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Apple

LLVM 3.0, in ritardo di due settimane, chiude LLVM-GCC per DragonEgg

pubblicato da Federico Moretti in: Apple Programmazione

LLVMGli sviluppatori di LLVM sono stati «distratti» da un meeting previsto per domani e, perciò, il rilascio della versione 3.0 è slittato di due settimane: LLVM 3.0 uscirà il 30 novembre. Soltanto ieri, infatti, è cominciata la quarta fase di test che terminerà il 28. Oggi è disponibile l’ultima Release Candidate (RC) del compilatore.

Il rilascio di LLVM 3.0 è particolarmente importante perché determinerà il ritiro di LLVM-GCC: l’integrazione col compilatore più utilizzato sui sistemi operativi UNIX–like è già stata “rimpiazzata” da un nuovo plugin — a partire dal ramo di LLVM 2.7. DragonEgg 3.0 per GCC 4.5 o superiore segnerà il definitivo abbandono di LLVM-GCC.

La stessa release schedule è prevista per CLang 3.0, il compilatore di C, Objective-C, C++ e Objective-C++ basato su LLVM. Quest’ultimo non è ancora pronto per un’implementazione su larga scala, benché in molti casi garantisca delle prestazioni superiori a GCC. Per il momento CLang è disponibile esclusivamente su x86, x86_64 e ARM.

Via | Phoronix

Siri può essere controllato col cervello su iOS 5, grazie ad Arduino

pubblicato da Federico Moretti in: Embedded Apple

Project Black Mirror è una soluzione, basata su Arduino, per controllare Siri attraverso le onde cerebrali. Quest’ultimo è un assistente vocale di Apple, realizzato per iOS 5, e permette di gestire le attività dei dispositivi col riconoscimento vocale. Il progetto utilizza la scansione dell’encefalogramma per controllare un iPhone.

Ollie e Josh sono due appassionati d’informatica ed elettronica. Utilizzando un MacBook con Arduino hanno realizzato un dispositivo capace di “tradurre” le onde cerebrali, attivate quando si pensa a uno dei verbi registrati nel database di Siri, in un segnale che attiva le relative funzioni per iPhone 4S. Ad esempio, una telefonata.

Il concetto alla base di Project Black Mirror è piuttosto semplice. Pensando a una determinata parola si sviluppano delle onde cerebrali a una certa frequenza: Siri utilizza il controllo vocale, perciò un software ritraduce le onde sviluppate nella parola corrispondente, attivando la funzione prevista da iOS. Questo è il risultato.

Via | Arduino

Richard Stallman sostiene che Steve Jobs fosse «defective by design»

pubblicato da Federico Moretti in: Apple Polemiche

Richard Stallman (di Maurizio Scorianz)Richard Stallman non ha esitato a intervenire sul decesso di Steve Jobs utilizzando parole tanto dure nella forma, quanto deboli nel significato. Stallman ha “preso in prestito” le parole che Harold Washington utilizzò per commentare la morte di Richard Daley: «non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato».

Daley era un politico statunitense: non è mai stato condannato, tuttavia guidava un establishment di amministratori corrotti dal crimine organizzato. È doveroso sottolinearlo per comprendere il parallelo effettuato da Stallman tra Daley e Jobs. È difficile dissentire, se si considera Jobs il simbolo di Apple negli ultimi vent’anni.

Eppure, per quanto in sintonia con larga parte della comunità, le dichiarazioni di Stallman non portano guadagni alla causa del free software. Al contrario, rischiano di danneggiare le legittime campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti di Apple. Ha ragione chi sostiene che «il free software ha bisogno di una nuova voce»?

Fotografia | Maurizio Scorianz

Steve Jobs, «un pioniere dell'open source»: da BSD e NeXT a Mac OS X

pubblicato da Federico Moretti in: Curiosità Apple

Steve Jobs / 1955-2011

Steve Jobs, noto in particolare per essere stato il co-fondatore di Apple, è mancato a causa di un cancro al pancreas contro il quale combatteva da anni. Nelle ultime ore è stato doverosamente celebrato da tutti gli organi d’informazione: un aspetto sottovalutato dagli omaggi ricevuti è l’essere stato «un pioniere dell’open source».

Nel 1985, quando fu licenziato da Apple, Jobs fondò NeXT: fallita nella produzione di elaboratori elettronici, l’azienda ha concepito la tecnologia OpenStep. Ancora alla base dello sviluppo di Apple Store, iCloud e iTunes Store con WebObjects. NeXTSTEP e OPENSTEP confluirono in Darwin, il kernel di OS X (derivato da quello di BSD).

Tim Berners-Lee, creando il world wide web nel 1991, utilizzò al CERN proprio uno dei NeXT di Jobs. L’indirizzo di Apple è andato in un’altra direzione, però il contributo dei componenti open source realizzati da Jobs e dai collaboratori è stato determinante e prosegue da trent’anni. È un altro motivo per ricordarlo. Grazie, Steve.

Via | ZDNet

Mac OS X è addirittura peggiore di Windows, parola di Linus Torvalds

pubblicato da Federico Moretti in: Apple File system

Linus Torvalds by Alex DawsonLo Hierarchical File System (HFS) di Apple, cioè il file system introdotto nel 1985 per Mac OS X, è «una totale e completa schifezza». Così l’ha definito Linus Torvalds, in un’intervista del 2008. L’articolo, di The Sidney Morning Herald, è stato riesumato da David Gewirtz per uno scherzo di Google News. Torvalds avrà cambiato idea?

Curiosamente Torvalds si riferiva alla concorrenza tra Leopard e Windows Vista, il sistema operativo fallimentare di Microsoft: benché Mac OS X sia per molti aspetti migliore, programmare su Windows risulterebbe più comodo. Un limite «spaventoso» di Apple sarebbe proprio in HFS e dal confronto sarebbe Microsoft a uscire vincitrice.

In un passaggio, Torvalds imputa ad Apple e Microsoft di “controllare” gli utenti, coi propri sistemi, per obbligarli ad aggiornare. L’intervista di Torvalds spaziava tra diversi argomenti, soprattutto legati alla sostenibilità ambientale dei sistemi operativi. L’intervento risale alla LinuxConf del 2008 di Melbourne, in Australia.

Fotografia | Alex Dawson via Flickr

TwUI è il framework di Twitter per realizzare interfacce su Mac OS X

pubblicato da Federico Moretti in: Apple Os X

TwitterTwUI è il nuovo framework offerto da Twitter per la realizzazione d’interfacce dedicate alla piattaforma di microblogging su OS X. È open source, rilasciato sotto licenza Apache, e mantenuto su GitHub. Propone un’applicazione d’esempio che ricorda le prime versioni di Gwibber, noto agli sviluppatori di Linux e agli utenti di Ubuntu.

Twitter, divenuto popolare per la possibilità di creare applicazioni di terze parti per gli utilizzi più disparati, ha cambiato politica in marzo: la società preferisce le applicazioni ufficiali ai cloni. TwUI è una soluzione di compromesso, utile a chi volesse realizzare soluzioni indipendenti che ne garantissero la compatibilità.

Il framework è in grado di realizzare interfacce con e/o senza compositing. Sfrutta Doxygen per la documentazione e potrebbe passare ad appledoc. Per le sue caratteristiche, TwUI risulta piuttosto semplice agli sviluppatori di iOS. Parte del codice di base offerto da Twitter, riceverà costanti aggiornamenti e nuove implementazioni.

Via | Twitter

GitHub ha rilasciato un client ufficiale su Mac OS X: serve davvero?

pubblicato da Federico Moretti in: Apple Os X

GitHub for MacGitHub è diventato in poco tempo l’hosting che riceve più commit nei confronti dei repository di software libero e open source più utilizzati. Ovviamente, non sono tutte applicazioni per Linux: spesso si tratta di soluzioni per il web e non mancano i progetti su Windows. Molti sono programmi per Mac, così GitHub ha creato un client.

GitHub for Mac è un’applicazione completa per gestire il proprio account e i repository registrati su GitHub. Permette di aggiornare, modificare e rivedere il codice come qualsiasi interfaccia grafica per Git: l’unica differenza con queste ultime è nell’integrazione diretta con GitHub. Un aspetto utile, almeno quanto è “limitante”.

Il programma in sé utilizza libgit2, objective-git e una versione modificata di Chameleon (proprietaria, benché permetta alcune forme di ridistribuzione). Considerando l’esistenza di applicazioni semi-ufficiali per Git su OS X, GitHub for Mac non ha un grande valore aggiunto. Forse, bisogna attendere che riceva degli aggiornamenti.

Via | GitHub

Stallman: Android e Google, Apple, Ubuntu e Canonical

pubblicato da Blogo in: Ubuntu Canonical Apple Google

Alla villa Reale di Monza, per Focus2011 di Unesco, ho incontrato Richard Stallman per una intervista. Stallman è uno dei padri del movimento hacker, nel senso originario del termine, e poi nei primi anni ‘80 è stato il fondatore della Free Software Foundation - da allora è la figura di riferimento per chi sviluppa tecnologia con una coscienza del valore che ha per l’uomo la difesa della propria libertà personale e informatica. Documentatevi sulla sua pagina ufficiale o sul profilo pubblico di Wikipedia. Abbiamo diviso l’intervista in tre parti: una per Melablog sapendo che si rischia di cadere nel flame e fanboysmo. Una seconda su Downloadblog, dove si parla di peer to peer, hacking e Facebook, e una terza centrale qui su Ossblog (dove si articola tutto il discorso su Android, sui compilatori, sul software libero contro a quello open source e tutto il resto - una nota: perfavore segnalatemi le imperfezioni nella traduzione, non sono un tecnico).

Android?

Va un po’ meglio ma non sono software libero nemmeno loro. Ci sono vari problemi con Android. Non sono a favore del termine Open perché è un concetto troppo debole, è per questo che ho fondato il movimento del software libero: pieno controllo, quattro libertà essenziali.

Le quattro libertà essenziali sono quelle spiegate nell’intervista al Manifesto che leggete qui, e sono:

La libertà di utilizzare il programma, per qualsiasi scopo; la libertà di studiare come lavora il programma, e cambiarlo nella maniera che si preferisce, apportando modifiche; la libertà di redistribuire le copie in modo da aiutare chi vuole utilizzare lo stesso programma; la libertà di distribuire copie della propria versione modificata per far partecipi tutti gli altri dei miglioramenti apportati: sono tutti elementi che hanno ancora una loro validità.

L’open source è stata una reazione successiva, una cosa nata a fine anni ‘80 per evitare di dover parlare di cosa è giusto e cosa è sbagliato - spesso il motivo era un coinvolgimento di queste persone con il mondo del software non libero: dire Open invece di Free permetteva di svicolare. Google è una questione complessa: fanno un sacco di cose, alcune buone altre neutrali, altre ancora non vanno bene. Non si può generalizzare.

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Lo chiameremo Ubuntu App Store? Ubuntu è la nuova Apple?

pubblicato da sigul in: Ubuntu Canonical Apple



Quando fece il suo debutto, l’Ubuntu Software Center apparve con il controverso nome di Ubuntu Software Store. E domani forse potremmo doverlo chiamare Ubuntu App Store (controversie legali sul marchio permettendo).

Quella che potrebbe sembrare una provocazione è invece una riflessione per nulla fuori luogo e che mi ha suscitato un post letto su Thevarguy. Oggi i programmi a pagamento all’interno dell’Ubuntu Software Center sono una quindicina e si tratta di pacchetti come CrossOver emulator for Windows applications, Fluendo’s DVD Player (pacchetto di codec) e Illumination software development tool. I prezzi vanno da 2,99 a 39,85 dollari.

Allo stesso tempo, avrete forse notato che la vendita di mp3 all’interno di Banshee in Ubuntu 11.04 da parte di Amazon ha creato non poche polemiche, per via della ripartizione degli utili. Pensate se davvero Ubuntu avesse 200 milioni di utenti da qui a quattro anni, insomma inizierebbe a essere un bel parco clienti no?

Anche perché, sempre pagando, possiamo fare lo streaming audio attraverso il cloud di Ubuntu sul nostro smartphone Android. Ubuntu sta diventando l’Apple dell’open source? C’è chi lo sostiene già, come Cio.com e anche qui abbiamo discusso più volte delle somiglianze fra le nuove versioni di Ubuntu e Mac Os X. Ok, di primo acchito viene da storcere il naso, ma se Shuttleworth si affermasse come il nuovo Steve Jobs non saremmo forse un po’ tutti contenti (e un poco invidiosi)? Insomma, sarebbe un bene per l’intera comunità open source? (dite, perché c’è ancora il punto di domanda…?)

Apple non rilascia sorgenti LGPL

pubblicato da Lpt on fire! in: Open Source Apple


Tempo fa abbiamo discusso della politica di Google di non rilasciare i sorgenti di Honeycomb, Android 3.0, con un atteggiamento che ha dato fastidio a molti nonostante la licenza del software, BSD, gli consenta di comportarsi in questo modo.

Apple però è riuscita a fare “meglio”. Ha smesso di distribuire i sorgenti di WebKit incluso in iOS 4.3.0 e per chi non ne fosse a conoscenza si tratta di un software sotto licenza LGPL. Sono passate 8 settimane ed ancora non c’è stato alcun rilascio nonostante sia fra gli obblighi della licenza. Purtroppo, però, non si tratta di una prima volta per l’azienda di Cupertino che ha impiegato 6 mesi per rilasciare i sorgenti sotto (L)GPL relativo ad alcuni software presenti in iOS 4.1.

La scelta di Apple non si può certamente condonare semplicemente come una svista, perché ripetuta nel tempo e perché proviene da un’azienda che sa benissimo come funziona la GPL e tutte le sue varianti. Ovviamente non si può accettare una così plateale violazione della licenza LGPL.

Probabilmente prima o poi Apple si troverà a fare i conti con qualche denuncia per violazione della GPL e sarà interessante vedere fino a che livello l’azienda sarà disposta a far salire lo scontro.

Via | OsNews