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Controcultura

L’unico emendamento approvato dal Governo implica il software libero

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Brevetti software

Repubblica ItalianaLa manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento. Soltanto uno è stato approvato e questa volta riguarda proprio il software libero. La pubblica amministrazione è costretta a considerarlo.

Nello specifico l’emendamento è stato presentato da Marco Beltrandi – un deputato radicale – e scritto in collaborazione con Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale. Il testo è molto sintetico, ma rappresenta una piccola vittoria: i bandi della pubblica amministrazione dovranno valutare l’impiego di software libero negli appalti.

La modifica riguarda l’Articolo 68 della Legge 82 del 7 marzo 2005 e successive modificazioni alla lettera D del Comma 1: «Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto». È un primo passo, fondamentale, verso un’apertura del Paese all’open source e al free software.

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La Regione Sicilia pensa a una legge per salvare l’Istituto Majorana

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Polemiche

Regione SiciliaIl Majorana è un Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore (IISS) di Gela, noto alla comunità open source per il proprio contributo alla diffusione di Linux e del free software. Un provvedimento della Provincia di Caltanissetta lo vorrebbe chiudere, per razionalizzare le scuole del territorio: la Regione Sicilia pensa di salvarlo.

La Sicilia è una tra le cinque Regioni a Statuto Speciale e intende salvaguardare gli istituti che promuovono l’open source, su iniziativa di Massimo Ferrara (PD), con una nuova legge regionale. Lo Stato, infatti, ha optato per la chiusura delle scuole con meno di seicento studenti e il Majorana – con 633 alunni – sarebbe a rischio.

Non occorre una laurea in matematica per comprendere che gli alunni del Majorana superino la soglia indicata dal Governo. Però, l’autonomia scolastica approvata diversi anni fa delega la responsabilità alle Province e probabilmente il Majorana non ha degli “agganci”. Soprattutto considerando che le altre scuole di sono più piccole.

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L’Agenzia Spaziale Europea ridurrà il numero dei brevetti utilizzati

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Brevetti software

European Space Agency (ESA)L’Agenzia Spaziale Europea – European Space Agency (ESA), in inglese – ha adottato una nuova politica che ridurrà il numero di licenze e brevetti utilizzati nella realizzazione delle proprie tecnologie e del software per l’osservazione spaziale. L’impegno dell’ESA nell’open source non è nuovo, ma avrà bisogno di tempo per maturare.

Le risorse sviluppate dall’ESA interessano soprattutto enti o società di ricerca e osservazione della Terra e dello spazio. Tuttavia, alcuni progetti riguardanti le telecomunicazioni, i trasporti e l’intelligenza artificiale hanno un target più esteso. L’agenzia è impegnata a valutare la presenza di codice closed nel software usato.

Tutti i prodotti dello sviluppo dell’ESA per i quali non è strettamente necessario l’impiego di programmi closed-source o brevetti saranno rilasciati in un futuro repository aperto alla contribuzione di terze parti. L’Open Source Observatory and Repository (OSOR) ha pubblicato uno studio riguardo lo stato dell’arte dell’iniziativa.

Via | OSOR

La Free Software Foundation: oscuriamoci contro la censura il 16 novembre

pubblicato da sigul in: Open Source Controcultura Eventi

Mercoledì 16 novembre è stato scelto come il giorno per protestare contro la volontà degli States di oscurare i siti accusati di violazione di copyright. C’è pure un sito dedicato alla protesta: americancensorship.org. La Free Software Foundation ha annunciato ieri che parteciperà all’iniziativa, mostrando come potrebbe apparire l’homepage del proprio sito in caso venisse accusato di aver violato il diritto d’autore di chicchessia “da parte di compagnie che regolarmente manipolano le leggi del copyright per attaccare la libera espressione e la condivisione on line, valori fondamentali per la FSF”.

Ecco il testo della mail invita ieri dall’executive director John Sullivan per annunciare l’iniziativa.

Probabilmente hai sentito che gli Old Media stanno provando a far passare una legge che obblighi il governo Usa a creare una blacklist e censurare i siti che loro stessi accusano di violazioni del copyright. Il nome di questa legge è Stop Online Piracy Act (SOPA) alla Camera e PROTECT IP al Senato. Non ci sorprende che i gruppi che si stanno impegnando fortemente per togliere la libertà alla gente utilizzino analogie come stupro e saccheggio in un disegno di legge o termini come manipolazione della ‘proprietà intellettuale’ nell’altro”.

Non è la prima volta che disegni di legge simili vengono proposti. E non solo in Usa. Ne abbiamo avuto un assaggio anche in Italia: prima per iniziativa dell’Agcom e poi direttamente del governo. In entrambi i casi lo schema era simile: basta essere accusati di aver violato il diritto di qualcuno (da quel qualcuno stesso) per dover cancellare la pagina web incriminata (onde evitare multoni o di vedersi il sito oscurato) senza che a dirimere la questione fosse chiamato un giudice.

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Data.gov sarà chiuso: tramonta il “sogno americano” degli open data?

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Polemiche

Data.govData.gov e USAspendig.gov, i portali dell’e-government statunitense per gli open data, sono prossimi alla chiusura a seguito di una delibera di giovedì scorso del Senato degli Stati Uniti. Già in discussione, per risparmiare fondi a sostegno dell’intervento militare in Libia, subiranno un processo di “esternalizzazione” sui generis.

Sì, perché le piattaforme saranno sostituite (in forma strettamente ufficiosa) da soluzioni private. Anziché provvedere alla diffusione degli open data, lo Stato ha optato per la vendita delle informazioni a società di terze parti, che potranno o meno ridistribuirle in chiaro ai cittadini a propria discrezione. È un pessimo affare.

Benché, a detta dell’analista Steve O’Keeffe, Data.gov e USAspending.gov non abbiano soddisfatto le aspettative, i privati hanno “fiutato” un’opportunità di business e acquistato la proprietà intellettuale dei portali. Gli scopi non sono stati considerati come un problema dal Senato degli USA alle prese con crisi e debito pubblico.

Via | opensource.com

Il metodo montessoriano è la “chiave” del successo dell'open source?

pubblicato da Federico Moretti in: Open Source Controcultura

Maria MontessoriMichael Tiemann, uno sviluppatore di Red Hat, s’è imbattuto nell’articolo di Steve Denning su Forbes: quest’ultimo ha cercato delle motivazioni scientifiche alla base del successo di Amazon e Google, rintracciandole nel metodo montessoriano. Si tratta del metodo educativo concepito da Maria Montessori per l’istruzione dei fanciulli.

Il metodo montessoriano, a prescindere dall’ambito d’applicazione, è basato sul costruttivismo: il centro dell’istruzione è il discente, che impara attraverso l’esperienza in un percorso di continua evoluzione. L’insegnante è una guida che consegna gli strumenti per l’apprendimento all’alunno, inserendolo in un ambiente stimolante.

Questo parallelo tra la scienza montessoriana e l’open source è tutt’altro che fuori luogo. Lo sviluppo del software libero, infatti, avviene grazie a strumenti forniti ai programmatori dalle imprese, che si occupano d’istruire sul loro funzionamento. È uno spunto di riflessione interessante sulla filosofia che muove l’open source.

Via | opensource.com

Il Kenya ha avviato un progetto di open data: qual è il terzo mondo?

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Polemiche

Kenya Open Data InitiativeIl Kenya ha approvato venerdì un programma per gli “open data”: è il primo progetto simile nell’Africa sub-sahariana. La Kenya Open Data Initiative s’avvale di strumenti open source per offrire ai cittadini tutte le informazioni che riguardano l’apparato amministrativo dello stato, dalla demografia allo sviluppo economico del paese.

Il governo keniota ha appaltato a Socrata, una società privata, la creazione della piattaforma: grazie agli open data forniti dalle istituzioni Huduma, un progetto indipendente, potrà incrementare il servizio offerto attraverso Ushahidi. Quest’ultima è una soluzione open source di cui abbiamo parlato circa il terremoto in Giappone.

I cittadini potranno consultare le informazioni su educazione, economia, sanità, ecc. dal proprio cellulare con iHub. Il progetto del Kenya è considerato «tra i più completi al mondo» sugli open data. Nonostante gli sforzi di alcune realtà fortunate del nostro Paese, l’Italia non prevede nulla di simile. Qual è il vero terzo mondo?

Via | Ushahidi

Il blocco di internet in Egitto analizzato dagli sviluppatori di Tor

pubblicato da Federico Moretti in: Controcultura Curiosità

Egyptian Coat of ArmsLa situazione politica e sociale dell’Egitto è ancora critica, benché ieri sia arrivata la notizia di una parziale apertura di Hosni Mubarack – il Presidente, nonché il principale oggetto delle proteste – alle forze d’opposizione. Ci siamo già occupati del blocco delle comunicazioni con un intervento su Downloadblog.it: gli sviluppatori di Tor, la soluzione per l’anonimato in rete, propongono un’analisi molto più approfondita. Ad esempio, sullo stato dell’arte delle infrastrutture che collegano l’Egitto al resto del mondo via internet a seguito della censura del governo.

Anzitutto, emerge il coinvolgimento di multinazionali delle telecomunicazioni come Orange (assente dall’Italia, opera nella vicina Svizzera) e Vodafone: insieme a TE Data e altri provider, avrebbero assecondato le richieste del governo egiziano sul blocco della connettività. Diverso è stato l’approccio dei social network. Facebook ha sempre accolto positivamente le proteste dei cittadini, ospitando dal 2008 il gruppo del 6 April Youth Movement fondato da Ahmad Maher che ha stimolato la presa di coscienza degli Egiziani, scaturita nientemeno che dai blogger.

Tor apre la propria analisi parlando di Seabone, il backbone che collega “fisicamente” le connessioni a banda larga dei provider egiziani. La curiosità è che Sparkle – la società che ha installato e gestisce il sistema – è del gruppo Telecom Italia. Tant’è che i ping inviati all’Egitto sono rimbalzati a un server di Palermo. Ciò non significa che l’azienda italiana sia coinvolta nel tracciamento delle comunicazioni degli Egiziani.

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Carta di Barcellona 2.0.1: il manifesto del forum FCF in italiano

pubblicato da Guido Carosella in: Controcultura

fcfforumbarcellonacarta

Per una volta non parliamo nello specifico di Linux ma di qualcosa di più “ampio”, ovvero le libertà digitali. Dal 28 al 31 ottobre scorso si è svolto a Barcellona il FCF, ovvero Free/Libre Culture Forum. Il FCForum è un’arena internazionale nella quale si organizzano e si coordinano le azioni da prendere in relazione alla libera cultura, ai liberi saperi, e alla conoscenza.

Su Downloadblog abbiamo completamente tradotto in italiano il manifesto. Riporto qui solo un piccolo estratto, invitandovi a leggerlo per intero e, perchè no, commentarlo. Non si tratta di un argomento da lettura veloce, lo sappiamo, ma crediamo possiate apprezzarlo proprio per lo sforzo fatto dai redattori del documento originale, che hanno abbracciato a 360 gradi l’argomento. Voi cosa ne pensate?

Ecco alcuni dei modelli possibili per sostenere la produzione culturale: donazioni non monetarie, scambio (e anche dono, banca del tempo, baratto), finanziamento diretto (sottoscrizioni e donazioni), capitale condiviso (cooperative, interfinancing, economia sociale, P2P banking, conio di moneta virtuale), fondazioni che garantiscano le infrastrutture necessarie ai progetti, sovvenzioni e sussidi pubblici (per esempio: reddito di base, i finanziamenti mutualizzati, borse di studio, premi, sussidi, appalti pubblici), private funding (venture capital e mecenatismo) attività commerciali (inclusi beni e servizi) e una combinazione di distribuzione P2P e streaming a basso costo. La combinazione di queste opzioni è auspicabile sia per i singoli individui che per l’industria nel suo complesso.

L'insegnamento dell'industria delle moda

pubblicato da Lpt on fire! in: Open Source Controcultura

Nel video che potete vedere qui sopra Johanna Blakley ci parla dei vantaggi della copia e del riutilizzo delle idee altrui utilizzando l’ottimo esempio che ci fornisce l’industria della moda.

Partendo da questo mondo Johanna spiega in maniera chiara e con molti dettagli i vantaggi che si hanno in un ambiente dove la proprietà intellettuale non siede al primo posto. In questi ambienti dove non c’è la protezione del copyright qualcuno potrà pensare che non ci sia innovazione o evoluzione.

In realtà è l’esatto opposto perché questa cultura della copia e del riuso si basa soprattutto sull’innovazione e sulla ricerca. Un talk illuminante sia per chi crede nella cultura della condivisione sia per chi non riesce ancora a capire i vantaggi che stanno dietro a questi mondi, come l’open source o la moda.

Via | Ted