che nella pagina “revenue” del proprio sito ufficiale ha riportato le percentuali svelateci da Lovechild.
Via | Lwn

Linus Torvalds, dopo le precedenti dichiarazioni circa l’usabilità dell’ultimo prodotto GNOME è tornato a parlare, questa volta in toni diversi di Gnome 3 e nello specifico di Gnome 3.2, ultimo rilascio di uno dei DE storici su GNU/Linux.
In un post all’interno del suo profilo su Google +, Torvalds apre un breve discorso con queste parole:
Con GNOME Tweak Tool ed una dock, GNOME 3.2 sta cominciando ad essere sufficientemente usabile.
che termina con la seguente affermazione:
Ora spero che queste componenti divengano parte dello standard di GNOME Shell. Oppure questo sarebbe come dire: “Ok, ammettiamo di avere sbagliato” ?
Torvalds risulta essere coerente con le sue affermazioni e coi suoi pensieri, nonostante questa apertura al desktop del piedone. Linus è sicuramente uno dei personaggi più influenti nella scena GNU/Linux e il suo parere potrebbe avere un certo peso; sarebbe interessante conoscere la posizione del papà di Linux riguardo Unity.
Via | Google +

Amazon è stata di parola, dopo aver annunciato il rilascio dei codici sorgenti di tutti i prodotti Kindle, ha rilasciato anche quello dell’ultimo modello appena uscito sul mercato: il tanto discusso Kindle Fire.
Il sistema operativo montato dal Kindle Fire è semplicemente una modifica ad hoc di Android 2.2, che fa dei servizi amazon il suo principale punto di forza. Altro punto di forza è sicuramente il prezzo del dispositivo che per solo 199$ offre un ottimo tablet con Android garantendone quindi il supporto alle applicazioni sviluppate per la piattaforma mobile di Google.
Il rilascio del codice sorgente delle modifiche dovrebbe essere sufficiente per iniziare a creare delle ROM cucinate ad hoc per questo dispositivo già best seller sullo store americano di Amazon. Da questa pagina possiamo scaricare il tutto compresso in formato .tar.gz dal peso di ben 800 mb. Attualmente il Kindle Fire non è disponibile per l’Italia e non sono disponibili informazioni al riguardo, certo è che se un tablet come il Kindle Fire dovesse arrivare in Italia con tutti i servizi il mercato tablet esploderebbe.
Via | Amazon
Fa sempre piacere registrare questo tipo di decisioni da parte di aziende. Digital Persona ha annunciato la decisione di rilasciare sotto licenza LGPL, e quindi software libero, una tecnologia per l’estrazione di impronte digitali da utilizzare in dispositivi embedded per la sicurezza. La biometria è un dei metodo di autenticazione che sta diventando sempre più popolare.
Si tratta della Open Source Edition di FingerJetFX. Per chi fosse interessato, il codice sorgente è già disponibile su GitHub. In concreto, questa versione consente ai produttori di hardware di dotare i loro dispositivi di una standardizzazione. FingerJetFX consente di tradurre le immagini catturate dai sensori in fingerprint template. I template sono una rappresentazione matematica estremamente potente che rende meno oneroso il matching e la memorizzazione.
Gli standard internazionali consentono lo scambio di dati ricavati da dispositivi diversi, la criticità consiste nella qualità della rilevazione che potrebbe contaminare informazioni in teoria interscambiabili ma praticamente rese inutili. FingerJetFX ha lo scopo di creare una rappresentazione matematica e limitare i mismatch. La disponibilità dei sorgenti consente di implementare soluzioni per PC e dispositivi embedded.
Il texano Matt Mullenweg, classe 1984 e creatore di WordPress, ha le idee chiare: tutto dovrebbe essere open source. La piattaforma WordPress è tra le più utilizzate e la sua ascesa non accenna a diminuire. Il suo è un caso di successo che non rientra nella categoria dei “pirati” della Silicon Valley: Bill Gates e Steve Jobs, tanto per intenderci. Dall’alto dei suoi 60 milioni di blog, la piattaforma WordPress può essere ormai considerata un fenomeno più culturale che tecnologico.
Matt Mullenweg sembra credere davvero nello stile open source. Tralasciando per un momento le differenze - seppur fondate - tra free software e open source, il fondatore di WordPress riporta un ragionamento che sta diventando ogni giorno più ovvio: il modello aperto batte quello proprietario. E soprattutto registra un malcontento negli utilizzatori di software enterprise, frutto di investimenti milionari, che si lamentano delle proprie piattaforme che vengono quotidianamente ridicolizzate da progetti liberi.
Secondo Mullenweg la condivisione del software dovrebbe essere più democratica. In sostanza ritiene che l’innovazione sia prioritaria rispetto al business, che invece è costantemente frenato dai brevetti. Ha ragione da vendere. Infatti come sarebbe oggi il panorama tecnologico senza i contributi di Wikipedia, Android e OpenOffice.org (o LibreOffice)? Solo per citare alcuni esempi. Probabilmente l’utopia sta diventando sempre più una realtà.
Via | DigitalJournal
Foto | Flickr

In questi giorni, uno degli argomenti più scottanti è sicuramente Linux Mint e l’imminente arrivo di Lisa, la versione 12. Giusto ieri abbiamo annunciato la disponibilità della versione RC, che ha già permesso ad appassionati e non di trarre le prime conclusioni riguardo questa nuova versione.
Ho voluto provare personalmente la versione RC per farmi una mia idea riguardo questa versione da molti denigrata e da altrettanti apprezzata. Eseguendo una prova generale, non troppo approfondita una delle cose che mi ha colpito di più dopo il MGSE è sicuramente l’utilizzo di Duck Duck Go come search engine predefinito. Il famoso motore di ricerca open source, approda per la prima volta su una distro GNU/Linux e questo a mio parere ne aumenterà di gran lunga la visibilità.
Ho apprezzato la scelta del team di Clement Lefebvre di utilizzare Duck Duck Go, che grazie ad un proprio crawler che si occupa di indicizzare i siti web e riesce a fornirci dei risultati ordinati in modo intelligente, così da permettere di trovare quello che si cerca nelle prime posizioni, filtrando finti risultati e pagine create ad hoc da determinate aziende.
Subito dopo la morte del CEO più amato della terra, Richard Stallman aveva rilasciato delle dichiarazioni a freddo piuttosto dure che avevano suscitato grande clamore in tutto il Web. Ieri il padre della FSF ha voluto rilasciare delle dichiarazioni per chiarire la propria posizione.
Stallman ha voluto puntualizzare che la sua non è una critica rivolta alla persona di Steve Jobs, bensì alla sua attività produttiva, a tutte le sue restrizioni fino ad arrivare a considerare l’installazione di software non approvato da Apple come un reato.
Molto interessante risulta inoltre anche questa affermazione che riassume il pensiero di più “supporter” di RMS:
Jobs è riuscito a rendere i suoi prodotti accattivanti e stilosi. Questa cosa normalmente sarebbe positiva, ma non in questo caso, in quanto ha avuto il paradossale effetto di far passare come accettabile la loro natura dispotica.
Per chiudere il suo post Stallman ricorda la crociata personale di Jobs verso Android, combattuta a suon di brevetti. Come è già trapelato dalla biografia, Steve Jobs avrebbe voluto annientare Android dato che si tratta di una “copia rubata” di iOS, anche a costo di spendere il suo intero patrimonio, fino all’ultimo centesimo.
Queste dichiarazioni di Stallman anziché spegnere la polemica accesa lo scorso 6 Ottobre, ha messo altra carne al fuoco e sono in arrivo ulteriori polemiche “roventi”; come reagiranno i supporter Apple?
Via | RMS