Kubuntu sarà trattata come tutte le altre varianti di Ubuntu, ovvero non riceverà ulteriori finanziamenti da Canonical. La società di Mark Shuttleworth non pagherà più il lavoro di Jonathan Riddell, l’unico sviluppatore stipendiato per contribuire a Kubuntu. È una decisione discutibile, che mette in serio pericolo la distribuzione.
Gli aggiornamenti di Kubuntu saranno esclusivamente nelle mani dei volontari e Riddell non è certo che sarà facile trovare qualcuno disposto a effettuare molti dei test di routine gratuitamente. Lui stesso si sta lentamente riprendendo da gravi problemi di salute e, di conseguenza, non potrà assicurare il proprio supporto a Kubuntu.
Eppure, Canonical aveva deciso d’estendere il Long Term Support (LTS) a tutte le varianti ufficiali di Ubuntu. È lecito domandarsi come ritiene di poterlo garantire se i manutentori sono soltanto dei volontari. Kubuntu ha assunto un ruolo molto importante nel progresso di KDE e – se dovesse scomparire – potrebbe essere un problema.
Via | LWN
Ubuntu One, il servizio di Canonical per il cloud computing, interromperà un altro servizio: dopo la sincronizzazione dei segnalibri, a partire dal 28 febbraio non sarà più possibile sincronizzare le note. La motivazione è del tutto simile a quella che ha portato all’eliminazione dei preferiti. Non avrebbero il tempo di mantenerla.
La sincronizzazione delle note fa parte dei servizi disponibili anche sugli account gratuiti e utilizza Tomboy, per gestire le annotazioni su Linux o Windows. La differenza, dal 28 febbraio, riguarderà soltanto l’interfaccia web di Ubuntu One: le note continueranno a essere salvate sul server, ma non saranno accessibili dal browser.
È una rimozione a metà, quindi. Canonical prevede comunque di realizzare nel 2012 un nuovo servizio in sostituzione a quello che sarà rimosso: non esistono ancora dettagli in questo senso, però includerà «altre tipologie di dati» — un’allusione che potrebbe determinare pure il ritorno dei segnalibri. Intanto, le note scompariranno.
Via | Canonical
Compiz, se la situazione non dovesse cambiare, potrebbe essere abbandonato del tutto. Il window manager che ha appassionato molti utenti di Linux non vedrà mai il rilascio della versione 1.0: Sam Spilsbury, il responsabile del progetto, s’è scusato per il sostanziale fallimento. Gentoo e openSUSE l’hanno già rimosso dai repository.
Parlando della discussione degli sviluppatori sul supporto a Unity in Fedora, accennavo alla rimozione di Compiz dai repository della distribuzione di Red Hat. Fedora 17 potrebbe escludere Compiz, perché il window manager non è compatibile con GNOME 3.x. KDE utilizza con successo il compositor di KWin. L’unica a sfruttarlo è Ubuntu.
Proprio su Launchpad sono ancora piuttosto frequenti gli aggiornamenti a Compiz 0.9: Unity 3D è praticamente un plugin del window manager. Se Canonical scegliesse di utilizzare le Qt anche per Unity 3D, Compiz terminerebbe il proprio scopo. Un peccato, se si pensa al passato. Tuttavia, il ciclo vitale potrebbe essersi già esaurito.
Via | Phoronix
Gli sviluppatori di Fedora s’interrogano sull’opportunità d’includere Unity – l’interfaccia utente di Ubuntu – nei propri repository. Thorsten Leemhuis, ex-membro del Fedora Engineering Steering Committee (FESCo) è intervenuto a supporto dell’ipotesi di distribuire Unity su altre distribuzioni — criticando la politica di Canonical.
Il responso degli sviluppatori della distribuzione di Red Hat è evidente: Unity non sarà supportato da Fedora che, inoltre, potrebbe rimuovere Compiz dai propri archivi. Il motivo non riguarderebbe la rivalità con GNOME Shell, ma le difficoltà di portare Unity in una distribuzione diversa da Ubuntu. La responsabilità è di Canonical.
Tuttavia, Leemhuis non è ostile all’ipotesi di Unity su Fedora: al contrario, invita Canonical a non commettere gli errori nei quali si sono imbattuti in passato Red Hat o Novell — aiutando l’integrazione di Unity con le altre distribuzioni. L’esempio da seguire è quello di Mint su Cinnamon. Sicuri, però, che a Canonical interessi?
Via | The H Open
Ubuntu Accomplishments è un sistema di gamification applicato alla risoluzione dei problemi della distribuzione di Canonical. In pratica – contribuendo allo sviluppo di Ubuntu su Launchpad – gli utenti conquistano dei premi, sotto forma di badge. È un po’ come per Foursquare — tra i primi social network ad adottare la gamification.
Trasformare la contribuzione in un “gioco” è un trend particolarmente in voga per attrarre gli sviluppatori: ideato da Kees Cook già nel 2010, Ubuntu Accomplishments ha iniziato il proprio percorso in ottobre. Da qualche giorno Jono Bacon e Stuart Langridge stanno lavorando sull’interfaccia grafica per integrare il sistema in Unity.
Chissà che, in un secondo momento, Ubuntu Accomplishements non possa essere associato alle certificazioni di Canonical. Per ora il sistema in fase di sviluppo somiglia a Visual Studio Achievements: una soluzione di Microsoft per la gamification su C# o Visual Basic. Mozilla potrebbe essere interessata a fornire il proprio supporto.
Via | Jono Bacon
Head-Up Display (HUD) è la nuova interfaccia di Unity, il desktop di Ubuntu, in associazione al menù superiore sulle finestre delle applicazioni. In pratica, affiancherà la MenuBar introdotta proprio da Unity: la soluzione “compete” con Ribbon, l’interfaccia di Microsoft Office che approderà pure su Explorer a partire da Windows 8.
Il parallelo con Ribbon non deve trarre in inganno. Mark Shuttleworth l’ha citato soltanto perché, a livello concettuale, lo ritiene un’alternativa convincente all’interfaccia di Xerox PARC – la prima Graphical User Interface (GUI) – inalterata da trent’anni. Il concetto alla base di HUD è differente e prepara a un controllo vocale.
Il nuovo approccio di HUD non mancherà di stimolare delle polemiche. Tuttavia, bisogna sottolineare che l’invocazione dell’interfaccia avviene da un tasto di scelta rapida — [Alt], nella circostanza: posizionandosi sulla MenuBar con il mouse, le applicazioni mantengono l’aspetto predefinito per i menù. È un accorgimento essenziale.
Continua a leggere: Head-Up Display, una nuova soluzione di Canonical sui menù per Unity
Canonical e Teleca hanno reso noto di aver stipulato l’accordo per una collaborazione con l’obiettivo di produrre dispositivi IVI utilizzando l’infrastruttura Ubuntu Core. Teleca è un’azienda di livello mondiale che progetta e distribuisce soluzioni embedded per dispositivi mobili, applicazioni automotive e in particolare dispositivi In-Vehicle-Infotainment (IVI).
Ubuntu Core verrà utilizzato come base. In sintesi Ubuntu Core è uno stack di tecnologie che hanno lo scopo di equipaggiare dispositivi embedded con una vocazione alla connettività. L’esatto profilo dei dispositivi veicolari progettati da Teleca. Di fatto, con questa tecnologia, Canonical fornisce un semi-prodotto che si avvantaggia di una sufficiente astrazione dell’hardware per poter sviluppare applicazioni con un time-to-market soddisfacente.
E soddisfazione è stata espressa da entrambe le parti per la conclusione dell’accordo. Sicuramente, la mossa di Canonical mira a diversificare i segmenti di mercato sui quali investire, e questo non può che essere un bene per l’espansione di Linux. Rimane da verificare i frutti che questa partnership porterà ai consumatori. Teleca ha una vasta esperienza di sviluppo, le sue soluzioni comprendono piattaforme x86 e ARM con sistemi operativi di tutto rispetto come QNX, Tizen e MeeGo. Quindi è evidente che se l’azienda svedese ha scelto Ubuntu, di sicuro ne ha intuito il potenziale. In ultima istanza però, sarà il mercato a decidere. Come sempre.
Via | MarketWatch
Precise Pangoline, il prossimo rilascio di Ubuntu, proporrà il Long Term Support (LTS) su Kubuntu, Xubuntu ed Edubuntu. Canonical ha approvato le proposte avanzate dai rispettivi gruppi di sviluppo: all’appello, tra le derivate ufficiali, mancherebbe giusto Lubuntu — che però è entrata soltanto di recente nella lista della società.
A dispetto del grande lavoro su Unity, l’interfaccia di Ubuntu, Canonical non sembra relegare gli altri desktop al ruolo di comprimari. Il discorso è diverso per Edubuntu, la variante dedicata all’istruzione: tuttavia, Kubuntu e Xubuntu offrono ambienti diversi dal “fork” di GNOME. Il supporto a lungo termine non è uguale per tutti.
Xubuntu, ad esempio, ha proposto un limite di tre anni. Canonical ha esteso il programma LTS sul desktop a cinque, seguendo il ciclo della versione per i server. Kubuntu adottò il supporto a lungo termine con Lucid Lynx e la proposta prevede soltanto l’estensione a cinque anni. Edubuntu, per i cinque anni, rimuoverà Mono e gbrainy.
Via | Phoronix
U1DB, la soluzione annunciata da Canonical nel corso dell’Ubuntu Developer Summit (USD) di Precise Pangoline in ottobre, è stata rilasciata in forma d’anteprima. In occasione del rilascio Stuart Langridge è intervenuto per chiarire cos’è – e, soprattutto, cosa non è – U1DB. Fugando ogni dubbio sul database utilizzato da Ubuntu One.
O, almeno, ha provato: l’unica conferma di Langridge è che U1DB non è un database e Canonical non intende crearne uno a sé. Ancora, U1DB è utilizzabile con qualunque database… tuttavia, al momento esiste soltanto un’integrazione con SQLite. La confusione su U1DB è stata creata, più che da Canonical, attorno a essa. Specie da Apache.
La contraddizione nella quale sono caduto anch’io è dovuta ai termini: come avevo – in ultima istanza – ipotizzato, Canonical non sostituirà affatto CouchDB. Rimpiazzerà, invece, Desktop CouchDB. Ubuntu One avrà soltanto un nuovo “connettore” per il database, che rimarrà lo stesso. E, cioè, CouchDB con le patch rigettate da Apache.
Continua a leggere: Canonical precisa la natura e le caratteristiche di U1DB al rilascio
Ubuntu non conterrà più il JDK di Oracle: è la decisione di Canonical. Se Java 7, ritirata la Distributor License for Java (DLJ), deve già essere scaricata e installata manualmente… i rilasci precedenti permettono alle distribuzioni d’includere il JDK proprietario di Sun Microsystems tra i pacchetti ufficiali dei propri repository.
Per evitare inutili contraddizioni, Canonical ha optato per rimuovere i pacchetti relativi alle versioni di Java 5 e Java 6 da tutte le distribuzioni di Ubuntu. Oneiric Ocelot non costituisce un problema, perché l’unico JDK disponibile è quello di OpenJDK. Presto sarà così per tutte le versioni correntemente supportate da Canonical.
In particolare, da Lucid Lynx – l’ultima Long Term Support (LTS) – a Natty Narwhal, tutti i pacchetti sun-java* saranno rimossi. La migrazione a OpenJDK prevede l’uso di IcedTea per abilitare il supporto di Java sul browser. È bene regolarsi, prima che la rimozione abbia effetto: un aggiornamento installerà automaticamente OpenJDK.
Via | The H Security