OpenOffice 3.4, la prima versione dall’abbandono della suite da parte di Oracle, è stata rilasciata via The Apache Software Foundation (ASF). Il download è disponibile in quindici lingue – tra le quali è presente l’italiano – per Linux a 32-bit o 64-bit, Mac OS X e Windows. Open Document Format (ODF) è aggiornato alla versione 1.2.
Abbiamo già affrontato tutte le novità apportate da Apache: in particolare, il supporto “nativo” alle immagini vettoriali — nel formato SVG. La versione precedente è stata rilasciata da Oracle nel gennaio del 2011 e, in questo lasso di tempo, le modifiche non hanno introdotto grandi funzionalità: è una delle critiche di LibreOffice.
Rispetto a quest’ultima, infatti, Apache OpenOffice 3.4 ha un numero limitato di funzioni dedicate alla gestione dei documenti di Microsoft. Nei download è assente il porting ufficiale per *BSD, l’unica differenza sostanziale nei confronti di LibreOffice. Perché possa ingranare servirà del tempo: basterà il brand di OpenOffice.org?
Via | Apache OpenOffice
Una cosa è certa: gli sviluppatori di Apache provano un piacere “perverso” a polemizzare con quelli di The Document Foundation (TDF). Riassumendo il percorso d’acquisizione di OpenOffice da Oracle, infatti, non hanno perso l’occasione di sottolineare che oltre 13.000 link di LibreOffice “puntano” al proprio dominio su SourceForge.
Larga parte del riassunto di Apache OpenOffice riguarda, nello specifico, la transizione del codice e del sito di OpenOffice.org. Soltanto dal 16 marzo sarà completato lo spostamento dai server di Oracle a quelli di Apache, forniti appunto da SourceForge. OpenOffice.org non era un semplice sito di download, ma un intero ecosistema.
Polemiche e spostamenti a parte, l’aspetto più interessante dell’acquisizione riguarda la rimozione del copyleft. Affinché OpenOffice.org fosse compatibile con la policy di Apache, è stato rimosso tutto il codice – presente in LibreOffice – che impediva un utilizzo pienamente commerciale della suite, senza mortificarne la licenza.
Via | ASF
Apache HTTP Server 2.4, il primo aggiornamento del progetto negli ultimi sei anni, è stato rilasciato ieri — nel giorno del diciassettesimo anniversario. Creato come un fork per il web server di Rob McCool del National Center for Supercomputing Applications (NCSA), Apache HTTP Server opera su oltre quattrocento milioni di siti web.
L’aggiornamento segue il rilascio di Apache HTTP Server 2.2 avvenuto nel dicembre del 2005. Le novità riguardano soprattutto l’infrastruttura dei Multi-Processing Modules (MPM), uscita dalla fase sperimentale. Più in generale, sono state migliorate tutte le prestazioni del web server: il progetto è davvero pronto al cloud computing.
Nello specifico, Apache HTTP Server 2.4 prevede un ridotto utilizzo della memoria e un’ottimizzazione della cache con particolare attenzione al traffico sui proxy. I dettagli dei nuovi moduli sono elencati in una lista completa delle novità: non resta che aspettare l’aggiornamento sul proprio hosting, se non si dispone d’un server.
Via | Apache
ODF Toolkit 0.5 è la prima versione del set di istruzioni in Java per manipolare i documenti a essere rilasciata da Apache Incubator. Precedentemente controllata da Oracle, l’utilità è utilizzata sia da OpenOffice, sia da LibreOffice: non esistono, nella circostanza, polemiche di dualità. ODF Toolkit 0.5 funziona indipendentemente.
Il set consiste di tre applicazioni: ODFDOM, ODF XSLT Runner – per applicare gli stili XSLT – e ODF Validator. ODF Toolkit è in grado di operare sui documenti a prescindere dall’apertura di una suite per l’ufficio: ad esempio, per l’importazione automatica sui server. Supporta tutte le funzionalità di base per l’editing del formato.
Probabilmente per incompatibilità di licenza, ODF Toolkit 0.5 non include An Open Document Library (AODL): un modulo in .NET/C# previsto da The ODF Toolkit Union, il concluso progetto di Oracle. Apache Extras, la piattaforma fornita da Google, ospita il download delle singole applicazioni rilasciate prima del passaggio a Incubator.
Via | The H Open
Apache è passata all’azione, dopo la discutibile dichiarazione d’intenti su OpenOffice: la versione 3.4 prevede un nuovo sistema d’integrazione “nativo” del formato SVG. Prescindendo dalla querelle con LibreOffice, è una soluzione interessante. Ridurrà dipendenze e risorse impiegate per allegare le immagini vettoriali ai documenti.
La nuova soluzione si basa sul sistema multi-immagine di Open Document Format (ODF). In pratica, le immagini vettoriali sono tradotte in bitmap per la maggioranza delle funzioni: è un requisito di ODF, che allega le immagini in un percorso esterno al documento. Negli altri casi, sono gestite soltanto dalla libreria condivisa da UNO.
La risorsa di Apache implementa quasi tutte le funzioni lineari di SVG 1.1, mentre le animazioni hanno bisogno d’un ulteriore ritocco. Se non giudicate interessanti le immagini vettoriali, Apache ha comunque pubblicato uno snapshot non ufficiale di OpenOffice 3.4 per Linux, Solaris o Illumos, OS X e Windows a 32-bit, 64-bit, SPARC.
Damien Katz, il creatore di CouchDB, ha dichiarato l’intenzione d’abbandonare il progetto per un nuovo fork: Couchbase. Apache continuerà a sviluppare il database senza di lui. Couchbase 2.0 è «il futuro di CouchDB», usando le parole di Katz. Nessuna polemica con Apache. L’esperienza con CouchDB è conclusa e non solo per Canonical.
Couchbase non è davvero “nuovo”, ma con la versione 2.0 del server è iniziata una nuova fase. Neanche a farlo apposta, Katz prevede il progressivo abbandono di Erlang in favore di C/C++. Una delle probabili motivazioni alla base della scelta di Canonical su U1DB e SQLite. Couchbase è un prodotto commerciale sulla falsariga di MySQL.
E, infatti, la giustificazione di Katz è una questione di business. Couchbase ha una versione community – open source, rilasciata sotto una licenza simile alla BSD – e un’altra esclusivamente commerciale. Sì, proprio come l’offerta di Oracle per MySQL. Secondo Katz, CouchDB non ha un futuro per il business… perciò l’ha abbandonato.
Via | Damien Katz
IndexTank, noto per essere il motore di Reddit, è stato rilasciato sotto licenza Apache 2.0. Acquistato da LinkedIn in ottobre, IndexTank è un potente motore di ricerca personalizzato: sono stati “liberati” tutti i componenti dell’engine, ma perché sia pienamente funzionante ne basta una parte più ridotta. È la soluzione di Reddit.
Nello specifico sono stati rilasciati il “corpo” dell’engine e l’infrastruttura dei singoli servizi. Reddit, ad esempio, utilizza soltanto la seconda parte per la propria piattaforma. Il motore è in Java ed è compatibile con Lucene di Apache: le dipendenze prevedono, tra gli altri, Python e MySQL. È un rilascio davvero interessante.
LinkedIn non è nuova a questo genere di pubblicazioni e il rilascio di IndexTank è arrivato a breve distanza da TextSecure di Whisper Systems via Twitter. IndexTank può lavorare con molteplici indici e restituire i risultati delle ricerche in tempo reale. È un’opportunità per sfruttare le soluzioni che hanno avuto successo sul web.
Via | LinkedIn Engineering
Salvo ritardi, Apache OpenOffice 3.4 uscirà entro il mese di marzo del 2012: sarà il primo rilascio estraneo sia a Sun Microsystems, sia a Oracle. Pubblicando l’annuncio, The Apache Software Foundation (ASF) s’è appellata all’“ecosistema” di Open Document Format — con una lettera aperta. Suscitando, però, più critiche che consensi.
La lettera di ASF, effettivamente, più che un appello appare come una prova di forza: la fondazione ha elencato i numeri di OpenOffice.org e di Incubator, quasi a dimostrazione del maggiore potenziale nei confronti di The Document Foundation e LibreOffice. Con queste premesse, la reazione degli utenti era prevedibile e giustificata.
L’impressione, peraltro, è che Apache abbia soltanto i numeri. Apache OpenOffice avrebbe avuto più significato, se Oracle avesse donato la suite all’acquisizione di Sun Microsystems. Ormai, l’attenzione degli utenti e degli sviluppatori è stata assorbita da LibreOffice… e i toni assunti dal ridicolo antagonismo nocciono a entrambi.
Netflix è un servizio di noleggio per i film e le serie televisive in streaming: non è ancora disponibile in Italia, ma potrebbe arrivare nel 2012 con l’espansione ad altri quarantacinque Paesi. Gli sviluppatori hanno inaugurato un nuovo progetto riservato al rilascio di prodotti open source, dove restrizioni regionali non contano.
In particolare, Netflix utilizza una serie di soluzioni open source per amministrare i propri servizi: la più importante è Apache ZooKeeper. All’interno di Netflix, ZooKeeper gestisce l’esposizione dei dati presenti nei database alle più disparate applicazioni. Ritenuto piuttosto “ostico” per lo scopo, è stato integrato con Curator.
ZooKeeper è un sistema centralizzato per la distribuzione dei servizi alle applicazioni da un’unica interfaccia. Gli sviluppatori hanno incontrato delle difficoltà che sono riassumibili in tre categorie: la sincronizzazione coi server, la perdita della connettività e l’interruzione delle sessioni. Curator cerca di risolverle tutte.
Continua a leggere: Netflix ha concepito Curator, una risorsa basata su Apache ZooKeeper
Apple Lossless Audio Codec (ALAC) è diventato un progetto di Mac OS Forge, rilasciato da Apple sotto licenza Apache 2.0. Si tratta d’un formato di compressione audio senza perdita, simile a FLAC, utilizzato da anni per ridurre la dimensione dei file musicali mantenendo intatte le informazioni contenute. Un’iniziativa incoraggiante.
ALAC è in uso da anni sui dispositivi di Apple della serie iPod, su iPhone, iPad, Mac, ecc.: l’applicazione più frequente del codec è l’importazione dei CD musicali su iTunes. Lo streaming audio con ALAC è identico alla riproduzione del flusso originale, nonostante la ridotta dimensione dei file. Una risorsa utile ai professionisti.
Il rilascio di ALAC include gli algoritmi di compressione e decompressione più un semplice strumento a riga di comando, alacconvert, per leggere o scrivere Core Audio File (CAF) e WAVE. Il formato prevede l’utilizzo di “magic cookie”, inclusi nel bundle, per fornire le informazioni di configurazione nella conversione da MP4 ed M4A.
Via | Mac OS Forge