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Creative Commons

Un problema, per le Open Educational Resource (OER), sono le licenze

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Internet

Open EducationAhrash Bissell, manager del Monterey Institute e direttore di ccLearn per Creative Commons, sostiene che la comunità scientifica commetta un errore a selezionare il pubblico dominio, come scelta predefinita per i propri documenti. L’opinione è stata esposta durante l’Open Education 2011 di Utah, una conferenza che si chiuderà oggi.

L’atteggiamento di Bissell può sembrare contraddittorio, rispetto all’istituzione che rappresenta. Eppure, Creative Commons suggerisce l’utilizzo della licenza BY per le Open Educational Resource (OER), anziché il pubblico dominio. Queste ultime sono delle pubblicazioni accademiche di carattere scientifico aperte alla contribuzione.

Creative Commons è particolarmente impegnata sulle OER, tanto da aver appena rilasciato una bozza di LRMI per renderle “semantiche”. CC0 è ideale per i documenti da distribuire, non da modificare: il pubblico dominio è più complesso di quanto possa sembrare, per chi intende ammettere la contribuzione. Perciò, Bissell suggerisce BY.

Via | opensource.com

Creative Commons ha pubblicato la prima bozza di specifiche per LRMI

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Webdev

Learning Resource Metadata Initiative (LRMI)Creative Commons ha annunciato la disponibilità della prima bozza di Learning Resource Metadata Initiative (LRMI), un nuovo standard per l’identificazione dei documenti orientati all’educazione. Il progetto è stato realizzato per adeguare il markup delle pagine web alle esigenze di schema.org, il protocollo di Bing, Google e Yahoo.

In sostanza, LRMI colma le lacune di schema.org sui documenti per la divulgazione scientifica e l’apprendimento. È un set di proprietà da associare alle marcature dei contenuti in HTML5 per migliorare il riconoscimento da parte dei motori di ricerca, sfruttando i Rich Snippet di Google o gli equivalenti implementati da Bing e Yahoo.

Rispetto alle risorse già esistenti, LRMI abbraccia i microdata scelti da schema.org al posto di RDFa. Utilizzando le nuove specifiche, chi crea dei documenti a scopo educativo può usufruire delle funzioni più avanzate dei motori di ricerca. Abbandonando una volta per tutte il sistema deprecato (e inefficiente) delle parole-chiave.

Via | Creative Commons

Creative Commons 4.0 è in dirittura d'arrivo dal meeting di Varsavia

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Eventi

Creative Commons 4.0

È iniziata la stesura delle bozze per il set di licenze Creative Commons 4.0, che con tutta probabilità saranno pubblicate soltanto per i primi mesi del 2012. L’avvio dei lavori è coinciso col quinto Global Summit tenutosi a Varsavia, in Polonia, lo scorso 29 settembre. La novità più interessante riguarda l’annullamento del porting.

Le licenze CC, infatti, sono state adattate a oltre cinquecento giurisdizioni nazionali, per adeguarsi alle normative dei vari Paesi del mondo. Tuttavia, il 72% dei contenuti licenziati utilizza le versioni unported delle licenze: un passo indietro, rispetto alle versioni 1.0/2.0, che ha convinto a eliminare le modifiche regionali.

CC 4.0 porta con sé un’ulteriore semplificazione. A costo di rendere più lungo il percorso di perfezionamento delle licenze, l’aggiornamento prenderà in considerazione i casi più eclatanti delle giurisprudenze nazionali per offrire un’unica soluzione valida per tutti. Un ripensamento su cui dibattere: basta a risolvere i conflitti?

Via | opensource.com

Le biblioteche europee licenziano il pubblico dominio sfruttando CC0

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Curiosità

Foundation Conference of European National Librarians (CENL)La Conference of European National Librarians (CENL), un organismo del Consiglio d’Europa, ha deciso di licenziare le opere di pubblico dominio in possesso delle biblioteche europee sotto Creative Commons Zero (CC0). Il voto, tenutosi a un meeting presso la Biblioteca Reale di Danimarca, ha preso spunto dalla decisione di Europeana.

Europeana è un laboratorio di ricerca attraverso i contenuti degli archivi, delle biblioteche, delle collezioni e dei musei dei Paesi aderenti alla comunità europea: col nuovo Data Exchange Agreement, pubblicato il 22 settembre scorso, tutte le opere (di pubblico dominio) monitorate dalla fondazione sono licenziate utilizzando CC0.

La scelta d’adottare CC0 per il pubblico dominio a livello comunitario aiuterà il riutilizzo delle opere artistiche, letterarie e scientifiche in possesso delle biblioteche per scopi educativi e/o commerciali. Una mossa in netto contrasto con l’onerosa decisione, dell’Unione Europea, d’estendere il copyright di ulteriori vent’anni.

Via | Creative Commons

Freesound 2.0, l'occasione per il ritiro della licenza Sampling+ 1.0

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Audio

FreesoundFreesound 2.0 è la nuova versione dell’omonimo portale, che contiene un enorme database di suoni per gli utilizzi più disparati. L’aggiornamento è di giovedì scorso: Freesound, attivo dal 2005, è stata la principale piattaforma a utilizzare la licenza Sampling+ 1.0 di Creative Commons. Con l’occasione quest’ultima è stata deprecata.

Gli utenti di Freesound avevano risposto già nel 2006 a un sondaggio su quali licenze mantenere e quali abbandonare per la condivisione degli effetti sonori. Il portale prevede esclusivamente l’uso delle licenze di Creative Commons e Sampling+, proposta pure in una variante non-commerciale, è rimasta per anni la scelta predefinita.

Tuttavia, Creative Commons aveva introdotto CC0 in aprile: è una licenza concepita espressamente per il software rilasciato sotto pubblico dominio. Freesound 2.0 ha scelto di sostituire Sampling+ con CC0. Inoltre è possibile rilasciare i suoni come CC-BY o CC-BY-NC. Così Sampling+ è stata ritirata ufficialmente da Creative Commons.

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Sintel è stato rilasciato in un formato orientato al cinema digitale

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Video

Cinegrid AmsterdamSintel, il cortometraggio animato della Blender Foundation, è stato riproposto nel formato a 4k (cioè 4096×1744 pixel) per il cinema digitale. È il primo progetto a distribuire un prodotto completo sotto licenza Creative Commons, come Attribuzione 3.0, in questa versione. Ciò è stato possibile grazie al consorzio Cinegrid Amsterdam.

Può sembrare una banale riconversione di un filmato già visto, invece è un passo importante perché il 4k è destinato a diventare lo standard del futuro per il cinema digitale. Le tecnologie in uso per la codifica dei filmati in 4k sono pressoché tutte proprietarie e prevedono sistemi per tutelare il Digital Rights Management (DRM).

La Blender Foundation, in associazione con Cinegrid, prevede la creazione di pipeline per strumenti di codifica 4k open source. Sintel è scaricabile nel nuovo formato, nonché in una riproposizione ad alta definizione “riscalata” dall’ultima codifica. Il corto è attualmente in distribuzione ai partner di Cinegrid, in tutto il mondo.

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Un manifesto per l'open government: cittadini per i raw data in Italia

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Internet

Repubblica ItalianaIl progetto che mi accingo a presentare non è un’iniziativa istituzionale, ma una proposta dal basso (come si suol dire). È un gruppo di cittadini, coinvolti a vario titolo nella pubblica amministrazione, che ha costituito l’Associazione Italiana per l’Open Government con l’intento di sensibilizzare all’introduzione dei raw data nel Paese. Spesso abbiamo parlato della necessità di rivoluzionare l’approccio alla politica.

Qualcosa si sta già muovendo grazie ad alcuni servizi di Linea Amica e agli sforzi dei privati: molta strada dev’essere ancora percorsa. Il primo tassello è la stesura di un manifesto che identifichi i punti essenziali al dialogo tra governo e cittadinanza. La redazione è aperta al contributo di tutti grazie a una pagina su Facebook per raccogliere commenti, critiche, suggerimenti. Non è un’iniziativa politicamente ideologizzata.

L’Associazione raccoglie una lista di progetti basati sulla distribuzione degli open data, riportandone fonti e tipologie. Il sito propone un sondaggio su quali siano le informazioni che dovrebbero essere liberate per prime: com’è prevedibile, i risultati vedono un netto vantaggio dei bilanci della pubblica amministrazione sulle altre opzioni. In meno di un giorno d’attività l’iniziativa ha già riscosso un discreto successo.

Immagine | Wikipedia

Il Ministero per l'Innovazione apre agli open data con Linea Amica

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Internet

Linea AmicaDomenica si parlava di open data in relazione ai pregiudizi sociali: purtroppo la discussione ha preso una piega diversa dall’intento dell’editoriale, ma per fortuna la situazione italiana offre degli spunti più interessanti. Il Ministero per l’Innovazione, guidato da Renato Brunetta, sta lavorando a delle nuove iniziative e possiamo escludere le premesse che hanno sempre caratterizzato la loro recensione.

Introducendo le novità istituzionali abbiamo sempre dovuto sottolineare che non si trattava di open data. Fino a ieri, perché Linea Amica (il servizio di feedback sull’efficienza della pubblica amministrazione) ha finalmente adottato gli open data. Non si tratta del protocollo di Microsoft, ma il progetto è conforme agli standard internazionali ed è stata coniata una licenza compatibile con le Creative Commons.

I particolari dell’iniziativa, “esternalizzata” a Formez PA, sono consultabili sul sito di Linea Amica. La licenza IODL 1.0 ideata da Formez PA è conforme, oltre alle Creative Commons, a quegli Open Data Commons formalizzati dai Paesi anglosassoni. La banca dati può essere scaricata in formato CSV previa inserimento di alcuni dati personali: si poteva fare molto di più, ma è comunque un inizio incoraggiante.

Via | IWA Italy

Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Open Source

EuropeanaCreative Commons, l’organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. Public Domain Mark 1.0 è la licenza concepita per identificare quei progetti che sono concepiti per il pubblico dominio. Oltre alla nota formula che prevede di comporre termini di licenza selezionando una delle opzioni tra attribuzione, uso commerciale/non commerciale e modifica dell’opera originale, Creative Commons offriva già degli strumenti per semplificare l’identificazione delle licenze esistenti (tra cui la GNU/GPL e la GNU/LGPL).

L’introduzione del Public Domain Mark rientra in quest’ultimo programma. Non si tratta di rivedere il concetto di pubblico dominio, ma di sfruttare degli strumenti per renderlo immediatamente riconoscibile. Il senso è quello di abbattere le barriere tra istituzioni e utenti: il problema più evidente dei termini legali è la difficoltà nel comprendere cosa sia lecito e cosa, invece, no. Creative Commons ha predisposto un rapido wizard per aiutare chi amministra la divulgazione dei contenuti ad applicare il PDM e nella definizione per l’utente finale ha incluso delle note per semplificarne la lettura.

Com’è consuetudine di Creative Commons, per rendere più efficace la spiegazione del Public Domain Mark è stato fatto un esempio concreto. Si tratta di Europeana, un portale finanziato dall’Unione Europea che è tradotto in pressoché ogni lingua comunitaria e raccoglie contenuti multimediali dai musei e dalle gallerie di tutto il continente. Europeana propone contenuti di pubblico dominio ed è stata la prima ad abbracciare il PDM perché i cittadini possano capire immediatamente i termini legali che proteggono le opere. Europeana è anche in italiano e mostra contributi dal nostro Paese.

Via | Creative Commons

Bill Gates finanzia Next Gen Learning Challenges con $20 mln.

pubblicato da Federico Moretti in: Creative Commons Microsoft

Next Generation Learning Challenges

The Bill & Melinda Gates Foundation ha annunciato un finanziamento di $20 mln. a Next Gen Learning Challenges, un progetto per aiutare gli studenti a rischio d’abbandono degli studi con la tecnologia. Il programma aveva già incassato l’appoggio di fondazioni del calibro di The William and Flora Hewlett Foundation. Qual è la notizia, allora? È presto detto.

Il progetto cui lo stesso Bill Gates ha accordato pubblicamente l’appoggio in un’intervista parla in modo chiaro di open licensing e richiede, per la partecipazione al bando di concorso, l’utilizzo di una licenza Creative Commons. Next Gen ha indetto un contest per raccogliere nuove idee riguardo la propria missione e imposto CC-BY per l’accettazione dei progetti.

Ciò che può sembrare un dettaglio trascurabile è in realtà molto importante. Specie perché Gates, per nulla impressionato dalla parziale contraddizione, ha identificato in questo tipo di iniziative «l’unica speranza» per il futuro. Certo, Gates non si occupa più in prima persona di Microsoft: qualcosa, però, si sta muovendo. Speriamo che pure Steve Ballmer lo colga.

Via | The New York Times