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Brevetti software

Google ha fondato WebM Community Cross-License per i brevetti di VP8

pubblicato da Federico Moretti in: Brevetti software Google

WebM - CCL

Google, dopo l’avvio della conversione di tutti i video di YouTube a WebM (un preludio dell’abbandono di H.264 su Android?), ha annunciato la nascita di una sorta di fondazione per l’interscambio dei brevetti software. WebM Community Cross-License (CCL) parte con diciassette partner, tra cui Mozilla e Opera, con Xiph.org e Matroska.

Di cosa si tratta, nello specifico? WebM CCL è sostanzialmente un “patto” tra i produttori di hardware e software affinché si scambino la possibilità d’accedere gratuitamente alla proprietà intellettuale altrui, mediante la realizzazione di licenze appropriate. Questo, beninteso, non equivale a rendere open source delle tecnologie.

L’importanza di WebM CCL, per quanto possa sembrare paradossale, è proprio in questo aspetto: l’interscambio dei brevetti permette alle aziende di sfruttare le risorse dei partner per realizzare le proprie risorse dedicate a WebM/VP8. Una sorta di consorzio alternativo a MPEG LA, per abbandonare H.264 e diffondere il nuovo formato.

Via | WebM

Google perde una causa relativa all'uso di Linux

pubblicato da Lpt on fire! in: Linux Brevetti software Google

Come sempre quando si parla di brevetti software ci si infila in un vicolo cieco la cui unica vera uscita sarebbe una rivoluzione del mercato che allo stato attuale non fa altro che bloccare l’innovazione rendendo ogni azienda possibile vittima di denuncia da parte di un’altra. In effetti la cronaca ci racconta spesso di aziende che a denunce rispondono con contro-denunce per l’uso di proprie proprietà industriali.

A parte questa breve digressione arriviamo al cuore del problema. Una giuria del Texas ha deciso che Google sta infrangendo un brevetto di Bedrock Computer Technologies e per questo motivo è stata condannata al pagamento di 5 milioni di dollari. Il brevetto 5.893.120 è stato registrato nel 1997 ed il suo titolo è: “Methods and apparatus for information storage and retrieval using a hashing technique with external chaining and on-the-fly removal of expired data”.

Qualcuno potrà pensare che sono un po’ affari di Google e che dispone di abbondante liquidità. In realtà il problema è proprio Linux che secondo l’azienda avrebbe infranto il loro brevetto ed è per questo motivo che non è stato solo Big G ad essere portato in tribunale, ma anche Yahoo, MySpace, PayPal, Amazon, Match.com, AOL, CME Group, Softlayer e Citiware. Queste ultime due sembra che siano state tirate in ballo per assicurarsi che il processo si portasse avanti di fronte ad una corte texana.

Secondo quanto riferito da Bedrock tutti i kernel Linux dopo la versione 2.4.22 e 2.6.25 conterrebbero del codice che viola la loro proprietà industriale. Si fa riferimento esplicito al file route.c che è stato presentato come prova presso la corte. Come se non bastasse l’azienda sta persino cercando di far emettere un’ingiunzione per prevenire che Google possa violare ancora il loro brevetto. Big G ha già affermato che ricorrerà in appello e difenderà la comunità open source da attacchi di questo genere, ma sembra che l’azienda texana voglia massimizzare i guadagni da questa vicenda. Resteremo sintonizzati per vedere come si evolverà la vicenda.

Via | HOnline

Google si prepara per una battaglia a base di brevetti

pubblicato da Lpt on fire! in: Brevetti software Google


Recentemente abbiamo visto un proliferare di denunce che hanno alla base casi di uso indebito di proprietà industriali altrui. Brevetti che però spesso sono piuttosto ridicoli come tutto il sistema attuale, ma che non impediscono di arrivare allo scontro in tribunale.

Google però è un’azienda piuttosto giovane e quindi non dispone ancora di un grosso portfolio di brevetti e per rimediare a questo problema il management ha deciso di piazzare un offerta per acquisire tutte le proprietà industriali di Nortel che è fallita nel 2009. 900 milioni di dollari per 6.000 brevetti e che sarà la base d’asta per gli altri big del mercato che vogliono mettere le mani su questi brevetti. I creditori già due mesi fa speravano di riuscire a portare a casa un miliardo di dollari e probabilmente sarà proprio Google ad accaparrarsi tutto poiché finora non si è fatto avanti nessun altro con un offerta.

Il grosso dei brevetti riguardano comunicazioni cellulari, networking e tutti gli ambiti dell’IT. Un patrimonio che Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel di Google, intende sfruttare per difendere le comunità che girano attorno Android e Chrome, anche se noi siamo più interessati allo sfruttamento di questa potenza di fuoco per stimolare una revisione del sistema dei brevetti statunitense che, purtroppo, influenza in maniera negativa tutto il resto del mondo.

Via | GoogleBlog

Red Hat ed il problema dei brevetti software

pubblicato da Lpt on fire! in: Red-Hat Brevetti software


Secondo quanto riportato in questo articolo sembra che Red Hat abbia tenuto segreto almeno un accordo del 2008 con il quale chiudeva una causa di violazione di un brevetto di FireStar Software pagando 4,2 milioni di dollari. Non solo. Sembra che che ci sia stato un altro pagamento lo scorso ottobre a Software Tree LLC.

Cominciamo con il dire che in un paese dove ci sono centinaia di migliaia di brevetti che coprono tutto l’ovvio ed il possibile è praticamente impossibile non infrangere il brevetto di un’altra azienda. Il problema che ci si dovrebbe porre è quanto si sia comportata correttamente Red Hat.

Già in passato qualcuno ha criticato la politica dell’azienda che cerca scuse legali e burocratiche per nascondere gli accordi legati ai brevetti. La prova del pagamento di un brevetto a qualcuno potrebbe sembrare una banalità, ma è, invece, molto grave. Dimostrerebbe, infatti, che l’azienda prende per scontato il sistema attuale e che, invece, l’opposizione al sistema dei brevetti è solo una cortina di fumo gettato sugli occhi della comunità FLOSS.

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Indrek Tarand, European Parliament Free Software User Group (EPFSUG)

pubblicato da Federico Moretti in: Open Source Curiosità Brevetti software

Parlamentum EuropaeumSabato scorso è stato creato un gruppo di utenti per incrementare l’uso del software libero nell’infrastruttura informatica del parlamento europeo. L’European Parliament Free Software User Group (EPFSUG) è stato formalizzato lunedì dal suo creatore e cioè Indrek Tarand, membro estone di The Greens - European Free Alliance (TG-EFA).

Erik Josefsson, ex-membro dell’Electronic Frontier Foundation (EFF) ora consulente per l’EPFSUG, ha parlato di «esasperazione» nell’utilizzo degli account e-mail e del browser di cui è dotato il parlamento. È uno dei motivi alla base della creazione del gruppo: al software in dotazione sono state preferite delle alternative libere.

Il primo obiettivo dell’EPFSUG è dare assistenza ai membri del parlamento nell’adozione di alternative libere al software proprietario di cui dispongono. Per ora non si parla di cambiare l’intero sistema operativo dei computer di Strasburgo: è un’iniziativa dedicata solo ai parlamentari, un piccolo passo per cambiarne le abitudini.

Via | OSOR

XBMC spiega il senso di una fondazione alla base di un progetto open

pubblicato da Federico Moretti in: Curiosità Brevetti software

XBMCQuesta volta il team di XBMC non è intervenuto a presentare un nuovo rilascio del popolare media center, ma ha proposto una lunga e dettagliata digressione sul significato di avere una fondazione alla base dello sviluppo di un progetto open source. Quello che può sembrare scontato, soprattutto perché il termine «fondazione» è ripetuto spesso, ha un senso molto più profondo (soprattutto dal punto di vista legale).

La fondazione, per com’è concepita negli Stati Uniti, ha una forma giuridica simile a ciò che in Italia è considerato come cooperativa. Senza addentrarsi nella complessa terminologia giurisprudenziale, l’articolo del team di XBMC riassume in modo efficace quei principi basilari che hanno portato anche Matt Mullenweg a trasferire i diritti di WordPress da Automattic alla WordPress Foundation. Una lettura illuminante.

Soprattutto perché chi “mastica” un po’ di diritto sa bene che, almeno in Italia, già il termine «cooperativa» ha una varietà di significati legali molto diversi tra loro. L’esempio di XBMC spiega perché una fondazione no-profit garantisce a un progetto open source di rimanere libero da vincoli e logiche imprenditoriali. Ciò senza scadere in filosofie utopistiche. L’articolo è in inglese, ma il linguaggio usato è piuttosto accessibile.

Via | XBMC

La Corte Suprema statunitense sull'invalidità dei brevetti

pubblicato da Lpt on fire! in: Brevetti software

EFF

La Corte Suprema statunitense ha deciso di accettare un’appello di Microsoft che potrebbe rendere più facile, in caso di vittoria, invalidare un brevetto rendendo più facile la vita di chi sviluppa nel mondo FLOSS.

Nella legislatura statunitense per provare che un brevetto sia invalido è necessario che le prove siano più che convincenti. Questo rende difficile la difesa in tribunale di chi viene attaccato dai detentori del brevetto. L’EFF spera che da questa causa si possa ottenere che le prove siano semplicemente convincenti per invalidare un brevetto.

Un risultato di questo tipo potrebbe renderebbe più semplice dimostrare l’invalidità di molti di quei brevetti che certe aziende usano semplicemente come un ricatto contro la concorrenza.

Via | EFF

Tandberg, brevetta il codice open source?

pubblicato da Lpt on fire! in: Open Source Brevetti software

X264 logo

Come tutti sappiamo negli ultimi anni c’è stato un crescente abuso di brevetti a tutto discapito del mercato e delle aziende sane.

Gli sviluppatori del progetto x264 si sono accorti che Tandberg ha richiesto un brevetto relativo ad un algoritmo aggiunto nel codice del progetto solo due mesi dopo il commit. L’implementazione nel brevetto è identica a quella di x264 a parte una piccola ottimizzazione che è stata aggiunta il giorno dopo la presentazione della domanda di brevetto. Una circostanza piuttosto sospetta che ha fatto allertare molte persone.

Secondo gli sviluppatori di x264 l’algoritmo non è particolarmente complicato e quindi chiunque avrebbe potuto “inventarlo”. Se questo consente di ipotizzare ad una ricerca originale ed alternativa che ha prodotto effettivamente il medesimo algoritmo non condona il fatto che ci sono alcune coincidenze che fanno sospettare che l’azienda abbia semplicemente brevettato quanto prodotto dal progetto open source. Senza considerare, poi, che un algoritmo di quel tipo non sarebbe dovuto essere brevettato per via della sua ovvietà.

A prescindere da quale possa essere la verità dietro a questa vicenda, viene da chiedersi quanti siano le domande di brevetto che le aziende richiedono “spiando” il codice open source. Chissà se in futuro scopriremo casi analoghi.

Via | Multimedia

Linux perde la guerra del desktop?

pubblicato da Carlo in: Open Source Polemiche Brevetti software Interviste

Morte di Linux per desktopQualche giorno fa Robert Strohmeyer, editorialista specializzato in tecnologia e supporter di GNU/Linux, ha pubblicato su PcWorld un articolo secondo cui il sogno del pinguino di conquistare il desktop sarebbe morto.

Strohmeyer riconosce la crescente diffusione di Linux nei server, negli embedded e nei cellulari e la raggiunta semplicità di installazione ed utilizzo, valide anche per l’utente meno smaliziato. Anzi, afferma il giornalista, Ubuntu avrebbe ormai raggiunto una usabilità migliore rispetto a quella di OSX e di Windows. Eppure, nonostante i continui progressi, lo storico OS sarebbe destinato a rimanere nella sua piccola nicchia per il lato desktop. La causa di questo fallimento andrebbe ricercata non più nella difficoltà dell’uso del sistema, ma nell’eccessiva frammentazione delle distribuzioni, e nella mancanza di contenuti audio e video.

Per giustificare le sue tesi, Strohnever riporta l’esperienza di Jeff Whatcott, vicedirettore di Brightcove, un’azienda impegnata nel campo dello streaming audio e video. Brightcove addita la diffidenza della comunità Open verso i DRM come limite per l’adozione di software evoluto atto a fruire di contenuti online. Ubuntu e Debian “Out of the Box” non offrono la distribuzione di driver e software proprietari necessari allo streaming. L’utente può configurare il proprio ambiente per installare Flash e quant’altro, ma deve ovviamente adoperarsi per farlo. Secondo Brightcove, questa gap è il grande ostacolo alla diffusione di Gnu/Linux nel desktop.

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Nell'Unione Europea la libertà del software si gioca tra FRAND e FLOSS

pubblicato da Federico Moretti in: Polemiche Brevetti software

European Union

Quando parliamo di licenze e brevetti, spesso siamo abituati a immaginare il contesto legislativo statunitense. Gli Stati Uniti godono di una situazione molto favorevole dovuta al fatto che l’intera confederazione risponde a un unico parlamento. In Europa, invece, ogni Paese mantiene le proprie specificità legislative e sono in vigore entrambi i modelli occidentali del diritto (common e civil law). Una frammentazione che rende inevitabile l’adattamento degli standard alle leggi comunitarie e nazionali. Inoltre, la discussione parlamentare sull’aggiornamento del diritto ha ritmi più lenti e non è impositiva su tutto il territorio dell’Unione Europea. Analizzare in dettaglio la situazione non risulterebbe comunque esaustivo.

Un esempio significativo dell’unicità del diritto comunitario è l’esistenza della European Union Public License (EUPL), una modifica europea della GPL che è stata prodotta nel 2007 e aggiornata fino al 2009. L’ultima revisione è considerata di fatto obsoleta e la EUPL è inutilizzabile: volendo essere pignoli, non ha mai avuto un grande successo tra sviluppatori di software e produttori di hardware. Ciò non risolve affatto i problemi d’inconsistenza della GPL nell’interpretazione da parte delle magistrature nazionali e comunitarie in Europa. Per fortuna il dibattito è tutt’altro che accantonato e allo studio ci sono delle soluzioni alternative. Florian Mueller ci aiuta a comprendere sia i benefici, sia i limiti di quanto sta accadendo.

Dobbiamo partire da un presupposto: quali che siano le opinioni politiche di ognuno, il libero mercato non è il migliore dei contesti possibili per l’open source (e tanto meno lo è per il free software). Mueller cerca di spiegare come e perché sia possibile difendere le prerogative dell’iniziativa privata conciliandole con l’abolizione del sistema dei brevetti. Per farlo, parte dalla roadmap stilata in giugno per l’European Interoperability Framework (EIF). Mueller sostiene che i principi dell’EIFv2 siano compatibili con l’EUPL: il problema deriva dal fatto che l’Unione Europea non sembra granché interessata al mantenimento della EUPL come licenza di riferimento, benché quest’ultima garantisca un’apertura anche ai brevetti.

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