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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-21T03:52:05+00:00</updated>
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    <title type="html">Liberated Pixel Cup, un concorso per realizzare un gioco open source</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-13T08:00:30+00:00</published>
    <updated>2012-04-13T08:00:30+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>giochi</dc:subject><dc:subject>codice sorgente</dc:subject><dc:subject>concorsi a premi</dc:subject><dc:subject>elementi grafici</dc:subject><dc:subject>tracce audio</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Liberated Pixel Cup è un nuovo concorso – indetto da Creative Commons, Free Software Foundation e OpenGameArt – per la realizzazione d’un video gioco open source al 100%. Il budget è di $10.000 e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9795/liberated-pixel-cup-un-concorso-per-realizzare-un-gioco-open-source"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/creativecommonscc.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Creative Commons (CC)" /><a href="http://lpc.opengameart.org/">Liberated Pixel Cup</a> è un nuovo concorso – indetto da <a href="http://creativecommons.org/">Creative Commons</a>, <a href="http://www.fsf.org/">Free Software Foundation</a> e <a href="http://opengameart.org/">OpenGameArt</a> – per la realizzazione d’un video gioco <em>open source</em> al 100%. Il budget è di $10.000 e le fasi per la creazione sono tre: la prima è stata completata, ed è consistita nella definizione dello stile grafico al quale attenersi.</p>
<p>La competizione è suddivisa in due parti: la prima è riservata ai designer, che dovranno proporre gli elementi grafici. Guardando le prime immagini, lo stile da rispettare è quello dei MMORPG degli anni ’90. Ricorda BrowserQuest — <a href="http://www.downloadblog.it/post/17025/browserquest-un-mmorpg-di-mozilla-per-mostrare-le-capacita-di-html5">il videogioco sperimentale</a> di Mozilla per HTML5. La seconda parte, invece, è tutta per i programmatori.</p>
<p>Le linee guida obbligano all’utilizzo di linguaggi e formati “liberi” in tutte le fasi del progetto: il gioco prodotto deve essere necessariamente compatibile con Linux. L’iscrizione al concorso può avvenire entro la mezzanotte del 31 maggio prossimo. La seconda fase inizierà il 1 giugno, mentre la terza il 1 luglio. Avrà successo?</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/32322">Creative Commons</a></p>
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    <title type="html">Wikidata è un database per la conoscenza enciclopedica con Wikimedia</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-05T07:00:02+00:00</published>
    <updated>2012-04-05T07:00:02+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>conoscenza enciclopedica</dc:subject><dc:subject>contenuti modificabili</dc:subject><dc:subject>database relazionali</dc:subject><dc:subject>informazione centralizzata</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Wikidata è il nuovo, ambizioso, progetto di Wikimedia Deutschland: la sussidiaria tedesca della fondazione che gestisce Wikipedia. Annunciato venerdì scorso, Wikidata ha ufficialmente iniziato a[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9747/wikidata-e-un-database-per-la-conoscenza-enciclopedica-con-wikimedia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/wikimediametawiki.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Wikimedia – Meta-Wiki" /><a href="http://meta.wikimedia.org/wiki/Wikidata">Wikidata</a> è il nuovo, ambizioso, progetto di Wikimedia Deutschland: la sussidiaria tedesca della fondazione che gestisce Wikipedia. Annunciato venerdì scorso, Wikidata ha ufficialmente iniziato a esistere da lunedì, quando sono stati aperti gli uffici. Ancora in embrione, sarà un database della conoscenza enciclopedica di Wikipedia.</p>
<p>Nella circostanza, il termine database si riferisce genericamente a un archivio di dati strutturati: Wikidata – almeno, nelle premesse – non aspira a realizzare un nuovo Data Base Management System (DBMS). Quando sarà pronto, il progetto cambierà l&#8217;approccio alla modifica delle voci del glossario di Wikipedia. In modo centralizzato.</p>
<p>Una descrizione efficace di Wikidata è tra <a href="http://meta.wikimedia.org/wiki/Wikidata/FAQ#What_is_the_goal_of_Wikidata.3F">le domande più frequenti</a>. Oggi, ad esempio, il nome di battesimo e la data di nascita d’un personaggio pubblico sono indicate sugli articoli dagli editori di Wikipedia. Con Wikidata, queste informazioni potranno essere esportate in tutte le lingue: un aiuto per le enciclopedie meno curate.</p>
 <p>
L’integrazione di Wikidata, quindi, aspira ad aumentare il volume di informazioni fornite da Wikipedia nelle versioni regionali, avvicinandole all’originale in lingua inglese. La novità è destinata a cambiare il sistema di modifica degli articoli: anziché redigere dei documenti ex novo, è probabile che si tradurranno gli originali.</p>
<p>Gli sviluppatori di Wikimedia non hanno ancora deciso come avverrà, in concreto, la modifica del sistema. Tuttavia, è presumibile un’interfaccia per accedere ai cataloghi di <code>gettext</code> e suggerire la propria traduzione dei paragrafi. Sarà sempre possibile modificare il contenuto degli articoli: la soluzione è tuttora in fase di studio.</p>
<p>Wikidata s’ispira a Wikimedia Commons, l’archivio dei contenuti multimediali di Wikipedia: non è stata redatta una tabella di marcia, perché i compiti sono in via di definizione. Il database è sostenuto da Allen Institute for Artificial Intelligence, Gordon and Betty Moore Foundation e Google che hanno donato in tutto 1,3€ milioni.</p>
<p>Via | <a href="http://www.wikimedia.de/wiki/Pressemitteilungen/PM_3_12_Wikidata_EN">Wikimedia</a></p>
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    <title type="html">OpenStreetMap ha rilasciato i dati “grezzi” con la mappatura dei GPS</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-04-02T09:00:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-02T09:00:28+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>embedded</dc:subject><dc:subject>archivi topografici</dc:subject><dc:subject>formati di documento</dc:subject><dc:subject>mappature stradali</dc:subject><dc:subject>posizionamento geografico</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[OpenStreetMap, il progetto di mappatura stradale in crowdsourcing, ha concluso il periodo d’adozione delle licenze di Creative Commons col rilascio dei dati “grezzi” acquisiti dai Global[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9729/openstreetmap-ha-rilasciato-i-dati-grezzi-con-la-mappatura-dei-gps"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/openstreetmap_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="OpenStreetMap" /><a href="http://www.openstreetmap.org/">OpenStreetMap</a>, il progetto di mappatura stradale in <em>crowdsourcing</em>, ha concluso <a href="http://www.ossblog.it/post/9663/openstreetmap-e-vicino-ad-adottare-la-propria-licenza-sui-contributi">il periodo d’adozione</a> delle licenze di Creative Commons col rilascio dei dati “grezzi” acquisiti dai Global Positioning System Receiver (GPSr) negli ultimi sette anni. Sono 55Gb di informazioni sotto By-SA 2.0, utilizzabili per statistiche o quant’altro.</p>
<p>È <a href="http://planet.osm.org/gps/">l’archivio più grande</a> della categoria: il file di testo, compresso, occupa 7Gb e riporta il tracciamento di 2.770.233.904 punti. Il documento non include <em>metadata</em> e consiste nella somma dei punti tracciati dai contributori di OpenStreetMap fino al maggio del 2010, quand’è iniziata la transizione a Open Database License (<a href="http://opendatacommons.org/licenses/odbl/1-0/">ODbL</a>) 1.0.</p>
<p>Ad ogni modo, il rilascio di OpenStreetMap ha un’importanza relativa per gli utenti: la documentazione pubblicata si presta maggiormente al <em>benchmarking</em> per le applicazioni che interpretano i dati acquisiti dai GPSr. È un archivio interessante per gli sviluppatori e, soprattutto, una dimostrazione della “vivacità” di OpenStreetMap.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.osmfoundation.org/2012/04/01/bulk-gps-point-data/">OpenStreetMap</a></p>
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    <title type="html">OpenStreetMap è vicino ad adottare la propria licenza sui contributi</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2012-03-14T10:00:18+00:00</published>
    <updated>2012-03-14T10:00:18+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>licenze di rilascio</dc:subject><dc:subject>mappe stradali</dc:subject><dc:subject>posizionamento geografico</dc:subject><dc:subject>progetti a contribuzione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[OpenStreetMap, festeggiata l’adozione da parte di Apple e Foursquare, si prepara a lasciare Creative Commons. Partendo dal 1 aprile, infatti, i contributi inseriti da chi non abbia sottoscritto il[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9663/openstreetmap-e-vicino-ad-adottare-la-propria-licenza-sui-contributi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/openstreetmap_01.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="OpenStreetMap" /><a href="http://www.openstreetmap.org/">OpenStreetMap</a>, festeggiata l’adozione da parte di Apple e Foursquare, si prepara a lasciare Creative Commons. Partendo dal 1 aprile, infatti, i contributi inseriti da chi non abbia sottoscritto il cambio di licenza saranno rimossi dal database. Una scelta destinata a influire su tutti i servizi che hanno abbracciato la piattaforma.</p>
<p>In alternativa, i contributori possono scegliere di rilasciare i contenuti come pubblico dominio. Il processo di transizione è iniziato nel 2010, data alla quale risalgono proprio quelle mappe implementate da iPhoto: al posto di Creative Commons, OpenStreetMap adotterà Open Database License (<a href="http://opendatacommons.org/licenses/odbl/1-0/">ODbL</a>) 1.0 — redatta da <a href="http://opendatacommons.org/">Open Data Commons</a>.</p>
<p>Gli utenti non dovrebbero avvertire grandi differenze perché i contributi accettati dal maggio del 2010 sono già compatibili col cambio di licenza. Sono i possessori di iPhoto, passato a OpenStreetMap, che accuseranno qualche problema: tutte le mappe rilasciate sotto Creative Commons saranno “congelate” e disponibili separatamente.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/news/item/OpenStreetMap-completing-move-to-Open-Database-Licence-1471061.html">The H Open</a></p>
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    <title type="html">Un problema, per le Open Educational Resource (OER), sono le licenze</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-27T09:00:56+00:00</published>
    <updated>2011-10-27T09:00:56+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>istruzione in rete</dc:subject><dc:subject>licenze di rilascio</dc:subject><dc:subject>pubblicazioni accademiche</dc:subject><dc:subject>risorse per l’educazione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Ahrash Bissell, manager del Monterey Institute e direttore di ccLearn per Creative Commons, sostiene che la comunità scientifica commetta un errore a selezionare il pubblico dominio, come scelta[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8537/un-problema-per-le-open-educational-resource-oer-sono-le-licenze"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/openeducation.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Open Education" />Ahrash Bissell, manager del Monterey Institute e direttore di ccLearn per Creative Commons, sostiene che la comunità scientifica commetta un errore a selezionare il pubblico dominio, come scelta predefinita per i propri documenti. L’opinione è stata esposta durante l’<a href="http://openedconference.org/2011/">Open Education 2011</a> di Utah, una conferenza che si chiuderà oggi.</p>
<p>L’atteggiamento di Bissell può sembrare contraddittorio, rispetto all’istituzione che rappresenta. Eppure, Creative Commons suggerisce l’utilizzo della licenza BY per le Open Educational Resource (OER), anziché il pubblico dominio. Queste ultime sono delle pubblicazioni accademiche di carattere scientifico aperte alla contribuzione.</p>
<p>Creative Commons è particolarmente impegnata sulle OER, tanto da aver appena rilasciato <a href="http://www.ossblog.it/post/8507/creative-commons-ha-pubblicato-la-prima-bozza-di-specifiche-per-lrmi">una bozza</a> di LRMI per renderle “semantiche”. CC0 è ideale per <a href="http://www.ossblog.it/post/8335/le-biblioteche-europee-licenziano-il-pubblico-dominio-sfruttando-cc0">i documenti da distribuire</a>, non da modificare: il pubblico dominio è più complesso di quanto possa sembrare, per chi intende ammettere la contribuzione. Perciò, Bissell suggerisce BY.</p>
<p>Via | <a href="http://opensource.com/education/11/10/licensing-really-most-important-question-oer">opensource.com</a></p>
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    <title type="html">Creative Commons ha pubblicato la prima bozza di specifiche per LRMI</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-24T13:00:48+00:00</published>
    <updated>2011-10-24T13:00:48+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>webdev</dc:subject><dc:subject>gestione dei documenti</dc:subject><dc:subject>motori di ricerca</dc:subject><dc:subject>pubblicazioni accademiche</dc:subject><dc:subject>risorse educative</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Creative Commons ha annunciato la disponibilità della prima bozza di Learning Resource Metadata Initiative (LRMI), un nuovo standard per l’identificazione dei documenti orientati all’educazione. Il[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8507/creative-commons-ha-pubblicato-la-prima-bozza-di-specifiche-per-lrmi"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/learningresourcemetadatainitiativelrmi.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Learning Resource Metadata Initiative (LRMI)" />Creative Commons ha annunciato la disponibilità della prima bozza di <a href="http://www.lrmi.net/">Learning Resource Metadata Initiative (LRMI)</a>, un nuovo standard per l’identificazione dei documenti orientati all’educazione. Il progetto è stato realizzato per adeguare il <em>markup</em> delle pagine web alle esigenze di schema.org, <a href="http://www.downloadblog.it/post/14385/bing-google-e-yahoo-con-schemaorg-per-la-ricerca-semantica-del-web">il protocollo</a> di Bing, Google e Yahoo.</p>
<p>In sostanza, LRMI colma le lacune di schema.org sui documenti per la divulgazione scientifica e l’apprendimento. È un set di proprietà da associare alle marcature dei contenuti in HTML5 per migliorare il riconoscimento da parte dei motori di ricerca, sfruttando i Rich Snippet di Google o gli equivalenti implementati da Bing e Yahoo.</p>
<p>Rispetto alle risorse già esistenti, LRMI abbraccia i <em>microdata</em> scelti da schema.org al posto di RDFa. Utilizzando le nuove specifiche, chi crea dei documenti a scopo educativo può usufruire delle funzioni più avanzate dei motori di ricerca. Abbandonando una volta per tutte il sistema deprecato (e inefficiente) delle parole-chiave.</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/29619">Creative Commons</a></p>
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    <title type="html">Creative Commons 4.0 è in dirittura d&#039;arrivo dal meeting di Varsavia</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-15T13:00:41+00:00</published>
    <updated>2011-10-15T13:00:41+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>creative commons 4.0</dc:subject><dc:subject>global summit</dc:subject><dc:subject>open source</dc:subject><dc:subject>slovak republic</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È iniziata la stesura delle bozze per il set di licenze Creative Commons 4.0, che con tutta probabilità saranno pubblicate soltanto per i primi mesi del 2012. L&amp;#8217;avvio dei lavori è coinciso[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8419/creative-commons-40-e-in-dirittura-darrivo-dal-meeting-di-varsavia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/creativecommons40.jpg" class="post" border="0" width="586" height="328" alt="Creative Commons 4.0" /><br clear="all" /></p>
<p>È iniziata la stesura delle bozze per il set di licenze Creative Commons 4.0, che con tutta probabilità saranno pubblicate soltanto per i primi mesi del 2012. L&#8217;avvio dei lavori è coinciso col quinto <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/29237">Global Summit</a> tenutosi a Varsavia, in Polonia, lo scorso 29 settembre. La novità più interessante riguarda l&#8217;annullamento del <em>porting</em>.</p>
<p>Le licenze CC, infatti, sono state adattate a oltre cinquecento giurisdizioni nazionali, per adeguarsi alle normative dei vari Paesi del mondo. Tuttavia, il 72% dei contenuti licenziati utilizza le versioni <em>unported</em> delle licenze: <a href="http://www.technollama.co.uk/cc-4-0-an-end-to-porting-creative-commons-licenses">un passo indietro</a>, rispetto alle versioni 1.0/2.0, che ha convinto a eliminare le modifiche regionali.</p>
<p>CC 4.0 porta con sé un&#8217;ulteriore semplificazione. A costo di rendere più lungo il percorso di perfezionamento delle licenze, l&#8217;aggiornamento prenderà in considerazione <a href="http://www.slideshare.net/technollama/creative-commons-enforcement">i casi più eclatanti</a> delle giurisprudenze nazionali per offrire <strong>un&#8217;unica soluzione valida per tutti</strong>. Un ripensamento su cui dibattere: basta a risolvere i conflitti?</p>
<p>Via | <a href="http://opensource.com/government/11/10/creative-commons-40-horizon">opensource.com</a></p>
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    <title type="html">Le biblioteche europee licenziano il pubblico dominio sfruttando CC0</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-10-07T07:00:52+00:00</published>
    <updated>2011-10-07T07:00:52+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>biblioteche europee</dc:subject><dc:subject>consiglio d'europa</dc:subject><dc:subject>diritto d'autore</dc:subject><dc:subject>pubblico dominio</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La Conference of European National Librarians (CENL), un organismo del Consiglio d&amp;#8217;Europa, ha deciso di licenziare le opere di pubblico dominio in possesso delle biblioteche europee sotto[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8335/le-biblioteche-europee-licenziano-il-pubblico-dominio-sfruttando-cc0"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/cenl.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Foundation Conference of European National Librarians (CENL)" />La <a href="http://web3.nlib.ee/cenl/">Conference of European National Librarians (CENL)</a>, un organismo del Consiglio d&#8217;Europa, ha deciso di licenziare le opere di pubblico dominio in possesso delle biblioteche europee sotto <a href="http://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/">Creative Commons Zero (CC0)</a>. Il voto, tenutosi a un meeting presso la Biblioteca Reale di Danimarca, ha preso spunto dalla decisione di Europeana.</p>
<p><a href="http://www.europeana.eu/">Europeana</a> è un laboratorio di ricerca attraverso i contenuti degli archivi, delle biblioteche, delle collezioni e dei musei dei Paesi aderenti alla comunità europea: col nuovo <a href="http://www.version1.europeana.eu/web/europeana-project/newagreement">Data Exchange Agreement</a>, pubblicato il 22 settembre scorso, tutte le opere (di pubblico dominio) monitorate dalla fondazione sono licenziate utilizzando CC0.</p>
<p>La scelta d&#8217;adottare CC0 per il pubblico dominio a livello comunitario aiuterà il riutilizzo delle opere artistiche, letterarie e scientifiche in possesso delle biblioteche per scopi educativi e/o commerciali. Una mossa in netto contrasto con l&#8217;onerosa decisione, dell&#8217;Unione Europea, d&#8217;<a href="http://www.ossblog.it/post/8151/estendere-il-copyright-costera-piu-di-1e-miliardo-allunione-europea">estendere il copyright</a> di ulteriori vent&#8217;anni.</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/29386">Creative Commons</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Freesound 2.0, l&#039;occasione per il ritiro della licenza Sampling+ 1.0</title>
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    <id>http://www.ossblog.it/?p=8077</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-09-12T13:00:03+00:00</published>
    <updated>2011-09-12T13:00:03+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>audio</dc:subject><dc:subject>cc0</dc:subject><dc:subject>freesound 2.0</dc:subject><dc:subject>pubblico dominio</dc:subject><dc:subject>sampling+ 1.0</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Freesound 2.0 è la nuova versione dell&amp;#8217;omonimo portale, che contiene un enorme database di suoni per gli utilizzi più disparati. L&amp;#8217;aggiornamento è di giovedì scorso: Freesound,[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8077/freesound-20-loccasione-per-il-ritiro-della-licenza-sampling-10"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/freesound.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Freesound" /><a href="http://www.freesound.org/">Freesound 2.0</a> è la nuova versione dell&#8217;omonimo portale, che contiene un enorme database di suoni per gli utilizzi più disparati. L&#8217;aggiornamento è di giovedì scorso: Freesound, attivo dal 2005, è stata la principale piattaforma a utilizzare la licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/sampling+/1.0/">Sampling+ 1.0</a> di Creative Commons. Con l&#8217;occasione quest&#8217;ultima <a href="http://creativecommons.org/retiredlicenses">è stata deprecata</a>.</p>
<p>Gli utenti di Freesound avevano risposto già nel 2006 a un sondaggio su quali licenze mantenere e quali abbandonare per la condivisione degli effetti sonori. Il portale prevede esclusivamente l&#8217;uso delle licenze di Creative Commons e Sampling+, proposta pure in <a href="http://creativecommons.org/licenses/nc-sampling+/1.0/">una variante non-commerciale</a>, è rimasta per anni la scelta predefinita.</p>
<p>Tuttavia, Creative Commons aveva introdotto CC0 in aprile: è una licenza concepita espressamente per <a href="http://www.ossblog.it/post/7636/creative-commons-cc0">il software rilasciato sotto pubblico dominio</a>. Freesound 2.0 ha scelto di sostituire Sampling+ con CC0. Inoltre è possibile rilasciare i suoni come CC-BY o CC-BY-NC. Così Sampling+ è stata ritirata ufficialmente da Creative Commons.</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/28874">Creative Commons</a></p>
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    <title type="html">Sintel è stato rilasciato in un formato orientato al cinema digitale</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-02-20T09:00:32+00:00</published>
    <updated>2011-02-20T09:00:32+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>video</dc:subject><dc:subject>blender</dc:subject><dc:subject>cinegrid amsterdam</dc:subject><dc:subject>digital cinema</dc:subject><dc:subject>sintel</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sintel, il cortometraggio animato della Blender Foundation, è stato riproposto nel formato a 4k (cioè 4096&amp;#215;1744 pixel) per il cinema digitale. È il primo progetto a distribuire un prodotto[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7431/sintel-4k"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/cinegridamsterdam.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Cinegrid Amsterdam" />Sintel, <a href="http://www.ossblog.it/post/6807/blender-foundation-ha-pubblicato-sintel-il-nuovo-film-danimazione">il cortometraggio</a> animato della Blender Foundation, <a href="http://www.sintel.org/news/sintel-4k-version-available/">è stato riproposto</a> nel formato a 4k (cioè 4096&#215;1744 pixel) per il cinema digitale. È il primo progetto a distribuire un prodotto completo sotto licenza Creative Commons, come Attribuzione 3.0, in questa versione. Ciò è stato possibile grazie al consorzio <a href="http://cinegrid.nl/">Cinegrid Amsterdam</a>.</p>
<p>Può sembrare una banale riconversione di un filmato già visto, invece è un passo importante perché il 4k è destinato a diventare lo standard del futuro per il cinema digitale. Le tecnologie in uso per la codifica dei filmati in 4k sono pressoché tutte proprietarie e prevedono sistemi per tutelare il Digital Rights Management (DRM).</p>
<p>La Blender Foundation, in associazione con Cinegrid, prevede la creazione di pipeline per strumenti di codifica 4k <em>open source</em>. Sintel <a href="http://media.xiph.org/sintel/">è scaricabile</a> nel nuovo formato, nonché in <a href="http://www.sintel.org/production/sintel-the-hd-version-scaled-from-4k/">una riproposizione</a> ad alta definizione “riscalata” dall&#8217;ultima codifica. Il corto è attualmente in distribuzione ai partner di Cinegrid, in tutto il mondo.</p>
<p>Via | <a href="https://creativecommons.org/weblog/entry/26621">Creative Commons</a></p>
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    <title type="html">Un manifesto per l&#039;open government: cittadini per i raw data in Italia</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2010-11-03T11:00:19+00:00</published>
    <updated>2010-11-03T11:00:19+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>ministero per l'innovazione</dc:subject><dc:subject>open government</dc:subject><dc:subject>pubblica amministrazione</dc:subject><dc:subject>raw data</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il progetto che mi accingo a presentare non è un&amp;#8217;iniziativa istituzionale, ma una proposta dal basso (come si suol dire). È un gruppo di cittadini, coinvolti a vario titolo nella pubblica[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6979/un-manifesto-per-lopen-government-cittadini-per-i-raw-data-in-italia"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/repubblicaitaliana.png" class="post" border="0" align="left" width="250" height="250" alt="Repubblica Italiana" />Il progetto che mi accingo a presentare non è un&#8217;iniziativa istituzionale, ma una proposta dal basso (come si suol dire). È <a href="http://www.datagov.it/chi-siamo/">un gruppo di cittadini</a>, coinvolti a vario titolo nella pubblica amministrazione, che ha costituito l&#8217;Associazione Italiana per l&#8217;<em>Open Government</em> con l&#8217;intento di sensibilizzare all&#8217;introduzione dei <em>raw data</em> nel Paese. Spesso abbiamo parlato della necessità di rivoluzionare l&#8217;approccio alla politica.</p>
<p>Qualcosa si sta già muovendo grazie ad alcuni servizi di <a href="http://www.ossblog.it/post/6945/il-ministero-per-linnovazione-apre-agli-open-data-con-linea-amica">Linea Amica</a> e agli sforzi dei privati: molta strada dev&#8217;essere ancora percorsa. Il primo tassello è <a href="http://www.datagov.it/">la stesura di un manifesto</a> che identifichi i punti essenziali al dialogo tra governo e cittadinanza. La redazione è aperta al contributo di tutti grazie a <a href="http://www.facebook.com/opengovitalia">una pagina su Facebook</a> per raccogliere commenti, critiche, suggerimenti. Non è un&#8217;iniziativa politicamente ideologizzata.</p>
<p>L&#8217;Associazione raccoglie <a href="http://www.datagov.it/data-sets-italiani/">una lista di progetti</a> basati sulla distribuzione degli open data, riportandone fonti e tipologie. Il sito propone un sondaggio su quali siano le informazioni che dovrebbero essere liberate per prime: com&#8217;è prevedibile, i risultati vedono un netto vantaggio dei bilanci della pubblica amministrazione sulle altre opzioni. In meno di un giorno d&#8217;attività l&#8217;iniziativa ha già riscosso un discreto successo.</p>
<p>Immagine | <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emblema_della_Repubblica_Italiana">Wikipedia</a></p>
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    <title type="html">Il Ministero per l&#039;Innovazione apre agli open data con Linea Amica</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2010-10-28T09:00:33+00:00</published>
    <updated>2010-10-28T09:00:33+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>internet</dc:subject><dc:subject>linea amica</dc:subject><dc:subject>ministero per l'innovazione</dc:subject><dc:subject>pubblica amministrazione</dc:subject><dc:subject>renato brunetta</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Domenica si parlava di open data in relazione ai pregiudizi sociali: purtroppo la discussione ha preso una piega diversa dall&amp;#8217;intento dell&amp;#8217;editoriale, ma per fortuna la situazione[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6945/il-ministero-per-linnovazione-apre-agli-open-data-con-linea-amica"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/lineaamica.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="186" alt="Linea Amica" />Domenica si parlava di <a href="http://www.ossblog.it/post/6928/e-possibile-che-gli-open-data-aiutino-a-combattere-i-pregiudizi-sociali">open data in relazione ai pregiudizi</a> sociali: purtroppo la discussione ha preso una piega diversa dall&#8217;intento dell&#8217;editoriale, ma per fortuna la situazione italiana offre degli spunti più interessanti. Il <a href="http://www.downloadblog.it/tag/ministero+per+l%27innovazione">Ministero per l&#8217;Innovazione</a>, guidato da Renato Brunetta, sta lavorando a delle nuove iniziative e possiamo escludere le premesse che hanno sempre caratterizzato la loro recensione.</p>
<p>Introducendo le novità istituzionali abbiamo sempre dovuto sottolineare che non si trattava di open data. Fino a ieri, perché <a href="http://www.lineaamica.gov.it/">Linea Amica</a> (il servizio di feedback sull&#8217;efficienza della pubblica amministrazione) ha finalmente adottato gli open data. Non si tratta del protocollo di Microsoft, ma il progetto è conforme agli standard internazionali ed <a href="http://www.formez.it/iodl/">è stata coniata una licenza</a> compatibile con le Creative Commons.</p>
<p>I particolari dell&#8217;iniziativa, &#8220;esternalizzata&#8221; a Formez PA, sono <a href="http://www.lineaamica.gov.it/rubricapa/opendata.php">consultabili sul sito di Linea Amica</a>. La licenza IODL 1.0 ideata da Formez PA è conforme, oltre alle Creative Commons, a quegli <a href="http://www.opendatacommons.org/">Open Data Commons</a> formalizzati dai Paesi anglosassoni. La banca dati può essere scaricata in formato CSV previa inserimento di alcuni dati personali: si poteva fare molto di più, ma è comunque un inizio incoraggiante.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.iwa.it/disegni-di-legge/open-data-nelle-pa-si-comincia/">IWA Italy</a></p>
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    <title type="html">Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2010-10-14T09:00:16+00:00</published>
    <updated>2010-10-14T09:00:16+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>creative commons</dc:subject><dc:subject>europeana</dc:subject><dc:subject>open source</dc:subject><dc:subject>public domain mark</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Creative Commons, l&amp;#8217;organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. Public Domain Mark 1.0 è la[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6880/creative-commons-ha-introdotto-il-public-domain-mark"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/europeana.jpg" class="post" border="0" align="left" width="194" height="280" alt="Europeana" />Creative Commons, l&#8217;organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. <a href="http://creativecommons.org/publicdomain/mark/1.0/">Public Domain Mark 1.0</a> è la licenza concepita per identificare quei progetti che sono concepiti per il pubblico dominio. Oltre alla nota formula che prevede di comporre termini di licenza selezionando una delle opzioni tra attribuzione, uso commerciale/non commerciale e modifica dell&#8217;opera originale, Creative Commons offriva già degli strumenti per semplificare l&#8217;identificazione delle licenze esistenti (tra cui la <a href="http://creativecommons.org/choose/cc-gpl">GNU/GPL</a> e la <a href="http://creativecommons.org/choose/cc-lgpl">GNU/LGPL</a>).</p>
<p>L&#8217;introduzione del Public Domain Mark rientra in quest&#8217;ultimo programma. Non si tratta di rivedere il concetto di pubblico dominio, ma di sfruttare degli strumenti per renderlo immediatamente riconoscibile. Il senso è quello di abbattere le barriere tra istituzioni e utenti: il problema più evidente dei termini legali è la difficoltà nel comprendere cosa sia lecito e cosa, invece, no. Creative Commons ha predisposto <a href="http://creativecommons.org/choose/mark/">un rapido <em>wizard</em></a> per aiutare chi amministra la divulgazione dei contenuti ad applicare il PDM e nella definizione per l&#8217;utente finale ha incluso delle note per semplificarne la lettura.</p>
<p>Com&#8217;è consuetudine di Creative Commons, per rendere più efficace la spiegazione del Public Domain Mark è stato fatto un esempio concreto. Si tratta di <a href="http://www.europeana.eu/">Europeana</a>, un portale finanziato dall&#8217;Unione Europea che è tradotto in pressoché ogni lingua comunitaria e raccoglie contenuti multimediali dai musei e dalle gallerie di tutto il continente. Europeana propone contenuti di pubblico dominio ed è stata la prima ad abbracciare il PDM perché i cittadini possano capire immediatamente i termini legali che proteggono le opere. Europeana è anche in italiano e mostra contributi dal nostro Paese.</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/23830">Creative Commons</a></p>
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    <title type="html">Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln.</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2010-10-13T11:00:43+00:00</published>
    <updated>2010-10-13T11:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>microsoft</dc:subject><dc:subject>creative commons</dc:subject><dc:subject>gates foundation</dc:subject><dc:subject>hewlett foundation</dc:subject><dc:subject>next gen learning challenges</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[The Bill &amp;#038; Melinda Gates Foundation ha annunciato un finanziamento di $20 mln. a Next Gen Learning Challenges, un progetto per aiutare gli studenti a rischio d&amp;#8217;abbandono degli studi[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6875/bill-gates-finanzia-next-gen-learning-challenges-con-20-mln"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/nextgenerationlearningchallenges.jpg" class="post" border="0" width="586" height="84" alt="Next Generation Learning Challenges" /><br clear="all" /></p>
<p>The Bill &#038; Melinda Gates Foundation ha annunciato <a href="http://nextgenlearning.com/the-community/blog/2010/10/11/next-generation-learning-challenges">un finanziamento di $20 mln.</a> a <a href="http://nextgenlearning.com/">Next Gen Learning Challenges</a>, un progetto per aiutare gli studenti a rischio d&#8217;abbandono degli studi con la tecnologia. Il programma aveva già incassato l&#8217;appoggio di fondazioni del calibro di <a href="http://www.hewlett.org/">The William and Flora Hewlett Foundation</a>. Qual è la notizia, allora? È presto detto.</p>
<p>Il progetto cui lo stesso Bill Gates ha accordato pubblicamente l&#8217;appoggio in <a href="http://news.cnet.com/8301-13860_3-20019107-56.html">un&#8217;intervista</a> parla in modo chiaro di <em>open licensing</em> e richiede, per la partecipazione al bando di concorso, l&#8217;utilizzo di una licenza Creative Commons. Next Gen ha indetto un <em>contest</em> per raccogliere nuove idee riguardo la propria missione e imposto CC-BY per l&#8217;accettazione dei progetti.</p>
<p>Ciò che può sembrare un dettaglio trascurabile è in realtà molto importante. Specie perché Gates, per nulla impressionato dalla parziale contraddizione, ha identificato in questo tipo di iniziative «l&#8217;unica speranza» per il futuro. Certo, Gates non si occupa più in prima persona di Microsoft: qualcosa, però, si sta muovendo. Speriamo che pure Steve Ballmer lo colga.</p>
<p>Via | <a href="http://www.nytimes.com/2010/10/11/technology/11online.html">The New York Times</a></p>
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    <title type="html">Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l&#039;educazione libera</title>
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    <published>2010-10-03T11:00:08+00:00</published>
    <updated>2010-10-03T11:00:08+00:00</updated>
    <dc:subject>creative-commons</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>creative commons</dc:subject><dc:subject>free to learn</dc:subject><dc:subject>hal plotkin</dc:subject><dc:subject>open educational resources</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Free to Learn è idealmente il seguito di Free Culture, l&amp;#8217;opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione de facto, è tempo di[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6806/hal-plotkin-ha-scritto-free-to-learn-una-guida-per-leducazione-libera"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/freetolearn.png" class="post" border="0" align="left" width="210" height="280" alt="Free to Learn" /><a href="http://wiki.creativecommons.org/Free_to_Learn_Guide">Free to Learn</a> è idealmente il seguito di <a href="http://www.free-culture.cc/">Free Culture</a>, l&#8217;opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione <em>de facto</em>, è tempo di passare all&#8217;azione: Hal Plotkin (autore dell&#8217;e-book) introduce e cerca di spiegare il concetto di Open Educational Resources (OER) rivolgendosi agli educatori. L&#8217;intento è quello di sensibilizzare all&#8217;uso di strumenti liberi per l&#8217;istruzione con o, senza l&#8217;appoggio delle istituzioni scolastiche e accademiche. Ciò è teso ad aumentare le possibilità d&#8217;apprendimento, riducendo i costi a carico di insegnanti e studenti. In Italia si tradurrebbe anche in una esplicita campagna di boicottaggio al monopolio della cultura imposto dall&#8217;editoria per l&#8217;istruzione.</p>
<p>Le OER sono risorse culturali disponibili come pubblico dominio, oppure rilasciate sotto licenze permissive che ne consentono la libera modifica e distribuzione attraverso i canali più disparati. Il riferimento a Creative Commons, ecc. è tutt&#8217;altro che sottinteso. Le argomentazioni di Plotkin non si limitano certo alla riduzione dei costi: il notevole vantaggio delle OER consiste piuttosto nella crescita di ricerca e sviluppo offerto dalla scrittura collaborativa. Una contraddizione evidente con le consuetudini editoriali che anche nel nostro Paese evidenziano i limiti dell&#8217;esclusività del diritto d&#8217;autore in ambito educativo. In alternativa al modello tradizionale, Plotkin cita il caso di <a href="http://ocw.mit.edu/">OpenCourse Ware del MIT</a> e lo propone come riferimento.</p>
<p>La scarsa attenzione delle istituzioni alle OER è dovuta a numerosi fattori. Non è soltanto una questione economica legata al mercato editoriale, ma anche un problema di consuetudini che i centri culturali faticano ad abbandonare. Traslando la situazione al caso italiano, le cosiddette &#8220;baronie&#8221; universitarie non sono granché inclini a riconoscere un rapporto paritario tra insegnante e discente per una crescita collettiva. Retaggio di un sistema gerarchico di ostacolo alla meritocrazia che il modello delle OER è destinato a sgretolare. La diffusione in rete delle scoperte scientifiche e la modifica collaborativa delle pubblicazioni divulgative è un&#8217;importante risorsa educativa di cui studenti, ricercatori e insegnanti non possono continuare a ignorare l&#8217;esistenza in eterno.</p>
 <p>
Oltre all&#8217;iniziativa del MIT, Plotkin riprende <a href="http://www.nature.com/scitable">Scitable di Nature</a> (la popolare rivista di divulgazione scientifica): il fatto che persino una pubblicazione tradizionale abbia abbracciato le OER è sintomo di come queste non siano in contraddizione con la sopravvivenza economica di un progetto editoriale standard. Nature è una testata di tipo tradizionale, a capitale privato e slegata dal sistema educativo statunitense. Benché consapevole di dover provvedere alla propria sopravvivenza economica, Nature non ha rigettato le OER e, al contrario, ha scelto di farne un valore aggiunto alla trasmissione didattica frontale. Un esempio importante del connubio tra esigenze di mercato e libertà d&#8217;informazione che contraddice le critiche.</p>
<p>Il capitolo più importante di Free to Learn riguarda lo spostamento delle OER da un ambito pionieristico al <em>mainstream</em> dell&#8217;educazione collegiale. Plotkin ha interpellato vari professionisti delle università che hanno aperto programmi di OER per meglio comprendere come queste possano inserirsi a complemento dei metodi d&#8217;insegnamento consolidati. Si scopre così che negli USA il fenomeno è tutt&#8217;altro che isolato: senza sminuire le iniziative italiane (il libro è incentrato sulla situazione degli Stati Uniti), oltre al Massachusetts anche Washington ha provveduto a creare un servizio di OER con la <a href="http://opencourselibrary.wikispaces.com/Open+Educational+Resources">Open Course Library</a>. Il ruolo delle comunità dei college è strategico per il rinnovamento dell&#8217;educazione statunitense.</p>
<p>Lo stesso Free to Learn non è offerto come una semplice lettura. L&#8217;<a href="http://wiki.creativecommons.org/Free_to_Learn_Guide/Index_of_OER_Resources">elenco delle risorse utili</a> alla creazione di un programma OER sul modello dei progetti esistenti è coniugato all&#8217;arricchimento della pubblicazione di Plotkin in forma di wiki. Cultura ed educazione non sono saperi statici, perciò anche gli strumenti di divulgazione devono adeguarsi al continuo aggiornamento di dati, scoperte e innovazioni come pure <a href="http://www.downloadblog.it/post/13128/oltre-wikileaks-il-futuro-del-giornalismo-con-la-diffusione-dei-dati-grezzi">dovrebbe avvenire per il giornalismo</a>. Free to Learn offre spunti di sicuro interesse sia per chi approccia l&#8217;argomento per la prima volta, sia per chi è interessato ad approfondire il dibattito sulle OER e il superamento del concetto di proprietà intellettuale nell&#8217;istruzione. L&#8217;e-book è soltanto in lingua inglese.</p>
<p>Via | <a href="http://creativecommons.org/weblog/entry/23591">Creative Commons</a></p>
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