Quando c’è libertà di scelta, gli utenti scelgono open source. E’ questa la lezione che possiamo trarre leggendo i primi dati sul “Choice Screen” di Microsoft.
Già oltre 50 mila persone hanno scaricato Firefox dalla fine di febbraio proprio grazie al suggerimento del “choice screen” che l’Ue ha imposto a Microsoft per rendere davvero libero l’accesso a Internet. Lo riporta un servizio sul NY Times in cui si fa notare anche che il numero di chi ha scaricato Opera in Belgio, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Spagna è triplicato nello stesso periodo.
Pare quindi ben cominciare la battaglia dell’Ue a favore della libertà di scelta in campo software. Siamo ancora a una fase di test del progetto sperimentato in Inghilterra, Belgio e Francia. Il tutto dovrebbe essere operativo da maggio, quando milioni di persone avranno l’opportunità di scegliere prodotti open source al posto di quelli predefiniti Microsoft.
Il choice screen, detto anche ballot screen, si presenta attraverso gli aggiornamenti automatici di Windows Update per XP, Vista e 7. Inviterà a scegliere fra una dozzina di browser, fra cui Explorer, Firefox, Chrome, Safari e Opera. Il NYT cita Statcounter, secondo cui in Europa Explorer è usato dal 46% dei visitatori di siti web, seguito da Firefox col 39%. Opera (6%), Chrome (4%) e Safari (3%) si spartiscono per ora le briciole, mentre gli altri browser non arrivano all’1%. E proprio i “piccoli” browser hanno scritto all’Ue lamentando di non essere ben visibili nella choice screen, benché alcuni abbiamo ammesso di averne già tratto benefici in termini di download.

Sicuramente l’adozione di HTML5 per includere i video nelle pagine web resta l’opzione preferibile – nonostante il dibattito sui codec proprietari – ma dal momento che sono sempre di più le piattaforme a utilizzare Silverlight di Microsoft (tra cui la rete pubblica, per dirne una) l’esistenza di Moonlight si rivela “strategica”.
Purtroppo quest’ultimo è sfruttabile al momento solo su Firefox, che a detta degli sviluppatori di Mono è il browser che consente maggiore capacità d’azione sul codice: almeno così è stato fino a ieri, perché un entusiasta Miguel De Icaza ha rivelato che finalmente Moonlight funziona su Chrome.
Non sono disponibili ulteriori dettagli, se non un messaggio sulla mailing list degli sviluppatori del progetto Mono che però si riferisce a un altro aspetto di Moonlight: dagli screenshot si può comunque notare che il plugin funziona ed è perciò presumibile che presto sarà distribuito per l’installazione sulle macchine degli utenti.
È passato diverso tempo dall’ultimo rilascio di Adobe Flash per Linux a 64-bit (e a dirla tutta i problemi dell’alpha corrente non sono proprio pochi), ma nella “lotta” per mantenere il primato nonostante il successo di HTML5 – che pure è di là da venire – l’azienda non è rimasta a guardare. L’ultima novità in ordine di tempo riguarda Adobe AIR su Android, presentato al World Mobile Congress 2010.
L’aggiornamento di Flash Player 10.1 (che raggiunge così la terza versione beta) pubblicato in data odierna è però disponibile solo per le piattaforme a 32-bit, ovviamente anche per Windows e OS X: è già possibile effettuarne il download dalla pagina di Adobe Labs. Resta un po’ di amaro in bocca perché oltre a lamentarsi di Linux l’azienda non sta considerando alcuni punti cruciali dello sviluppo.
Tanto per dirne una, a prescindere dalle continue introduzioni di nuove feature – che in ogni caso per il momento potete scordarvi, come il supporto alla riproduzione di filmati in alta definizione (migliorata in questa beta 3, ma non per Linux) – resta il “gap” rispetto alle API di V4L2, che continuano ad avere problemi con le webcam GSPCA. E quello delle video-conferenze dovrebbe essere un valore aggiunto.
Via | Phoronix

È ormai imminente l’arrivo del browser ballot per consentire la scelta del programma di navigazione sul web per Windows 7 nelle installazioni dell’Unione Europea e Mozilla ha ritenuto – applaudendo la scelta della Commissione UE – di dover intervenire con un sito che spiegasse l’importanza della libera scelta.
A questo scopo è stata creata una piattaforma concepita specificatamente per aprire il dialogo tra Mozilla e gli utenti di internet: l’annuncio è stato affidato al CEO John Lilly che ha firmato la lettera introduttiva al sito e registrato un video esplicativo.
Open To Choice – questo il nome della piattaforma – è correntemente disponibile in 12 lingue comunitarie (tra cui anche l’italiano) e intende raccogliere opinioni e testimonianze riguardanti l’uso del browser — in particolare riguardo l’esperienza di navigazione con Firefox, ovviamente.

Non sto certo parlando dell’omonima distribuzione di BSD, ma del tool di debugging di Opera: trattandosi di un altro progetto open source – peraltro rilasciato sotto licenza… BSD, per l’appunto – la scelta del nome non è stata propriamente “geniale” (capita spesso di trovare informazioni sul sistema operativo e viceversa).
Parentesi chiusa, Dragonfly è uno strumento rilasciato inizialmente nel 2008 per contrastare lo strapotere di Firebug a livello di diffusione tra i web developer: nonostante si tratti del primo progetto aperto di Opera, il codice sorgente di Dragonfly è sempre rimasto sui server dell’azienda.
Almeno fino a ieri, quando Opera ha annunciato lo spostamento dei sorgenti di Dragonfly su BitBucker — un hosting provider esterno che offre repository Mercurial per il controllo delle versioni. Per quanto possa sembrare d’interesse relativo, l’esistenza di un archivio indipendente per Dragonfly è molto importante per la libertà del progetto.

Nell’ultimo periodo abbiamo visto alcuni siti importanti come Youtube e Vimeo aprire le porte a HTML5 utilizzando come codec H.264.
Una mossa pericolosa che con la decisione, presa da MPEG-LA, di rimandare il pagamento delle royalty fino al 2016 rappresentano un attacco al web libero come abbiamo avuto modo di discutere spiegando che Theora è l’unica salvezza.
In un web diviso in tre fra browser che puntano su Theora o H.264 ed internet explorer che non supporta nessuno dei due la notizia che è stato effettuato il porting di Theora su Silverlight non può che strappare un sorriso.
Continua a leggere: HTML5 e Theora, la rivicinta grazie a Silverlight
La notizia non è delle migliori: Mozilla Foundation ha confermato che due plugin del più noto browser open source, in hosting presso addons.mozilla.org, conterrebbero codice malevolo in grado di rubare informazioni agli utenti che utilizzano Firefox su piattaforma Windows.
I due componenti aggiuntivi riguardano la versione 4.0 di Sothink Web Video Downloader e tutte le versioni del manager di download Master Filer.
Sono oltre 4.600 gli utenti potenzialmente vittime di questo attacco (Master Filer è stato scaricato oltre 600 volte, contro i 4.000 di Sothink Web Video Downloader). Mozilla, pertanto, raccomanda agli utenti di rimuovere i due add-ons ed eseguire una scansione antivirus (in quanto la semplice rimozione dei due componenti non elimina i Trojans).
In attesa che si districhino i termini dell’acquisizione di Sun da parte di Oracle e che il futuro di MySQL – uno dei principali, ma non l’unico database SQL-based in circolazione – sia finalmente chiarito, il W3C propone un’alternativa affinché i browser dialoghino coi database senza bisogno di SQL.
La bozza di lavoro sulle API di WebSimpleDB rientra nel progetto di Web Storage per HTML5 e ha già suscitato delle perplessità in merito alla necessità di utilizzare un linguaggio a query integrato nei documenti (X)HTML — non solo HTML5, ma anche XHTML2 è incluso nei piani del W3C per l’uso di queste API.
Attualmente l’unico engine a prevedere già una simile integrazione è WebKit nella versione di Apple per Safari: il documento di riferimento del W3C è molto recente – la prima idea sull’argomento è del 29 settembre 2009 – e lontano dall’essere completo, perciò è prevedibile che le prime situazioni d’uso reali si presenteranno negli anni a venire.
Via | The H Online

Chi contribuisce allo sviluppo di Webkit? A quanto pare è un progetto che a cui partecipano sia grosse aziende sia entusiasti.
Sul blog di Chromium è stato pubblicato il grafico dei commit degli ultimi 3 anni da cui si nota il sorpasso di Google rispetto ad Apple nel numero di contributi già a partire dallo scorso novembre. Un dato però di non facile interpretazione perché non rappresenta in maniera diversa i contributi più importanti da quelli minori.
A complicare la situazione ci sono alcuni hacker che hanno lavorato per più società che contribuiscono al motore. Nonostante questo penso possa essere comunque un dato interessante notare l’andamento del grafico in corrispondenza delle nuove uscite dei browser che utilizzano WebKit.
Via | NeuGierig

Anche Mozilla sta pensando d’implementare delle animazioni per la transizione, lo spostamento e la chiusura dei tab di Firefox: la feature è ancora in fase di studio e non è prevista una timeline per l’integrazione nel ramo di sviluppo del browser.
Ciò non ha impedito a Stephen Horlander – sviluppatore della UI di Firefox – di pubblicare un’anteprima del proprio lavoro sul suo blog, con tanto di video esplicativi: fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che… l’animazione in sé appare identica a quella già in uso da Chrome.
Non c’è voluto molto perché qualcuno se ne rendesse conto: sin dal primo commento al post di Stephen è stata fatta notare la “vaga” somiglianza con l’animazione del browser di Google. Effettivamente, precipitatomi su Chromium ho dovuto constatare che le due funzioni sono pressoché identiche: nulla di male, ma dov’è la novità?
Via | Chromatic Pixel