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  <title>Ossblog.it</title>
  <subtitle>Programmi free: scopri il mondo dell'Open Source</subtitle>
  <rights type="html"><![CDATA[2005-2011 Blogo.it]]></rights>
  <updated>2012-05-21T03:31:58+00:00</updated>
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    <title type="html">Oracle e Google, in tribunale per Java, sono ai limiti del paradosso</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-04-18T12:00:28+00:00</published>
    <updated>2012-04-18T12:00:28+00:00</updated>
    <dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>brevettabilità del software</dc:subject><dc:subject>diritto d’autore</dc:subject><dc:subject>licenze di rilascio</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[È iniziato, a San Francisco, il processo intentato da Oracle a Google riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9833/oracle-e-google-in-tribunale-per-java-sono-ai-limiti-del-paradosso"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/oraclejava.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Oracle Java" />È iniziato, a San Francisco, il processo intentato da <a href="http://www.oracle.com/">Oracle</a> a <a href="http://www.google.com/">Google</a> riguardo ai brevetti che la multinazionale di Mountain View non avrebbe onorato utilizzando Java su Android. Sono intervenuti sia Larry Ellison, il Chief Executive Officer (CEO) di Oracle, sia Larry Page, quello di Google, e il dibattito è sul filo del paradosso.</p>
<p>In sintesi, i due concordano sul fatto che Java sia un linguaggio di programmazione “libero”… tuttavia, precisa Ellison, Google è l’unica società a non pagarne le licenze. È facile comprendere che qualcosa non quadri, in quest’ultima dichiarazione: Ellison si riferirebbe a una specie di consuetudine, estranea al concetto di licenza.</p>
<p>Il conflitto è basato sulle Application Programming Interfaces (API) per Java: chiunque può utilizzare il linguaggio sotto GNU/GPL, ma per l’accesso alle API sarebbe previsto il pagamento di una o più licenze. La tesi è molto fragile, perché equivarrebbe a ricevere in regalo un’automobile e a doverla ricomprare per poterla guidare.</p>
 <p>
La trascrizione della testimonianza di Ellison è a un passo dal ridicolo. Il CEO di Oracle annuisce a tutte le richieste dei legali di Google, volte a dimostrare la “libertà” nell’utilizzo di Java, per chiosare col discorso delle licenze previste sulle API. Il processo sarà lungo, però il querelante appare in una pessima posizione.</p>
<p>Un aspetto interessante, che emerge dal contro-interrogatorio di Ellison, è la rivelazione del motivo per il quale Oracle ha portato Google in tribunale. La società aveva richiesto uno studio di settore per produrre quello che nel prototipo era descritto quale Java Phone: i produttori contattati da Oracle sono gli stessi di Android.</p>
<p>Ellison ha minimizzato, sostenendo che il progetto è stato rifiutato dal Consiglio d’Amministrazione (CdA) di Oracle: non è mai stato davvero preso in considerazione dalla società. Nelle novantuno slide presentate dall’accusa si tratta il codice <em>open source</em> alla stregua di quello proprietario per guadagnare da un&#8217;occasione mancata.</p>
<p>Via | <a href="http://arstechnica.com/tech-policy/news/2012/04/google-v-oracle-day-2.ars">Ars Technica</a></p>
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    <title type="html">Encrypted Media Extensions, la soluzione di DRM per i video in HTML5</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-02-24T12:00:31+00:00</published>
    <updated>2012-02-24T12:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>polemiche</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>contenuti multimediali</dc:subject><dc:subject>diritti d’autore</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject><dc:subject>standard del web</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Google, Microsoft e Netflix hanno appena proposto l’improponibile, ovvero un sistema di Digital Rights Management (DRM) per proteggere i contenuti multimediali – in particolare, i video – integrati[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9549/encrypted-media-extensions-la-soluzione-di-drm-per-i-video-in-html5"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/html5.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="HTML5" />Google, Microsoft e Netflix hanno appena proposto l’improponibile, ovvero un sistema di Digital Rights Management (DRM) per proteggere i contenuti multimediali – in particolare, i video – integrati sulle pagine web in HTML5. Non è tutto, perché queste società pretenderebbero che le <a href="http://dvcs.w3.org/hg/html-media/raw-file/tip/encrypted-media/encrypted-media.html">Encrypted Media Extensions</a> diventino uno standard.</p>
<p>Una bozza delle specifiche per le Encrypted Media Extensions, infatti, è stata sottoposta alla valutazione del World Wide Web Consortium (W3C). Ian Hickson, dipendente di Google e revisore degli standard di HTML5, è intervenuto nel dibattito definendo «non etica» la proposta avanzata dalla sua azienda. È una posizione condivisibile.</p>
<p>L’accettazione delle Encrypted Media Extensions è tutt’altro che scontata, ma l’aspetto più importante è un altro. Chi riteneva che l’abbandono delle Rich Internet Application (RIA) come Flash Player avrebbe risolto il problema del DRM è destinato a essere deluso: la stessa Google, promotrice di WebM, ne ha proposto un’alternativa.</p>
<p>Via | <a href="http://lwn.net/Articles/483476/">LWN</a></p>
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    <title type="html">L’archivio internazionale dei fusi orari è salvo, una volta su tutte</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2012-02-23T11:00:42+00:00</published>
    <updated>2012-02-23T11:00:42+00:00</updated>
    <dc:subject>unix</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>battaglie legali</dc:subject><dc:subject>codice sorgente</dc:subject><dc:subject>fusi orari</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[TZ Data, il database internazionale sul cambio dell’ora, è salvo — e lo sarà per sempre. Astrolabe, la società di Boston che aveva querelato Arthur Olson e Paul Eggert – i manutentori[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9545/larchivio-internazionale-dei-fusi-orari-e-salvo-una-volta-su-tutte"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/icann.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)" />TZ Data, il database internazionale sul cambio dell’ora, è salvo — e lo sarà per sempre. Astrolabe, la società di Boston che aveva querelato Arthur Olson e Paul Eggert – i manutentori dell’indice – ha ritirato tutte <a href="http://www.ossblog.it/post/8387/larchivio-dei-fusi-orari-di-unix-e-bloccato-per-il-diritto-dautore">le accuse a carico degli imputati</a>… e ha presentato delle scuse formali. Perché, come previsto, il fatto non sussiste.</p>
<p>Secondo Astrolabe, TZ Data conteneva delle informazioni generate dal proprio software proprietario ACS American Atlas senza averne alcun diritto. Nonostante la regolare attribuzione dei crediti da parte di Olson ed Eggert, la società ha comunque sporto denuncia. A distanza di quattro mesi, un passo indietro: non esistono violazioni.</p>
<p>L’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) decise in ottobre d’assumere <a href="http://www.ossblog.it/post/8439/licann-salva-larchivio-dei-fusi-orari-e-ne-assume-la-tutela-legale">la tutela</a> di TZ Data — per evitare che i sistemi operativi UNIX-like perdessero la possibilità d’effettuare automaticamente il cambio dell&#8217;ora. La difesa legale è stata affidata all’Electronic Frontier Foundation (EFF), che ha vinto la sfida.</p>
<p>Via | <a href="https://www.eff.org/press/releases/eff-wins-protection-time-zone-database">Electronic Frontier Foundation</a></p>
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    <title type="html">L’unico emendamento approvato dal Governo implica il software libero</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-12-13T08:00:31+00:00</published>
    <updated>2011-12-13T08:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>governo italiano</dc:subject><dc:subject>pubblica amministrazione</dc:subject><dc:subject>repubblica italiana</dc:subject><dc:subject>software libero</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[La manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento.[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/9057/lunico-emendamento-approvato-dal-governo-implica-il-software-libero"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/repubblicaitaliana.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Repubblica Italiana" />La manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento. Soltanto uno è stato approvato e questa volta riguarda proprio il software libero. La pubblica amministrazione è costretta a considerarlo.</p>
<p>Nello specifico l’emendamento è stato presentato da Marco Beltrandi – un deputato radicale – e scritto in collaborazione con Luca Nicotra, segretario di <a href="http://www.agoradigitale.org/">Agorà Digitale</a>. Il testo è molto sintetico, ma rappresenta una piccola vittoria: i bandi della pubblica amministrazione dovranno valutare l’impiego di software libero negli appalti.</p>
<p>La modifica riguarda l’Articolo 68 della Legge 82 del 7 marzo 2005 e successive modificazioni alla lettera D del Comma 1: «Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto». È un primo passo, fondamentale, verso un’apertura del Paese all’<em>open source</em> e al <em>free software</em>.</p>
 <p>
Ad esempio, un ulteriore obiettivo potrebbe essere il passaggio dalla “valutazione” alla “preferenza” per il software libero. Mai come in ambito legislativo le parole hanno un peso e, in mancanza di vincoli precisi, l’interpretazione della norma – nei casi specifici – può comunque penalizzare il successo dell’emendamento approvato.</p>
<p>Per fortuna l’attenzione al software libero è crescente e l’emendamento firmato da Beltrandi conforta il lavoro delle realtà in cui l’<em>open source</em> è già stato abbracciato. Convincendo anche quelle meno abituate alle alternative a Windows che è tuttora il principale sistema operativo utilizzato nella pubblica amministrazione italiana.</p>
<p>Il particolare contesto socioeconomico italiano ed europeo è molto favorevole all’<em>open source</em>, almeno per quanto concerne la riduzione dei costi — un aspetto che non riguarda necessariamente tutti gli ambiti d’applicazione del software libero. Iniziative come quella di Agorà Digitale e del Partito Radicale dovrebbero moltiplicarsi.</p>
<p>Via | <a href="http://www.lucanicotra.org/passa-un-solo-emendamento-alla-finanziaria-di-mont">Luca Nicotra</a></p>
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    <title type="html">L’Agenzia Spaziale Europea ridurrà il numero dei brevetti utilizzati</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-11-22T14:00:21+00:00</published>
    <updated>2011-11-22T14:00:21+00:00</updated>
    <dc:subject>controcultura</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>agenzia spaziale europea</dc:subject><dc:subject>diritto d’autore</dc:subject><dc:subject>software libero</dc:subject><dc:subject>tecnologie d’osservazione</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[L’Agenzia Spaziale Europea – European Space Agency (ESA), in inglese – ha adottato una nuova politica che ridurrà il numero di licenze e brevetti utilizzati nella realizzazione delle proprie[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8835/lagenzia-spaziale-europea-ridurra-il-numero-dei-brevetti-utilizzati"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/europeanspaceagencyesa.jpg" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="European Space Agency (ESA)" />L’Agenzia Spaziale Europea – <a href="http://www.esa.int/">European Space Agency (ESA)</a>, in inglese – ha adottato una nuova politica che ridurrà il numero di licenze e brevetti utilizzati nella realizzazione delle proprie tecnologie e del software per l’osservazione spaziale. L’impegno dell’ESA nell’<em>open source</em> non è nuovo, ma avrà bisogno di tempo per maturare.</p>
<p>Le risorse sviluppate dall’ESA interessano soprattutto enti o società di ricerca e osservazione della Terra e dello spazio. Tuttavia, alcuni progetti riguardanti le telecomunicazioni, i trasporti e l’intelligenza artificiale hanno un target più esteso. L’agenzia è impegnata a valutare la presenza di codice <em>closed</em> nel software usato.</p>
<p>Tutti i prodotti dello sviluppo dell’ESA per i quali non è strettamente necessario l&#8217;impiego di programmi <em>closed-source</em> o brevetti saranno rilasciati in un futuro <em>repository</em> aperto alla contribuzione di terze parti. L’<a href="http://www.osor.eu/">Open Source Observatory and Repository (OSOR)</a> ha pubblicato uno studio riguardo <a href="http://www.osor.eu/studies/reuse-of-esa-software">lo stato dell’arte</a> dell’iniziativa.</p>
<p>Via | <a href="http://www.osor.eu/news/more-open-source-software-at-european-space-agency">OSOR</a></p>
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    <title type="html">L&#039;ICANN salva l&#039;archivio dei fusi orari e ne assume la tutela legale</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-17T11:00:30+00:00</published>
    <updated>2011-10-17T11:00:30+00:00</updated>
    <dc:subject>unix</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>acs atlas</dc:subject><dc:subject>astrolabe</dc:subject><dc:subject>tz data</dc:subject><dc:subject>zoneinfo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[TZ Data è stato accolto dall&amp;#8217;Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), che s&amp;#8217;occuperà di mantenere in rete l&amp;#8217;archivio dei fusi orari e[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8439/licann-salva-larchivio-dei-fusi-orari-e-ne-assume-la-tutela-legale"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/icann.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)" />TZ Data è stato accolto dall&#8217;<a href="http://www.icann.org/">Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)</a>, che s&#8217;occuperà di mantenere in rete l&#8217;archivio dei fusi orari e d&#8217;organizzarne la tutela legale. La svolta è arrivata a seguito d&#8217;una richiesta inoltrata dall&#8217;<a href="http://www.ietf.org/">Internet Engineering Task Force (IETF)</a>: il database è ritenuto essenziale per il web.</p>
<p>Arthur Olson e Paul Eggert sono stati costretti a disconnettere il server che ospitava TZ Data perché citati in giudizio a causa d&#8217;<a href="http://www.ossblog.it/post/8387/larchivio-dei-fusi-orari-di-unix-e-bloccato-per-il-diritto-dautore">una violazione del diritto d&#8217;autore</a> da Astrolabe. L&#8217;azienda statunitense rivendica la proprietà intellettuale di calcoli effettuati con The ACS Atlas per definire la cronologia dei fusi orari americani.</p>
<p>Rimuovendo TZ Data, gli utenti di Linux e Mac OS X dovrebbero calcolare la differenza del fuso orario locale rispetto a Greenwich e passare manualmente dall&#8217;ora solare a quella legale. La stessa situazione coinvolgerebbe la maggioranza dei server per il web e ICANN intende scongiurare quest&#8217;ipotesi, assumendosene la responsabilità.</p>
<p>Via | <a href="http://hosted2.ap.org/ALDEC/TDNational/Article_2011-10-16-US-TEC-Time-Zone-Database/id-0a1a6d019b134c21ae58948ac38c8d57">Associated Press</a></p>
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    <title type="html">L&#039;archivio dei fusi orari di UNIX è bloccato per il diritto d&#039;autore</title>
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    <published>2011-10-11T07:00:59+00:00</published>
    <updated>2011-10-11T07:00:59+00:00</updated>
    <dc:subject>unix</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>acs atlas</dc:subject><dc:subject>astrolabe</dc:subject><dc:subject>tz data</dc:subject><dc:subject>zoneinfo</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[TZ Data, l&amp;#8217;archivio delle informazioni sui fusi orari utilizzato dai derivati di UNIX (e dai web server) è stato posto sotto sequestro, in attesa della sentenza per una violazione del diritto[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8387/larchivio-dei-fusi-orari-di-unix-e-bloccato-per-il-diritto-dautore"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/icann.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)" />TZ Data, l&#8217;archivio delle informazioni sui fusi orari utilizzato dai derivati di UNIX (e dai web server) è stato posto sotto sequestro, in attesa della sentenza per una violazione del diritto d&#8217;autore. Arthur Olson e Paul Eggert, manutentori del database, sono stati citati da <a href="http://alabe.com/">Astrolabe</a> per l&#8217;utilizzo di informazioni da <a href="http://alabe.com/atlas.htm">ACS PC Atlas</a>.</p>
<p>Astrolabe è un&#8217;azienda di Boston, proprietaria di ACS International e ACS American Atlas: dei programmi per determinare la cronologia dei fusi allo scopo di realizzare degli oroscopi. Un commento in TZ Data cita esplicitamente ACS American Atlas tra le fonti più attendibili per determinare l&#8217;orario degli Stati Uniti: è sufficiente?</p>
<p>Dovrà stabilirlo un tribunale. In attesa della sentenza, TZ Data non subirà ulteriori aggiornamenti: l&#8217;archivio, ospitato dal server via FTP dello <a href="http://www.nih.gov/">United States National Institutes of Health</a>, è inaccessibile. Sono ancora attivi dei <em>mirror</em> per recuperare <code>tzcode2011i</code> e <code>tzdata2011k</code>: il codice “incriminato” è in distribuzione dal 1991.</p>
<p>Via | <a href="http://mm.icann.org/pipermail/tz/2011-October/007952.html">ICANN</a></p>
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    <title type="html">Skype è di Microsoft: l&#039;Europa non obbliga ad “aprire” il protocollo</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-10-08T12:00:30+00:00</published>
    <updated>2011-10-08T12:00:30+00:00</updated>
    <dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>microsoft</dc:subject><dc:subject>commissione europea</dc:subject><dc:subject>joaquín almunia</dc:subject><dc:subject>skype</dc:subject><dc:subject>voip</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Microsoft è stata autorizzata ieri all&amp;#8217;acquisizione di Skype da Joaquín Almunia, responsabile della competitività per la Commissione Europea. Messagenet, un&amp;#8217;azienda italiana attiva[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8353/skype-e-di-microsoft-leuropa-non-obbliga-ad-aprire-il-protocollo"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/skypeperlinux.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Skype per Linux" />Microsoft <a href="http://www.downloadblog.it/post/15059/joaquin-almunia-approvera-oggi-lacquisizione-di-skype-da-microsoft">è stata autorizzata</a> ieri all&#8217;acquisizione di Skype da Joaquín Almunia, responsabile della competitività per la Commissione Europea. Messagenet, un&#8217;azienda italiana attiva sul VoIP, aveva sottoposto all&#8217;Europa <a href="http://www.downloadblog.it/post/15005/unazienda-italiana-si-oppone-allacquisizione-di-skype-da-microsoft">la richiesta di bloccare la transazione</a> da $8,5 miliardi evitando il rischio di un monopolio: non è stata esaudita.</p>
<p>Il “via libera” incondizionato di Almunia esclude ogni possibilità che l&#8217;Europa obblighi Microsoft all&#8217;apertura del protocollo di Skype. Una delle condizioni proposte da Messagenet, infatti, riguardava la possibilità d&#8217;integrare i servizi di Skype e la realizzazione di applicazioni da terze parti potendo accedere al suo protocollo.</p>
<p>Skype ha sempre negato questa possibilità. L&#8217;acquisizione da parte di Microsoft non è incoraggiante. La Commissione Europea ha perso un&#8217;occasione importante per favorire gli sviluppatori <em>open source</em>: rimangono delle alternative, tuttavia il futuro del <em>client</em> per Linux (già sottovalutato da Skype) resta incerto. Una pessima notizia.</p>
<p>Via | <a href="http://www.nytimes.com/2011/10/08/technology/europe-approves-microsoft-purchase-of-skype.html">The New York Times</a></p>
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    <title type="html">Casio s&#039;accorda con Microsoft sulla proprietà intellettuale di Linux</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-09-21T13:00:11+00:00</published>
    <updated>2011-09-21T13:00:11+00:00</updated>
    <dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>microsoft</dc:subject><dc:subject>accordi bilaterali</dc:subject><dc:subject>casio</dc:subject><dc:subject>diritto d'autore</dc:subject><dc:subject>proprietà intellettuale</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Casio è un nuovo membro del programma d&amp;#8217;Intellectual Property (IP) Licensing di Microsoft, un servizio di tutela della proprietà intellettuale che ha in Novell un precedente illustre. In[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/8157/casio-saccorda-con-microsoft-sulla-proprieta-intellettuale-di-linux"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/casio.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Casio" />Casio è un nuovo membro del programma d&#8217;<a href="http://www.microsoft.com/about/legal/en/us/intellectualproperty/iplicensing/">Intellectual Property (IP) Licensing</a> di Microsoft, un servizio di tutela della proprietà intellettuale che ha in Novell un precedente illustre. In sostanza, Casio proteggerà il proprio utilizzo di Linux, previsto per alcuni dispositivi, condividendo una serie di brevetti intestati a Microsoft.</p>
<p>Ulteriori dettagli dell&#8217;accordo sono considerati strettamente confidenziali e perciò <a href="http://www.microsoft.com/Presspass/press/2011/sep11/09-20CasioPR.mspx">non sono stati divulgati</a> nell&#8217;annuncio condiviso. Casio utilizza correntemente una versione <em>embedded</em> di Windows per alcuni terminali industriali e la partnership si configura come una specie di «compensazione» per adottare Linux sui propri sistemi.</p>
<p>Praticamente, Casio risarcisce Microsoft perché considera Linux più adatto alle proprie esigenze: è un concetto “pericoloso”, che peraltro non apporta nulla all&#8217;<em>open source</em>. Novell, finché non è stata acquisita da Attachmate, ha potuto almeno investire in Mono. Un accordo tutt&#8217;altro che fortunato, se ne consideriamo le conseguenze.</p>
<p>Via | <a href="http://www.zdnet.com/blog/microsoft/microsoft-adds-casio-to-its-linux-patent-protection-list/10766">ZDNet</a></p>
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    <title type="html">MPEG LA scopre dodici compagnie pronte a rivendicare brevetti su VP8</title>
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      <name>Federico Moretti</name>
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    <published>2011-07-31T09:00:43+00:00</published>
    <updated>2011-07-31T09:00:43+00:00</updated>
    <dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>h.264</dc:subject><dc:subject>mpeg la</dc:subject><dc:subject>vp8</dc:subject><dc:subject>webm</dc:subject>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7880/mpeg-la-scopre-dodici-compagnie-pronte-a-rivendicare-brevetti-su-vp8"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/webm.gif" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="WebM" /><a href="http://www.mpegla.com/">MPEG LA</a>, il consorzio responsabile di H.264, ha dichiarato d&#8217;essere in possesso di informazioni che riguardano VP8. Dodici aziende, infatti, sarebbero pronte a rivendicare la proprietà di brevetti sulla tecnologia del <em>codec</em> di Google alla base del formato <a href="http://www.webmproject.org/">WebM</a>. Google aveva ottenuto VP8 con <a href="http://investor.google.com/releases/2010/0219.html">l&#8217;acquisizione</a> di On2 Technology nel 2010.</p>
<p>Ovviamente, MPEG LA non ha voluto citare quali siano le dodici imprese coinvolte. Il consorzio s&#8217;è limitato a dichiarare che siano brevetti «essenziali» per il funzionamento dell&#8217;algoritmo di VP8. MPEG LA è costituito da aziende del calibro di Apple e Microsoft, più altri produttori hardware e software: colpire WebM è una priorità.</p>
<p>VP8 è responsabile di WebRTC e Google+ Hangouts oltre alla visualizzazione dei filmati in formato WebM. Microsoft ha acquisito Skype e, di conseguenza, la soluzione open source di Google è diventata un problema ancora più serio. MPEG LA ha iniziato la ricerca dei brevetti lo scorso febbraio, a nove mesi dalla pubblicazione di WebM.</p>
<p>Via | <a href="http://arstechnica.com/web/news/2011/07/mpeg-la-12-companies-own-patents-essential-to-googles-vp8-codec.ar">Ars Technica</a></p>
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    <title type="html">Google ha fondato WebM Community Cross-License per i brevetti di VP8</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/7661/webm-ccl" />
    <id>http://www.ossblog.it/post/7661/webm-ccl/</id>
    <author>
      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-04-27T09:00:22+00:00</published>
    <updated>2011-04-27T09:00:22+00:00</updated>
    <dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>matroska</dc:subject><dc:subject>theora</dc:subject><dc:subject>vp8</dc:subject><dc:subject>webm</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Google, dopo l&amp;#8217;avvio della conversione di tutti i video di YouTube a WebM (un preludio dell&amp;#8217;abbandono di H.264 su Android?), ha annunciato la nascita di una sorta di fondazione per[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7661/webm-ccl"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/webmccl.png" class="post" border="0" width="586" height="195" alt="WebM - CCL" /><br clear="all" /></p>
<p>Google, dopo <a href="http://www.ossblog.it/post/7652/youtube-verso-una-conversione-completa-dei-video-in-webm">l&#8217;avvio della conversione</a> di tutti i video di YouTube a WebM (un preludio dell&#8217;abbandono di H.264 su Android?), ha annunciato la nascita di una sorta di fondazione per l&#8217;interscambio dei brevetti software. <a href="http://www.webm-ccl.org/">WebM Community Cross-License (CCL)</a> parte con diciassette partner, tra cui Mozilla e Opera, con Xiph.org e Matroska.</p>
<p>Di cosa si tratta, nello specifico? WebM CCL è sostanzialmente un “patto” tra i produttori di hardware e software affinché si scambino la possibilità d&#8217;accedere gratuitamente alla proprietà intellettuale altrui, mediante la realizzazione di licenze appropriate. Questo, beninteso, non equivale a rendere <em>open source</em> delle tecnologie.</p>
<p>L&#8217;importanza di WebM CCL, per quanto possa sembrare paradossale, è proprio in questo aspetto: l&#8217;interscambio dei brevetti permette alle aziende di sfruttare le risorse dei partner per realizzare le proprie risorse dedicate a WebM/VP8. Una sorta di consorzio alternativo a MPEG LA, per abbandonare H.264 e diffondere il nuovo formato.</p>
<p>Via | <a href="http://blog.webmproject.org/2011/04/introducing-webm-community-cross.html">WebM</a></p>
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    <title type="html">Google perde una causa relativa all&#039;uso di Linux</title>
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      <name>Lpt on fire!</name>
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    <published>2011-04-22T15:00:45+00:00</published>
    <updated>2011-04-22T15:00:45+00:00</updated>
    <dc:subject>linux</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>bedrock computer technologies</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Come sempre quando si parla di brevetti software ci si infila in un vicolo cieco la cui unica vera uscita sarebbe una rivoluzione del mercato che allo stato attuale non fa altro che bloccare[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7653/google-perde-una-causa-relativa-alluso-di-linux"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/linuxlogo_grande.jpg" class="post" align="left" border="0" width="240" height="287" alt=""/>Come sempre quando si parla di brevetti software ci si infila in un vicolo cieco la cui unica vera uscita sarebbe una rivoluzione del mercato che allo stato attuale non fa altro che bloccare l&#8217;innovazione rendendo ogni azienda possibile vittima di denuncia da parte di un&#8217;altra. In effetti la cronaca ci racconta spesso di aziende che a denunce rispondono con contro-denunce per l&#8217;uso di proprie proprietà industriali.</p>
<p>A parte questa breve digressione arriviamo al cuore del problema. Una giuria del Texas ha deciso che <a href="http://www.ossblog.it/categoria/google">Google</a> sta infrangendo un brevetto di Bedrock Computer Technologies e per questo motivo è stata condannata al pagamento di 5 milioni di dollari. Il brevetto 5.893.120 è stato registrato nel 1997 ed il suo titolo è:  &#8220;Methods and apparatus for information storage and retrieval using a hashing technique with external chaining and on-the-fly removal of expired data&#8221;.</p>
<p>Qualcuno potrà pensare che sono un po&#8217; affari di Google e che dispone di abbondante liquidità. In realtà il problema è proprio Linux che secondo l&#8217;azienda avrebbe infranto il loro brevetto ed è per questo motivo che non è stato solo Big G ad essere portato in tribunale, ma anche Yahoo, MySpace, PayPal, Amazon, Match.com, AOL, CME Group, Softlayer e Citiware. Queste ultime due sembra che siano state tirate in ballo per assicurarsi che il processo si portasse avanti di fronte ad una corte texana.</p>
<p>Secondo quanto riferito da Bedrock tutti i kernel Linux dopo la versione 2.4.22 e 2.6.25 conterrebbero del codice che viola la loro proprietà industriale. Si fa riferimento esplicito al file route.c che è stato presentato come prova presso la corte. Come se non bastasse l&#8217;azienda sta persino cercando di far emettere un&#8217;ingiunzione per prevenire che Google possa violare ancora il loro brevetto. Big G ha già affermato che ricorrerà in appello e difenderà la comunità open source da attacchi di questo genere, ma sembra che l&#8217;azienda texana voglia massimizzare i guadagni da questa vicenda. Resteremo sintonizzati per vedere come si evolverà la vicenda.</p>
<p>Via | <a href="http://www.h-online.com/open/news/item/Google-loses-Linux-patent-suit-1232133.html">HOnline</a></p>
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    <title type="html">Google si prepara per una battaglia a base di brevetti</title>
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      <name>Lpt on fire!</name>
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    <published>2011-04-05T15:00:40+00:00</published>
    <updated>2011-04-05T15:00:40+00:00</updated>
    <dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>google</dc:subject><dc:subject>brevetti nortel</dc:subject><dc:subject>nortel</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Recentemente abbiamo visto un proliferare di denunce che hanno alla base casi di uso indebito di proprietà industriali altrui. Brevetti che però spesso sono piuttosto ridicoli come tutto il sistema[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7601/google-si-prepara-per-una-battaglia-a-base-di-brevetti"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/3869245383_ebf96c4d07.jpg" class="post-h" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="all"/></p>
<p>Recentemente abbiamo visto un proliferare di denunce che hanno alla base casi di uso indebito di proprietà industriali altrui. Brevetti che però spesso sono piuttosto ridicoli come tutto il sistema attuale, ma che non impediscono di arrivare allo scontro in tribunale.</p>
<p><a href="http://www.ossblog.it/categoria/google">Google</a> però è un&#8217;azienda piuttosto giovane e quindi non dispone ancora di un grosso portfolio di brevetti e per rimediare a questo problema il management ha deciso di piazzare un offerta per acquisire tutte le proprietà industriali di Nortel che è fallita nel 2009. 900 milioni di dollari per 6.000 brevetti e che sarà la base d&#8217;asta per gli altri big del mercato che vogliono mettere le mani su questi brevetti. I creditori già due mesi fa speravano di riuscire a portare a casa un miliardo di dollari e probabilmente sarà proprio Google ad accaparrarsi tutto poiché finora non si è fatto avanti nessun altro con un offerta.</p>
<p>Il grosso dei brevetti riguardano comunicazioni cellulari, networking e tutti gli ambiti dell&#8217;IT. Un patrimonio che Kent Walker, Senior Vice President &#038; General Counsel di Google, intende sfruttare per difendere le comunità che girano attorno Android e Chrome, anche se noi siamo più interessati allo sfruttamento di questa potenza di fuoco per stimolare una revisione del sistema dei brevetti statunitense che, purtroppo, influenza in maniera negativa tutto il resto del mondo.</p>
<p>Via | <a href="http://googleblog.blogspot.com/2011/04/patents-and-innovation.html">GoogleBlog</a></p>
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    <title type="html">Red Hat ed il problema dei brevetti software</title>
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    <published>2011-03-15T15:50:37+00:00</published>
    <updated>2011-03-15T15:50:37+00:00</updated>
    <dc:subject>red-hat</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Secondo quanto riportato in questo articolo sembra che Red Hat abbia tenuto segreto almeno un accordo del 2008 con il quale chiudeva una causa di violazione di un brevetto di FireStar Software pagando[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7511/red-hat-ed-il-problema-dei-brevetti-software"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/redhatlogo.jpg" class="post" border="0" width="586" height="188" alt="" /><br clear="all" /></p>
<p>Secondo quanto riportato in questo articolo sembra che <a href="http://www.ossblog.it/categoria/red+hat">Red Hat</a> abbia tenuto segreto <strong>almeno</strong> un accordo del 2008 con il quale chiudeva una causa di violazione di un brevetto di FireStar Software pagando 4,2 milioni di dollari. Non solo. Sembra che che ci sia stato un altro pagamento lo scorso ottobre a Software Tree LLC.</p>
<p>Cominciamo con il dire che in un paese dove ci sono centinaia di migliaia di brevetti che coprono tutto l&#8217;ovvio ed il possibile è praticamente impossibile non infrangere il brevetto di un&#8217;altra azienda. Il problema che ci si dovrebbe porre è quanto si sia comportata correttamente Red Hat.</p>
<p>Già in passato qualcuno ha criticato la politica dell&#8217;azienda che cerca scuse legali e burocratiche per nascondere gli accordi legati ai brevetti. La prova del pagamento di un brevetto a qualcuno potrebbe sembrare una banalità, ma è, invece, molto grave. Dimostrerebbe, infatti, che l&#8217;azienda prende per scontato il sistema attuale e che, invece, l&#8217;opposizione al sistema dei brevetti è solo una cortina di fumo gettato sugli occhi della comunità FLOSS.</p>
 <p>Da un punto di vista puramente economico-finanziario non c&#8217;è niente di sbagliato in tutto ciò. Red Hat è una società per azioni che deve rendere dei profitti agli azionisti, non è né un progetto open source né un gruppo attivista con lo scopo di cambiare il mondo. Gli azionisti supportano il mondo open source semplicemente perché questo gonfia i loro portafogli e non perché sono interessati a qualche altra motivazione vagamente filosofica.</p>
<p>Tra le persone che hanno ricevuto i soldi di Red Hat ci sarebbero anche alcune società &#8220;squalo&#8221; come IP Navigation Group ed altre simili appartenenti a Erich Spangenberg. Un signore che non ha problemi ad affermare come modus operandi: &#8220;prima denuncia e solo dopo chiedi&#8221; (<a href="http://www.law.com/jsp/cc/PubArticleCC.jsp?id=1202458625096">Says Sue First, Ask Questions Later</a>). Questo genere di società proliferano con le attuali leggi sui brevetti software attraverso le quali riescono a sottrarre denaro alle aziende che producono veramente.</p>
<p>Portare tutto alla luce del sole avrebbe sicuramente aperto un conflitto più grande, ma Red Hat avrebbe sicuramente avuto l&#8217;appoggio della comunità che non sarebbe rimasta a guardare senza fare nulla. Invece è stato scelto di insabbiare il tutto accettando di pagare. Sinceramente preferirei che Red Hat venisse gestita nello stesso modo in cui &#8220;predica&#8221;. Se si dice contraria ai brevetti allora deve portare avanti la battaglia quando gli si para davanti un simile ostacolo. Avrebbe sicuramente l&#8217;appoggio di tante persone. Un cavaliere nella scintillante armatura pronto alla singolar tenzone. Ora, alla luce dei fatti, sembra più un bambino beccato con le mani sporche di marmellata. Voi cosa ne pensate?</p>
<p>Via | <a href="http://fosspatents.blogspot.com/2011/03/red-hat-feeds-patent-trolls-and-fools.html">FossPatents</a></p>
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    <title type="html">Indrek Tarand, European Parliament Free Software User Group (EPFSUG)</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.ossblog.it/post/7398/european-parliament-free-software-user-group-epfsug" />
    <id>http://www.ossblog.it/?p=7398</id>
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      <name>Federico Moretti</name>
    </author>
    <published>2011-02-09T09:00:31+00:00</published>
    <updated>2011-02-09T09:00:31+00:00</updated>
    <dc:subject>open-source</dc:subject><dc:subject>curiosita</dc:subject><dc:subject>brevetti-software</dc:subject><dc:subject>european parliament</dc:subject><dc:subject>free software foundation</dc:subject><dc:subject>indrek tarand</dc:subject><dc:subject>user group</dc:subject>
    <summary type="text"><![CDATA[Sabato scorso è stato creato un gruppo di utenti per incrementare l&amp;#8217;uso del software libero nell&amp;#8217;infrastruttura informatica del parlamento europeo. L&amp;#8217;European Parliament[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.ossblog.it/post/7398/european-parliament-free-software-user-group-epfsug"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/ossblog/parlamentumeuropaeum.png" class="post" border="0" align="left" width="280" height="210" alt="Parlamentum Europaeum" />Sabato scorso è stato creato un gruppo di utenti per incrementare l&#8217;uso del software libero nell&#8217;infrastruttura informatica del parlamento europeo. L&#8217;<a href="http://epfsug.eu/">European Parliament Free Software User Group (EPFSUG)</a> è stato formalizzato lunedì dal suo creatore e cioè <a href="http://www.europarl.europa.eu/members/public/geoSearch/view.do?country=EE&#038;partNumber=1&#038;language=IT&#038;id=97136">Indrek Tarand</a>, membro estone di The Greens - European Free Alliance (TG-EFA).</p>
<p>Erik Josefsson, ex-membro dell&#8217;Electronic Frontier Foundation (EFF) ora consulente per l&#8217;EPFSUG, ha parlato di «esasperazione» nell&#8217;utilizzo degli account e-mail e del browser di cui è dotato il parlamento. È uno dei motivi alla base della creazione del gruppo: al software in dotazione sono state preferite delle alternative libere.</p>
<p>Il primo obiettivo dell&#8217;EPFSUG è dare assistenza ai membri del parlamento nell&#8217;adozione di alternative libere al software proprietario di cui dispongono. Per ora non si parla di cambiare l&#8217;intero sistema operativo dei computer di Strasburgo: è un&#8217;iniziativa dedicata solo ai parlamentari, un piccolo passo per cambiarne le abitudini.</p>
<p>Via | <a href="http://www.osor.eu/news/european-parliament-starts-free-software-user-group">OSOR</a></p>
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