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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-21T03:50:22+00:00</updated>
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    <title type="html">L’unico emendamento approvato dal Governo implica il software libero</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-12-13T08:00:31+00:00</published>
    <updated>2011-12-13T08:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>governo italiano</dc:subject><dc:subject>pubblica amministrazione</dc:subject><dc:subject>repubblica italiana</dc:subject><dc:subject>software libero</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9057/lunico-emendamento-approvato-dal-governo-implica-il-software-libero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/repubblicaitaliana.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Repubblica Italiana" />La manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento. Soltanto uno è stato approvato e questa volta riguarda proprio il software libero. La pubblica amministrazione è costretta a considerarlo.</p>
<p>Nello specifico l’emendamento è stato presentato da Marco Beltrandi – un deputato radicale – e scritto in collaborazione con Luca Nicotra, segretario di <a href="http://www.agoradigitale.org/">Agorà Digitale</a>. Il testo è molto sintetico, ma rappresenta una piccola vittoria: i bandi della pubblica amministrazione dovranno valutare l’impiego di software libero negli appalti.</p>
<p>La modifica riguarda l’Articolo 68 della Legge 82 del 7 marzo 2005 e successive modificazioni alla lettera D del Comma 1: «Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto». È un primo passo, fondamentale, verso un’apertura del Paese all’<em>open source</em> e al <em>free software</em>.</p>
 <p>
Ad esempio, un ulteriore obiettivo potrebbe essere il passaggio dalla “valutazione” alla “preferenza” per il software libero. Mai come in ambito legislativo le parole hanno un peso e, in mancanza di vincoli precisi, l’interpretazione della norma – nei casi specifici – può comunque penalizzare il successo dell’emendamento approvato.</p>
<p>Per fortuna l’attenzione al software libero è crescente e l’emendamento firmato da Beltrandi conforta il lavoro delle realtà in cui l’<em>open source</em> è già stato abbracciato. Convincendo anche quelle meno abituate alle alternative a Windows che è tuttora il principale sistema operativo utilizzato nella pubblica amministrazione italiana.</p>
<p>Il particolare contesto socioeconomico italiano ed europeo è molto favorevole all’<em>open source</em>, almeno per quanto concerne la riduzione dei costi — un aspetto che non riguarda necessariamente tutti gli ambiti d’applicazione del software libero. Iniziative come quella di Agorà Digitale e del Partito Radicale dovrebbero moltiplicarsi.</p>
<p>Via | <a href="http://www.lucanicotra.org/passa-un-solo-emendamento-alla-finanziaria-di-mont">Luca Nicotra</a></p>
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    <title type="html">La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-12-01T08:00:29+00:00</published>
    <updated>2011-12-01T08:00:29+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>istituto majorana</dc:subject><dc:subject>provincia di caltanissetta</dc:subject><dc:subject>regione sicilia</dc:subject><dc:subject>repubblica italiana</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità open source per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8915/la-regione-sicilia-pensa-a-una-legge-per-salvare-listituto-majorana"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/regionesicilia.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Regione Sicilia" />Il Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità <em>open source</em> per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento della Provincia di Caltanissetta <a href="http://www.istitutomajorana.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=1583&#038;Itemid=1">lo vorrebbe chiudere</a>, per razionalizzare le scuole del territorio: la Regione Sicilia pensa di salvarlo.</p>
<p>La Sicilia è una tra le cinque Regioni a Statuto Speciale e intende salvaguardare gli istituti che promuovono l’<em>open source</em>, su iniziativa di Massimo Ferrara (PD), con una nuova legge regionale. Lo Stato, infatti, ha optato per la chiusura delle scuole con meno di seicento studenti e il Majorana – con 633 alunni – sarebbe a rischio.</p>
<p>Non occorre una laurea in matematica per comprendere che gli alunni del Majorana superino la soglia indicata dal Governo. Però, l’autonomia scolastica approvata diversi anni fa delega la responsabilità alle Province e probabilmente il Majorana non ha degli “agganci”. Soprattutto considerando che le altre scuole <del datetime="2011-12-01T07:43:18+00:00">di</del> sono più piccole.</p>
 <p>
Nello specifico, gli studenti del Majorana sarebbero divisi tra l’Industriale (603) e il Professionale (431). Entrambi contano un numero d’alunni inferiore e i tecnici della Provincia di Caltanissetta avevano indicato proprio il Majorana per realizzare il nuovo polo scolastico. Allora, perché chiudere l’IISS di Gela? È un’anomalia.</p>
<p>Un’anomalia tutta italiana. La stessa che, paradossalmente, consentirebbe alla Sicilia di salvare l’istituto: lo Stato promulga una legge, la Provincia l’interpreta e la Regione la nega. È una sovrapposizione di competenze che ha dell’incredibile e non è ancora stato citato il Provveditorato agli Studi. Quale organismo l’avrà vinta?</p>
<p>Intanto, il Majorana aveva proposto un appello che ha raccolto oltre tremilatrecento adesioni. La normativa suggerita da Ferrara, Deputato all’Assemblea Regionale della Sicilia, ricalca quella già prevista in Puglia: il Majorana risulterebbe tutelato, proprio perché attivo nella promozione dell’open source sul territorio siciliano.</p>
<p>Via | <a href="http://www.osor.eu/news/it-sicily-to-consider-law-promoting-the-use-of-open-source">OSOR</a></p>
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    <title type="html">L’Agenzia Spaziale Europea ridurrà il numero dei brevetti utilizzati</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-11-22T14:00:21+00:00</published>
    <updated>2011-11-22T14:00:21+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>agenzia spaziale europea</dc:subject><dc:subject>diritto d’autore</dc:subject><dc:subject>software libero</dc:subject><dc:subject>tecnologie d’osservazione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[L’Agenzia Spaziale Europea – European Space Agency (ESA), in inglese – ha adottato una nuova politica che ridurrà il numero di licenze e brevetti utilizzati nella realizzazione delle proprie[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8835/lagenzia-spaziale-europea-ridurra-il-numero-dei-brevetti-utilizzati"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/europeanspaceagencyesa.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="European Space Agency (ESA)" />L’Agenzia Spaziale Europea – <a href="http://www.esa.int/">European Space Agency (ESA)</a>, in inglese – ha adottato una nuova politica che ridurrà il numero di licenze e brevetti utilizzati nella realizzazione delle proprie tecnologie e del software per l’osservazione spaziale. L’impegno dell’ESA nell’<em>open source</em> non è nuovo, ma avrà bisogno di tempo per maturare.</p>
<p>Le risorse sviluppate dall’ESA interessano soprattutto enti o società di ricerca e osservazione della Terra e dello spazio. Tuttavia, alcuni progetti riguardanti le telecomunicazioni, i trasporti e l’intelligenza artificiale hanno un target più esteso. L’agenzia è impegnata a valutare la presenza di codice <em>closed</em> nel software usato.</p>
<p>Tutti i prodotti dello sviluppo dell’ESA per i quali non è strettamente necessario l&#8217;impiego di programmi <em>closed-source</em> o brevetti saranno rilasciati in un futuro <em>repository</em> aperto alla contribuzione di terze parti. L’<a href="http://www.osor.eu/">Open Source Observatory and Repository (OSOR)</a> ha pubblicato uno studio riguardo <a href="http://www.osor.eu/studies/reuse-of-esa-software">lo stato dell’arte</a> dell’iniziativa.</p>
<p>Via | <a href="http://www.osor.eu/news/more-open-source-software-at-european-space-agency">OSOR</a></p>
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    <title type="html">La Free Software Foundation: oscuriamoci contro la censura il 16 novembre</title>
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      <name>sigul</name>
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    <published>2011-11-12T12:00:49+00:00</published>
    <updated>2011-11-12T12:00:49+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>american censorship</dc:subject><dc:subject>free software foundation</dc:subject><dc:subject>no web censura</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Mercoledì 16 novembre è stato scelto come il giorno per protestare contro la volontà degli States di oscurare i siti accusati di violazione di copyright. C&amp;#8217;è pure un sito dedicato alla[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8709/la-free-software-foundation-oscuriamoci-contro-la-censura-il-16-novembre"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/FSF_logo_01.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="121" alt="" />Mercoledì 16 novembre è stato scelto come il giorno per protestare contro la volontà degli States di oscurare i siti accusati di violazione di copyright. C&#8217;è pure un sito dedicato alla protesta: <a href="http://americancensorship.org">americancensorship.org</a>. La <a href="http://www.fsf.org/">Free Software Foundation</a> ha annunciato ieri che parteciperà all&#8217;iniziativa, mostrando come potrebbe apparire l&#8217;homepage del proprio sito in caso venisse accusato di aver violato il diritto d&#8217;autore di chicchessia &#8220;da parte di compagnie che regolarmente manipolano le leggi del copyright per attaccare la libera espressione e la condivisione on line, valori fondamentali per la FSF&#8221;.</p>
<p>Ecco il testo della mail invita ieri  dall&#8217;executive director <strong>John Sullivan</strong> per annunciare l&#8217;iniziativa.</p>
<blockquote><p>Probabilmente hai sentito che gli Old Media stanno provando a far passare una legge che obblighi il governo Usa a creare una blacklist e censurare i siti che loro stessi accusano di violazioni del copyright. Il nome di questa legge è Stop Online Piracy Act (SOPA) alla Camera e PROTECT IP al Senato. Non ci sorprende che i gruppi che si stanno impegnando fortemente per togliere la libertà alla gente utilizzino analogie come stupro e saccheggio in un disegno di legge o termini come manipolazione della &#8216;proprietà intellettuale&#8217; nell&#8217;altro&#8221;.</p></blockquote>
<p>Non è la prima volta che disegni di legge simili vengono proposti. E non solo in Usa. Ne abbiamo avuto un assaggio anche in Italia: prima per iniziativa dell&#8217;<strong>Agcom</strong> e poi direttamente del <strong>governo</strong>. In entrambi i casi lo schema era simile: basta essere accusati di aver violato il diritto di qualcuno (da quel qualcuno stesso) per dover cancellare la pagina web incriminata (onde evitare multoni o di vedersi il sito oscurato) senza che a dirimere la questione fosse chiamato un giudice. </p>
 <p>Per ora, qui da noi, l&#8217;abbiamo scampata. E così anche negli States. La FSF ricorda però che non la si scampa standosene con le mani in mano, e invita quindi a dare battaglia per l&#8217;ennesima volta a un provvedimento contro il quale si è schierato pure Google, come ha raccontato tempo fa la <a href="http://www.bbc.co.uk/news/technology-13387795">BBC</a>.</p>
<p>Quindi, la FSF invita tutti quelli che hanno un sito Internet a partecipare all&#8217;iniziativa sostenuta da organizzazioni come Fight for the Future, EFF, Public Knowledge, Demand Progress, e the Participatory Politics Foundation. L&#8217;unica cosa da fare è oscurarsi per un giorno per mostrare come sarebbe il web se fosse censurato.</p>
<p>Ecco qualche link per approfondire l&#8217;argomento:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.eff.org/deeplinks/2011/10/sopa-hollywood-finally-gets-chance-break-Internet">sito dell&#8217;EFF</a></li>
<li>	l&#8217;argomento su <a href=" http://arstechnica.com/tech-policy/news/2011/10/house-takes-senates-bad-internet-censorship-bill-makes-it-worse.ars">Arstechnica</a></li>
<li>sul sito del <a href=" http://www.gnu.org/philosophy/not-ipr.html">progetto GNU</a></li>
</ul>
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    <title type="html">Data.gov sarà chiuso: tramonta il “sogno americano” degli open data?</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-09-22T09:00:03+00:00</published>
    <updated>2011-09-22T09:00:03+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>barack obama</dc:subject><dc:subject>data.gov</dc:subject><dc:subject>open data</dc:subject><dc:subject>usaspending.gov</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Data.gov e USAspendig.gov, i portali dell&amp;#8217;e-government statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8167/datagov-sara-chiuso-tramonta-il-sogno-americano-degli-open-data"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/datagov.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Data.gov" />Data.gov e USAspendig.gov, i portali dell&#8217;<em>e-government</em> statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti. Già <a href="http://www.downloadblog.it/post/14060/killing-datagov">in discussione</a>, per risparmiare fondi a sostegno dell&#8217;intervento militare in Libia, subiranno un processo di “esternalizzazione” sui generis.</p>
<p>Sì, perché le piattaforme saranno sostituite (in forma strettamente ufficiosa) da soluzioni private. Anziché provvedere alla diffusione degli open data, lo Stato ha optato per la vendita delle informazioni a società di terze parti, che potranno o meno ridistribuirle in chiaro ai cittadini a propria discrezione. È un pessimo affare.</p>
<p>Benché, a detta dell&#8217;analista Steve O&#8217;Keeffe, Data.gov e USAspending.gov non abbiano soddisfatto le aspettative, i privati hanno “fiutato” un&#8217;opportunità di business e acquistato la proprietà intellettuale dei portali. Gli scopi non sono stati considerati come un problema dal Senato degli USA alle prese con crisi e debito pubblico.</p>
<p>Via | <a href="http://opensource.com/government/11/9/open-government-dead-pass-beer-nuts">opensource.com</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Il metodo montessoriano è la “chiave” del successo dell&#039;open source?</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-08-13T13:00:28+00:00</published>
    <updated>2011-08-13T13:00:28+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>educazione montessoriana</dc:subject><dc:subject>maria montessori</dc:subject><dc:subject>metodo montessoriano</dc:subject><dc:subject>software libero</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7908/il-metodo-montessoriano-e-la-chiave-del-successo-dellopen-source"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/mariamontessori.jpg" class="post" border="0" align="left" width="270" height="360" alt="Maria Montessori" />Michael Tiemann, uno sviluppatore di Red Hat, s&#8217;è imbattuto nell&#8217;articolo di Steve Denning su Forbes: quest&#8217;ultimo <a href="http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2011/08/02/is-montessori-the-origin-of-google-amazon/">ha cercato delle motivazioni scientifiche</a> alla base del successo di Amazon e Google, rintracciandole nel metodo montessoriano. Si tratta del metodo educativo concepito da Maria Montessori per l&#8217;istruzione dei fanciulli.</p>
<p>Il metodo montessoriano, a prescindere dall&#8217;ambito d&#8217;applicazione, è basato sul costruttivismo: il centro dell&#8217;istruzione è il discente, che impara attraverso l&#8217;esperienza in un percorso di continua evoluzione. L&#8217;insegnante è una guida che consegna gli strumenti per l&#8217;apprendimento all&#8217;alunno, inserendolo in un ambiente stimolante.</p>
<p>Questo parallelo tra la scienza montessoriana e l&#8217;open source è tutt&#8217;altro che fuori luogo. Lo sviluppo del software libero, infatti, avviene grazie a strumenti forniti ai programmatori dalle imprese, che si occupano d&#8217;istruire sul loro funzionamento. È uno spunto di riflessione interessante sulla filosofia che muove l&#8217;open source.</p>
<p>Via | <a href="http://opensource.com/education/11/8/montessori-and-open-source-way">opensource.com</a></p>
 ]]></content>
    

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    <title type="html">Il Kenya ha avviato un progetto di open data: qual è il terzo mondo?</title>
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    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-07-13T12:00:04+00:00</published>
    <updated>2011-07-13T12:00:04+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>kenya</dc:subject><dc:subject>open data</dc:subject><dc:subject>socrata</dc:subject><dc:subject>ushaidi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Il Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell&amp;#8217;Africa sub-sahariana. La Kenya Open Data Initiative s&amp;#8217;avvale di strumenti open[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7855/il-kenya-ha-avviato-un-progetto-di-open-data-qual-e-il-terzo-mondo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/kenyaopendatainitiative.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Kenya Open Data Initiative" />Il Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell&#8217;Africa sub-sahariana. La <a href="http://opendata.go.ke/">Kenya Open Data Initiative</a> s&#8217;avvale di strumenti open source per offrire ai cittadini tutte le informazioni che riguardano l&#8217;apparato amministrativo dello stato, dalla demografia allo sviluppo economico del paese.</p>
<p>Il governo keniota ha appaltato a <a href="http://www.socrata.com/solutions/social-data-platform/">Socrata</a>, una società privata, la creazione della piattaforma: grazie agli open data forniti dalle istituzioni <a href="http://huduma.info/">Huduma</a>, un progetto indipendente, potrà incrementare il servizio offerto attraverso <a href="http://ushahidi.com/">Ushahidi</a>. Quest&#8217;ultima è <a href="http://www.ossblog.it/post/7521/ushahidi-openstreetmap-japanese-earthquake">una soluzione open source</a> di cui abbiamo parlato circa il terremoto in Giappone.</p>
<p>I cittadini potranno consultare le informazioni su educazione, economia, sanità, ecc. dal proprio cellulare con <a href="http://ihub.co.ke/">iHub</a>. Il progetto del Kenya è considerato «tra i più completi al mondo» sugli open data. Nonostante gli sforzi di alcune realtà fortunate del nostro Paese, l&#8217;Italia non prevede nulla di simile. Qual è il vero terzo mondo?</p>
<p>Via | <a href="http://blog.ushahidi.com/index.php/2011/07/12/ushahidi-welcomes-kenya-open-data-initiative/">Ushahidi</a></p>
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    <title type="html">Il blocco di internet in Egitto analizzato dagli sviluppatori di Tor</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-02-01T09:00:32+00:00</published>
    <updated>2011-02-01T09:00:32+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>6 april movement</dc:subject><dc:subject>domain name system</dc:subject><dc:subject>hosni mubarack</dc:subject><dc:subject>internet service provider</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La situazione politica e sociale dell&amp;#8217;Egitto è ancora critica, benché ieri sia arrivata la notizia di una parziale apertura di Hosni Mubarack – il Presidente, nonché il principale oggetto[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7376/il-blocco-di-internet-in-egitto-analizzato-dagli-sviluppatori-di-tor"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/egyptiancoatofarms.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Egyptian Coat of Arms" />La situazione politica e sociale dell&#8217;Egitto è ancora critica, benché ieri sia arrivata la notizia di una parziale apertura di Hosni Mubarack – il Presidente, nonché il principale oggetto delle proteste – alle forze d&#8217;opposizione. Ci siamo già occupati del <a href="http://www.downloadblog.it/post/13707/egitto-internet-bloccato-ecco-i-dati-del-crollo">blocco delle comunicazioni</a> con un intervento su <a href="http://www.downloadblog.it/">Downloadblog.it</a>: gli sviluppatori di Tor, la soluzione per l&#8217;anonimato in rete, propongono un&#8217;analisi molto più approfondita. Ad esempio, sullo stato dell&#8217;arte delle infrastrutture che collegano l&#8217;Egitto al resto del mondo via internet a seguito della censura del governo. </p>
<p>Anzitutto, emerge il coinvolgimento di multinazionali delle telecomunicazioni come Orange (assente dall&#8217;Italia, opera nella vicina Svizzera) e Vodafone: insieme a TE Data e altri provider, avrebbero assecondato le richieste del governo egiziano sul blocco della connettività. Diverso è stato l&#8217;approccio dei <em>social network</em>. Facebook ha sempre accolto positivamente le proteste dei cittadini, ospitando dal 2008 <a href="http://www.facebook.com/shabab6april">il gruppo del 6 April Youth Movement</a> fondato da Ahmad Maher che ha stimolato la presa di coscienza degli Egiziani, scaturita nientemeno che dai <em>blogger</em>.</p>
<p>Tor apre la propria analisi parlando di <a href="http://www.seabone.net/">Seabone</a>, il <em>backbone</em> che collega “fisicamente” le connessioni a banda larga dei provider egiziani. La curiosità è che <a href="http://www.tisparkle.net/">Sparkle</a> – la società che ha installato e gestisce il sistema – è del gruppo Telecom Italia. Tant&#8217;è che i ping inviati all&#8217;Egitto sono rimbalzati a un server di Palermo. Ciò non significa che l&#8217;azienda italiana sia coinvolta nel tracciamento delle comunicazioni degli Egiziani.</p>
 <p>
O, almeno non è una circostanza derivante dal coinvolgimento di Telecom Italia nella gestione delle infrastrutture di rete egiziane. È bene sottolinearlo, poiché il dossier di Tor si limita a riportare dei dati oggettivi sul traffico e non formula accuse formali dirette all&#8217;Italia e/o ad altri provider internazionali. <a href="http://www.tedata.net/">TE Data</a>, l&#8217;equivalente egiziano, è tuttora irraggiungibile dall&#8217;esterno e dall&#8217;interno del paese: poiché non sono stati danneggiati i cavi di Seabone, Tor potrebbe aiutare il ripristino delle connessioni attraverso i <em>relay</em> forniti dagli utenti di tutto il mondo libero.</p>
<p>Il filtro delle connessioni a internet egiziane, prima della totale disconnessione, adottava un metodo piuttosto blando. Sfruttando dei DNS alternativi come quelli di OpenDNS o, quelli di Google e utilizzando le <em>routing policy</em> di Tor era possibile bypassare il blocco governativo con facilità. Infatti, nell&#8217;ultima settimana di gennaio <a href="http://metrics.torproject.org/users.html">le connessioni via Tor</a> degli Egiziani si sono impennate: era l&#8217;unica soluzione per aggirare la censura e accedere a internet. Ciò nonostante, l&#8217;attività online può essere registrata dai provider per essere consegnata al governo egiziano.</p>
<p>È questo un aspetto su cui riflettere, non soltanto per l&#8217;Egitto (o, altri paesi come la Cina). Il livello d&#8217;anonimato garantito da Tor non è sufficiente a tutelare in toto la privacy degli utenti. Il Seabone di Telecom Italia non fornisce direttamente la connettività al consumatore, perciò non può fornire dati sensibili al governo: è TE Data che, gestendo il cd. ultimo miglio, ha il potere di tracciare l&#8217;attività online ed eventualmente denunciare i cittadini. Tor può essere controllato con una discreta facilità e gli sviluppatori avvertono gli Egiziani del pericolo che correrebbero.</p>
<p>Via | <a href="https://blog.torproject.org/blog/recent-events-egypt">Tor</a></p>
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    <title type="html">Carta di Barcellona 2.0.1: il manifesto del forum FCF in italiano</title>
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      <name>Guido Carosella</name>
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    <published>2010-12-14T16:02:01+00:00</published>
    <updated>2010-12-14T16:02:01+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>diritti digitali</dc:subject><dc:subject>fcforum barcellona</dc:subject><dc:subject>forum barcellona</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Per una volta non parliamo nello specifico di Linux ma di qualcosa di più &amp;#8220;ampio&amp;#8221;, ovvero le libertà digitali. Dal 28 al 31 ottobre scorso si è svolto a Barcellona il FCF, ovvero[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7189/carta-di-barcellona-201-il-manifesto-del-forum-fcf-in-italiano"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/fcfforumbarcellonacarta.png" class="post" border="0" width="586" height="97" alt="fcfforumbarcellonacarta" /><br clear="all" /></p>
<p>Per una volta non parliamo nello specifico di Linux ma di qualcosa di più &#8220;ampio&#8221;, ovvero le libertà digitali. Dal 28 al 31 ottobre scorso si è svolto a Barcellona il FCF, ovvero Free/Libre Culture Forum. Il FCForum è un’arena internazionale nella quale si organizzano e si coordinano le azioni da prendere in relazione alla libera cultura, ai liberi saperi, e alla conoscenza.</p>
<p>Su Downloadblog abbiamo <a href="http://www.downloadblog.it/post/13405/il-manifesto-del-forum-fcf-la-carta-di-barcellona-201">completamente tradotto in italiano il manifesto</a>. Riporto qui solo un piccolo estratto, invitandovi a leggerlo per intero e, perchè no, commentarlo. Non si tratta di un argomento da lettura veloce, lo sappiamo, ma crediamo possiate apprezzarlo proprio per lo sforzo fatto dai redattori del documento originale, che hanno abbracciato a 360 gradi l&#8217;argomento. Voi cosa ne pensate?</p>
<blockquote><p>
Ecco alcuni dei modelli possibili per sostenere la produzione culturale: donazioni non monetarie, scambio (e anche dono, banca del tempo, baratto), finanziamento diretto (sottoscrizioni e donazioni), capitale condiviso (cooperative, interfinancing, economia sociale, P2P banking, conio di moneta virtuale), fondazioni che garantiscano le infrastrutture necessarie ai progetti, sovvenzioni e sussidi pubblici (per esempio: reddito di base, i finanziamenti mutualizzati, borse di studio, premi, sussidi, appalti pubblici), private funding (venture capital e mecenatismo) attività commerciali (inclusi beni e servizi) e una combinazione di distribuzione P2P e streaming a basso costo. La combinazione di queste opzioni è auspicabile sia per i singoli individui che per l’industria nel suo complesso. </p></blockquote>
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    <title type="html">L&#039;insegnamento dell&#039;industria delle moda</title>
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      <name>Lpt on fire!</name>
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    <published>2010-07-21T10:00:40+00:00</published>
    <updated>2010-07-21T10:00:40+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>in evidenza</dc:subject><dc:subject>johanna blakley</dc:subject><dc:subject>ready to share</dc:subject><dc:subject>ted</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Nel video che potete vedere qui sopra Johanna Blakley ci parla dei vantaggi della copia e del riutilizzo delle idee altrui utilizzando l&amp;#8217;ottimo esempio che ci fornisce[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/6533/linsegnamento-dellindustria-delle-moda"><![CDATA[<p><object width="432" height="326">
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<param name="allowFullScreen" value="true" />
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<p>Nel video che potete vedere qui sopra Johanna Blakley ci parla dei vantaggi della copia e del riutilizzo delle idee altrui utilizzando l&#8217;ottimo esempio che ci fornisce l&#8217;industria della moda.</p>
<p>Partendo da questo mondo Johanna spiega in maniera chiara e con molti dettagli i vantaggi che si hanno in un ambiente dove la proprietà intellettuale non siede al primo posto. In questi ambienti dove non c&#8217;è la protezione del copyright qualcuno potrà pensare che non ci sia innovazione o evoluzione.</p>
<p>In realtà è l&#8217;esatto opposto perché questa cultura della copia e del riuso si basa soprattutto sull&#8217;innovazione e sulla ricerca. Un talk illuminante sia per chi crede nella cultura della condivisione sia per chi non riesce ancora a capire i vantaggi che stanno dietro a questi mondi, come l&#8217;open source o la moda.</p>
<p>Via | <a href="http://www.ted.com/talks/johanna_blakley_lessons_from_fashion_s_free_culture.html">Ted</a></p>
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    <title type="html">FSFE ha bisogno del vostro sostegno</title>
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      <name>Lpt on fire!</name>
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    <published>2009-11-17T13:59:11+00:00</published>
    <updated>2009-11-17T13:59:11+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>free software foundation</dc:subject><dc:subject>free software foundation europe</dc:subject><dc:subject>fsf</dc:subject><dc:subject>fsfe</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/5377/fsfe-ha-bisogno-del-vostro-sostegno"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/logo_02.png" class="post" align="left" border="0" width="280" height="147" title="" />La <a href="http://fsfe.org">Free Software Foundation Europe</a> (FSFE) è un&#8217;organizzazione sorella della Free Software Foundation che si dedica a supportare il Software Libero in Europa in tutti i suoi aspetti.</p>
<p>Il presidente FSFE ha pubblicato una <a href="http://www.fsfe.org/donate/letter-2009.it.html">lettera</a> per chiedere il sostegno della comunità e di tutti coloro si identificano con gli obiettivi dell&#8217;organizzazione. Se volete sostenere la FSFE è sufficiente fare una donazione sul loro sito.</p>
<p>Con la scusa di questo appello vorrei cercare di capire quanti di voi contribuiscono in qualche modo al Software Libero scrivendo codice o facendo piccole donazioni ad associazioni come <a href="http://www.fsf.org">FSF</a>, <a href="http://www.fsfe.org">FSFE</a> o <a href="http://softwarelibero.it">Assoli</a>:</p>
<p><iframe allowTransparency="true" frameborder="0" src="http://app.blogo.it/poll/5351" width="432" height="220" scrolling="no"></iframe></p>
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    <title type="html">Copyright Watch, EFF controlla le leggi sul copyright</title>
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    <published>2009-11-14T16:59:59+00:00</published>
    <updated>2009-11-14T16:59:59+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>copyright</dc:subject><dc:subject>eff</dc:subject><dc:subject>leggi sul copyright</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[I dettagli delle leggi sul copyright una volta erano importanti solo per i creativi e le grosse aziende, ma con lo sviluppo di Internet ormai siamo tutti autori di materiale sottoposto a[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/5371/copyright-watch-eff-controlla-le-leggi-sul-copyright"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/copyrightwatch.jpg" class="post-h" align="left" border="0" width="432" height="205" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>I dettagli delle leggi sul copyright una volta erano importanti solo per i creativi e le grosse aziende, ma con lo sviluppo di Internet ormai siamo tutti autori di materiale sottoposto a copyright.</p>
<p><a href="http://www.copyright-watch.org">Copyright Watch</a> è un sito sponsorizzato da <a href="http://www.eff.org">EFF</a> che vuole fornire agli utilizzatori le informazioni sulla legislazione del copyright nei vari stati, cosa cambia e quali sono i punti in comune.</p>
<p>Il progetto si vuole anche porre come una risorsa centrale per discutere degli emendamenti proposti alle leggi attuali o per capirne le implicazioni. Un&#8217;iniziativa lodevole che può aiutarci a tenere sotto controllo la situazione poiché la legge di uno stato può essere anche approvata da qualche confinante grazie ad accordi bilaterali.</p>
<p>Via | <a href="http://www.copyright-watch.org">CopyrightWork</a></p>
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    <title type="html">BeachCamp, il mondo del Software Libero in costume da bagno!</title>
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      <name>kOoLiNuS</name>
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    <published>2007-06-21T18:46:29+00:00</published>
    <updated>2007-06-21T18:46:29+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>eventi</dc:subject><dc:subject>beachcamp linux eventi</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Domenica 24 Giugno - dalle 10:00 alle 20:00 (circa) - si terrà a Francavilla al Mare presso il Lido Venus il primo BarCamp italiano in spiaggia dedicato a Linux e al mondo del software libero (o open[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/2744/beachcamp-il-mondo-del-software-libero-in-costume-da-bagno"><![CDATA[<p><a href="http://barcamp.org/BeachCamp"><img src="http://barcamp.org/f/Beachcamp_badge_trasp_small.png" align="left" /></a> Domenica 24 Giugno - dalle 10:00 alle 20:00 (circa) - si terrà a Francavilla al Mare presso il Lido Venus il primo BarCamp italiano in spiaggia dedicato a Linux e al mondo del software libero (o open source) in generale: il <a href="http://barcamp.org/BeachCamp"><strong>BeachCamp</strong></a>.</p>
<p>Nato da una <a href="http://associazione.ildn.net/index.php/ILDN_Bar_Camp">proposta</a> dello scrivente il presente articolo, è stato organizzato dall&#8217; <a href="http://associazione.ildn.net/">Associazione ILDN</a> come momento per ritrovarsi, anche in virtù della cancellazione dell&#8217; <a href="http://www.idc.com/italy/oss07/oss07_home.jsp">OpenSolutionSummit 2007</a>, si propone di essere una giornata all&#8217;insegna del divertimento in cui tenteremo di parlare in modo diverso ed informale di tecnologie open-source, del Software Libero e delle loro applicazioni nel mondo reale, nonchè di Libertà Digitali e delle licenze che tutelano questi software, e perchè no farsi qualche tuffo in acqua fra un talk e l&#8217;altro!</p>
<p>Per saperne di più visitate il <a href="http://barcamp.org/BeachCamp">wiki</a> dedicato all&#8217;evento e se pensate di poter partecipare proponete un vostro intervento, non aspettano altro da voi!</p>
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    <title type="html">Torvalds risponde alle accuse di Microsoft</title>
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      <name>Fullo</name>
    </author>
    <published>2007-05-17T00:25:30+00:00</published>
    <updated>2007-05-17T00:25:30+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>varie</dc:subject><dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>microsoft</dc:subject><dc:subject>brevetti</dc:subject><dc:subject>fud</dc:subject><dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>microsoft</dc:subject><dc:subject>torvalds</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Linus Torvalds ha risposto alle accuse di Microsoft tramite un&amp;#8217;intervista fatta con informationweek.
Alle domande riguardanti le possibili violazioni di copyright da parte del software libero[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/2542/torvalds-risponde-alle-accuse-di-microsoft"><![CDATA[<p><a href="http://ossblog.it/cerca/torvalds">Linus Torvalds</a> ha risposto <a href="http://www.ossblog.it/post/2519/microsoft-linux-infrange-235-brevetti">alle accuse di Microsoft</a> tramite un&#8217;intervista fatta con <a href="http://www.informationweek.com/news/showArticle.jhtml?articleID=199600443">informationweek</a>.</p>
<p>Alle domande riguardanti le possibili violazioni di copyright da parte del software libero Linus ha affermato che è molto più plausibile che sia Windows ad infrangere un notevole numero di brevetti relativi a sistemi operativi antecendenti ad esso e sviluppati in seno ad IBM.</p>
<p>Torvalds inoltre chiude l&#8217;intervista con una sua classica frecciatina, ricordando che la tattica dell&#8217; <em>abbiamo la lista ma non ve la diamo</em> non è stata molto fortunata per SCO e che molto probabilmente l&#8217;azienda di Redmond stia solo giocando la classica carta del FUD.</p>
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    <title type="html">Costruiamoci un Tux-pupazzo</title>
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      <name>Andrea de Palo</name>
    </author>
    <published>2007-04-14T10:00:43+00:00</published>
    <updated>2007-04-14T10:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>varie</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>bricolage</dc:subject><dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>tux</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Avete sempre desiderato un pupazzo di Tux ma non siete mai riusciti a procurarvelo? Oltre all&amp;#8217;immancabile geek-collezione di server, desktop, router ed acari della polvere vorreste anche in[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/2344/costruiamoci-un-tux-pupazzo"><![CDATA[<p><a href="http://www.ossblog.it/tag/Linux"><img src="http://static.blogo.it/ossblog/tux_02.png" alt="Tux" class="post" align="left" style="border-color: white;"/></a>Avete sempre desiderato un pupazzo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tux">Tux</a> ma non siete mai riusciti a procurarvelo? Oltre all&#8217;immancabile <em>geek</em>-collezione di server, desktop, router ed acari della polvere vorreste anche in pinguino che vi faccia compagnia mentre ricompilate l&#8217;ultimo <em>kernel</em> rilasciato?</p>
<p>Nessun problema! In puro spirito <em>hacker</em> <a href="http://www.linux-en-touraine.org/UserFiles/File/maquette_tux_linux-en-touraine_logo_inside.jpg">ecco a voi</a> un simpatico Tux da ritagliare ed incollare, per rendere reale la vostra passione digitale! <img src="http://www.ossblog.it/wp-images/smilies/icon_wink.gif" alt="smart smile" /></p>
<p>Aspettiamo impazienti l&#8217;equivalente con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beastie">Beastie</a> di <a href="http://www.ossblog.it/tag/freebsd">FreeBSD</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Puffy_%28mascot%29">Puffy</a> di <a href="http://www.ossblog.it/tag/openbsd">OpenBSD</a> e l&#8217;<em>action figure</em> dell&#8217;<a href="http://www.netbsd.org/images/NetBSD-old.jpg">orda di demoni</a> di <a href="http://www.ossblog.it/tag/netbsd">NetBSD</a> <img src="http://www.ossblog.it/wp-images/smilies/icon_wink.gif" alt="smart smile" /></p>
<p>[ via <a href="http://osrevolution.wordpress.com/2007/04/10/tux-fai-da-te-il-pinguino-fatto-in-casa/">OSRevolution</a> ]</p>
 ]]></content>
    

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