Un nuovo browser, basato su Wine, è il progetto di CodeWeavers: la società che offre prodotti commerciali per finanziare lo sviluppo del [non] emulatore di Windows su Linux e Mac OS X. L’intento è quello di creare un browser capace d’eseguire i controlli ActiveX che attualmente sono esclusi dai sistemi operativi diversi da Windows.
Lo sviluppo è ancora in una fase preliminare e, di conseguenza, non esistono immagini del browser. La domanda è scontata: perché produrre un software compatibile coi controlli ActiveX se la stessa Microsoft ne ha ridotto l’utilizzo su Internet Explorer? La risposta potrebbe essere in HTML5 e nell’esecuzione di applicazioni “native”.
Tuttavia, i linguaggi supportati dalla tag <canvas> di HTML5 sono già eseguibili dai moderni browser e per quanto riguarda i prodotti di Microsoft al massimo basterebbe Mono. Gli ActiveX hanno delle caratteristiche molto più invasive, però non esistono applicazioni così importanti da giustificarne l’utilizzo all’infuori di Windows.
Via | Phoronix
Firefox supporterà la riproduzione dei contenuti multimediali coi codec provvisti dal backend di GStreamer. Ad accorgersi della novità è stato Fabian Deutsch, il creatore del plugin per OpenCL in Vala. È la conseguenza diretta del supporto ad H.264 di MPEG LA, però soddisfa molte più esigenze: è una funzionalità richiesta da tempo.
GStreamer è il backend predefinito per PulseAudio e Phonon su GNOME e KDE: è previsto da numerose applicazioni multimediali e sfruttato pure da LibreOffice e Apache OpenOffice. La scelta di Mozilla, su Linux, era scontata. Forse, un po’ troppo tardiva. Meglio tardi che mai è stato, infatti, il primo commento all’articolo di Deutsch.
Il supporto a GStreamer non è ancora stato ufficializzato da Mozilla. Tuttavia, la patch è già stata realizzata da Alessandro Decina e inviata al ramo di sviluppo del browser. Sebbene il bug tracking si riferisca a Fennec, l’introduzione del backend riguarderà anche la versione di Firefox per il desktop: in default, è disabilitata.
Via | Fabian Deutsch
Lighspark 0.5.6, l’ultimo aggiornamento dell’alternativa open source a Flash Player di Adobe, è un rilascio interessante per almeno un paio di motivazioni. Anzitutto, introduce il supporto a Google Street View: una novità positiva, ma per molti versi superata dalla disponibilità di MapsGL che è scritta in HTML5, JavaScript e WebGL.
Un aspetto davvero intrigante di Lightspark 0.5.6 è il supporto alle Remote Procedure Call (RPC), che permette d’avviare alcuni tra i videogiochi più popolari sui social network. Ad esempio, Alessandro Pignotti parla di FarmVille: molti potrebbero considerarlo come un incubo. Tuttavia, per Lightspark è un progresso non indifferente.
Indubbiamente, la maggioranza dei servizi web – almeno, in via sperimentale – permette d’accedere ai contenuti multimediali da HTML5 e JavaScript. È il caso di YouTube, supportato soltanto parzialmente da Lightspark. I videogiochi, però, sono soprattutto in Adobe Flash e poter giocare con un’alternativa open source è una conquista.
Via | Alessandro Pignotti
Firefox integrerà il supporto ad H.264, il codec proprietario del consorzio di MPEG LA: una decisione fondamentale «per competere nel settore mobile». Mozilla supporterà il codec in tutte le versioni del browser e nell’imminente Boot to Gecko (B2G). È un’opzione necessaria, soprattutto dopo l’eliminazione di Adobe Flash da Firefox.
La decisione doveva soltanto essere ufficializzata: la scorsa settimana, infatti, Andreas Gal aveva approfittato della discussione su H.264 per lodare la governance di Mozilla. Un aspetto interessante del supporto al codec – evitato per anni, dagli sviluppatori di Firefox – riguarda Google e Chrome: H.264 rimane comunque supportato.
Nonostante Mountain View abbia “nominalmente” rimosso il supporto ad H.264 dal browser di Android e da Chrome, il codec è supportato grazie a due fattori: la presenza di Adobe Flash e l’installazione a livello di sistema operativo. Firefox prevederà altrettanto. Essendo sottoposto a brevetto, H.264 non sarà distribuito col browser.
Via | LWN
Ha fatto discutere la decisione, adottata da Canonical, di rimuovere il “supporto” a Firefox da Kubuntu 12.04 LTS. Tra virgolette, perché il browser di Mozilla continuerà a essere distribuito sulla variante di Ubuntu: le patch di firefox-kde-support non sono più mantenute, perciò il pacchetto è stato eliminato da Precise Pangoline.
Il problema sarebbe a monte, perché il codice che permetteva l’integrazione con KDE è stato sviluppato – e, quindi, rimosso – direttamente da Mozilla. Altre distribuzioni, come openSUSE, hanno optato per continuare a mantenere una patch di compatibilità. Kubuntu, al contrario, ne ha cessato lo sviluppo: sarà un danno molto relativo.
Cosa significa per gli utenti di Kubuntu? Quasi nulla, in realtà. Il pacchetto firefox-kde-support controllava degli aspetti come l’associazione dei protocolli, l’inserimento nei menù, ecc.: Firefox utilizza le specifiche di xdg per il desktop, supportate da KDE, e tutte le altre impostazioni possono essere configurate manualmente.
Via | Phoronix
SPDY Indicator è una nuova estensione di Chrom* che visualizza, con un’icona nella barra degli indirizzi del browser, il supporto dell’omonimo protocollo di Google. Concepita da Guillermo Rauch, è rilasciata sotto licenza MIT su GitHub. SPDY (lett. “speedy”) è la soluzione di Mountain View per sostituire il protocollo HTTP sul web.
Adottato da tutti i siti di Google, SPDY è previsto da Chrom* e – a partire dalla versione 11 – è stato integrato in Firefox. Recentemente, il protocollo ha raggiunto anche Twitter. Sebbene la percentuale dei server che lo utilizzano sia tuttora esigua, sono in aumento i provider che lo offrono come opzione per i servizi di hosting.
Chrome SPDY Indicator offre una soluzione semplice ed efficace per verificare l’effettivo supporto del protocollo. SPDY richiede esplicitamente l’utilizzo di HTTPS, perciò l’icona dell’estensione può “colorarsi” soltanto in presenza di connessioni SSL o TLS. La maggiore rapidità di SPDY rispetto ad HTTP sarebbe un discorso a parte.
Via | Guillermo Rauch
MIT App Inventor è la nuova incarnazione, gestita dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dell’omonima piattaforma di Google. Ideata nel dicembre del 2010, è stata abbandonata da Mountain View a un anno esatto di distanza: App Inventor permette di realizzare applicazioni su Android, senza bisogno di programmare.
Per accedere alla beta di MIT App Inventor è sufficiente disporre d’un account con GMail, esattamente come in passato — sotto l’egida di Google. L’editor della piattaforma è molto simile a un What You See Is What You Get (WYSIWYG) per la creazione di siti web: ogni elemento è corredato da una semplice spiegazione del funzionamento.
Non è specificato quale browser utilizzare per MIT App Inventor. Tuttavia, la funzione di modifica dei “blocchi” è accessibile solo con Google Chrome. Per provare le applicazioni, ovviamente, bisogna installare l’emulatore di Android con una versione del Java Development Kit (JDK). MIT App Inventor presenta ancora qualche difetto.
Via | The H Open
Rekonq 0.9, il browser di Andrea Diamantini che sostituisce Konqueror su KDE, ha finalmente raggiunto lo status di software stabile. Nelle scorse ore, in contemporanea alla nuova pagina sul portale KDE è arrivata la versione 0.90-1 di Rekonq per la gioia dei numerosi utenti.
Già disponibile per molte distro come Kubuntu, Chakra e ArchLinux, Rekonq porta con sé numerose funzionalità che migliorano sensibilmente l’utilizzo di questo interessantissimo browser, già presentato come alternativa al più famoso Konqueror. Tra le novità troviamo: il supporto alle web app, come avviene su Epiphany, l’introduzione dei suggerimenti durante la digitazione nella urlbar, una nuova pagina per le tab, la possibilità di condividere url e tasti via mail direttamente dal browser, un miglioramento delle performance e delle nuove scorciatoie da tastiera.
Altra funzionalità davvero interessante è la possibilità di sincronizzare i nostri dati personali come cronologia web, segnalibri e password tramite FTP, è inoltre previsto in futuro il supporto a ownCloud. Sicuramente Rekonq è un ottimo browser che se proseguirà il suo sviluppo secondo questi ritmi e questa politica, a mio parere scavalcherà il tanto amato Konqueror.
Via | KDE Apps
Gnash, la soluzione open source alternativa a Flash Player, è stato aggiornato alla versione 0.8.10. L’annuncio del nuovo rilascio è arrivato a breve distanza dalla comunicazione di Adobe che, di fatto, limiterà la distribuzione del plugin a Google Chrom*. La novità più importante è il supporto di OpenVG per le immagini vettoriali.
L’aggiornamento del player apporta degli ulteriori miglioramenti all’interfaccia in Qt, ma Gnash non è ancora compatibile con le ultime specifiche di Adobe per il formato SWF e – di conseguenza – non può essere considerato alla pari con Lightspark. Quest’ultimo, ad ogni modo, supporta pure una modalità fallback per utilizzare Gnash.
Se HTML5 e JavaScript un giorno arriveranno probabilmente a sostituire le Rich Internet Applications (RIA)… il ciclo vitale di Flash Player è stato appena stimato in altri 5~10 anni. Un periodo di tempo abbastanza lungo perché l’imminente mancanza d’una versione standalone su Linux si faccia sentire. Gnash e Lightspark non bastano.
Via | Phoronix
Dartium, la versione di Chrom* che integra la Virtual Machine (VM) di DART, è disponibile al download su Linux a 64-bit e Mac OS X. Avevo accennato all’esistenza di questo browser introducendo Dart Synonym, l’applicazione web per tradurre il codice da JavaScript al nuovo linguaggio. Mountain View ha effettuato una scelta “curiosa”.
Prescindendo dall’esclusione di Windows, abbastanza prevedibile, i binari di Dartium per Linux sono compilati su Ubuntu/Lucid – la Long Term Support (LTS) di Canonical – a 64-bit. Una scelta poco comprensibile: Google sconsiglia d’utilizzare Dartium come il browser predefinito perché non pregiudichi un’altra installazione di Chrom*.
Comunque, i sorgenti di Dartium sono compatibili con qualunque distribuzione e su Mac OS X il problema non sembra porsi neppure coi binari. Rispetto all’enfasi posta da Google su DART, la cura dei dettagli di questo browser lascia a desiderare: forse, lo sviluppo è più indietro di quanto gli ingegneri di Mountain View prevedessero.
Via | Chromium